Filles de la croix

Argentina

La realtà del Covid 19 è stato un evento mondiale attraverso cui, ciascuno di noi, in un modo o in un altro, è stato interpellato. Abbiamo cercato il Signore in questa realtà per non perdere la speranza o per essere preparati prima dell’apocalisse che sembrava stesse arrivando davanti a noi. E in mezzo a questa realtà, il Signore risponde, interviene nella storia, e ci accorda la sua pace.

  • Dio è Vita e non ci lascia soli.

Il Signore viene, e lui è il “Dio della Vita” e non il “Dio della morte”, non resta sordo né alle richieste di aiuto (Es 3, 7), né di fronte alla nostra disperazione in mezzo alla tempesta (Gb 38, 1). Ha pietà e viene verso la nostra fragilità (Gv 1, 9) per donarci vita (Gv 11, 25).

E Dio che è vita ci convoca e ci invia per dare vita ed essere luce là dove siamo. Questo invito è stato vissuto in modo molto forte all’interno delle comunità cristiane specialmente in tempo di pandemia, e anche da numerosi uomini e donne di buona volontà, e li ha condotti a cominciare o ad accompagnare diverse iniziative solidali, pour essere vicini ai piccoli e ai poveri di oggi che sono sempre più numerosi.

In Argentina, è nato un piccolo gruppo che si è rafforzato davanti a questa realtà di sofferenza dei poveri. Il dono ricevuto da Giovanna Elisabetta e Andrea Uberto sembra manifestarsi in modi nuovi e con la creatività dello Spirito.

Leggere il seguito - pdf

Dato che siamo nel mese missionario - anche se sta già finendo - ci siamo collegate con Suor Claudia, che si trova a Ouagadougou, (Burkina Faso, Africa), attraverso Instagram in diretta.

 Approfittando della tecnologia, abbiamo ridotto le distanze fisiche, anche se con qualche problema perché, nonostante avessimo iniziato ascoltando le due Suore, in seguito si è potuta ascoltare solo suor Claudia. Ad ogni modo, era lei che volevamo ascoltare e, domande e/o commenti, fatti dalle persone che la stavano ascoltando in diretta.

 In effetti stiamo iniziando ad utilizzare questi mezzi e, dopo un po' di tempo passato con questo problema, la riunione è stata interrotta, per riprenderla in seguito sperando in una soluzione, come è avvenuto alla fine.

 Alla fine, tra i due video, siamo stati con lei per poco più di un'ora e mezza, in un'atmosfera molto familiare, con un gran numero di messaggi che giungevano al centro del dialogo.

Ci ha parlato della sua chiamata alla vita religiosa, di come ha contattato le Figlie della Croce, della situazione di Ouagadougou, delle religioni presenti lì... e di molte altre cose che non voglio elencare, perché sicuramente dimenticherò qualcosa.

Dopo questo incontro pieno di testimonianze, le abbiamo comunicato che forse, più tardi, avremmo potuto avere un'altra opportunità, per entrare in contatto con lei.

 Grazie mille, Suor Claudia, per la tua risposta all'appello e per averci avvicinato alla realtà di Ouagadougou.

1ª Intervista:  clicca qui

2º Intervista: clicca qui

Oggi, giorno di Santa Teresa di Gesù, mi fa ricordare questa sua frase così popolare: «Il Signore cammina tra le pentole».

Automaticamente mi viene la «pentola», -se si può chiamare così- che abbiamo in casa.

Sono passati sette mesi da quando in Argentina, il paese si è paralizzato a causa del covid 19. Ora non è più così chiuso come prima, ma comunque, per spostarsi in un altro comune è necessario un permesso.

In mezzo a questa situazione, dove c'erano persone che vivevano già in un'economia molto vulnerabile, con un lavoro "non ufficiale", raccogliendo cartone...  quello che questa situazione ha fatto è stato danneggiarla molto di più.

In ogni caso, non possiamo dimenticare i segni dell'Amore di Dio che si manifestano, in modo particolare, in situazioni di difficoltà, dolore e sofferenza.

Nel quartiere di Reysol di Zárate, conosciamo persone che hanno iniziato a fare la pentola popolare, per condividere il cibo con le persone che ne hanno più bisogno. Quando viene preparato il cibo, le persone vanno con un recipiente e viene dato loro una certa quantità, tenendo conto del numero di persone che fanno parte di quella famiglia. In seguito, suor Isabel, con altre persone della Cappella della Medaglia, si è impegnata a preparare il cibo ogni due settimane. Hanno incontrato alcune persone che volevano aiutare anche loro in questo progetto e, attualmente, si prepara il cibo ogni sabato.

Inoltre, è stata creata una specie di gruppo, dove sono i diversi luoghi del quartiere in cui si dà cibo o merende, cercando di aiutare le persone più svantaggiate. In questo modo, la pentola popolare viene fatta tre giorni alla settimana e una merenda.

Ci sono persone che contribuiscono finanziariamente e con alimenti. In alcuni posti dove si comprano verdure, pane, ecc., danno una parte del cibo gratuitamente, perché conoscono la nostra finalità. Abbiamo una pentola molto grande, anche questa donata.

Il sabato è il giorno in cui Isabel, con le persone della Cappella della Medaglia e altre, preparano il pasto. Poi lo portano nel quartiere e danno da mangiare a poco più di cento persone.

Ciò che a volte è difficile è la costanza, perché quello che all'inizio doveva essere di quindici giorni ed è stato prolungato a un mese... oggi sono già sette mesi. Alcune persone, per varie circostanze, non hanno potuto aiutare in momenti precisi o hanno smesso di aiutare, ma sono state coinvolte nuove persone.

Tornando alla frase di Santa Teresa di Gesù, confermo che anche tra le pentole sta il Signore. Come è scritto in Mt 25, 35: «…Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare».

Il nostro desiderio è che arrivi il più presto possibile il momento in cui ci sarà un vaccino per il covit 19 e che si possa tornare a una "vita normale", se queste persone l'hanno mai conosciuta.

In Argentina le parrocchie sono ancora chiuse a causa del Covid19, ma nulla ci ha impedito di festeggiare in modo particolare il ricordo della nostra Fondatrice.

Considerando che la data del 26 sarebbe stata più complicata, per l'impegno nella scuola - anche se le lezioni non si svolgono in presenza -, e visto che le persone continuano a lavorare, abbiamo deciso di celebrare la festa alla domenica. Ma come?

Noi, Famiglia Figlie della Croce - Suore e Laici - ci siamo attivate per mettere in luce pubblicamente un aspetto, una parola o un fatto della vita di Santa Giovanna Elisabetta che ha per noi maggior significato. Allo stesso modo, gli insegnanti e gli alunni delle scuole Sagrada Familia di La Plata e di Zárate hanno realizzato diversi video in cui hanno condiviso qualcosa di Santa Giovanna Elisabetta. La loro creatività e le loro esperienze sono state immortalate in video bellissimi e motivanti che hanno preparato per una trasmissione in diretta.

.Inoltre, stiamo approfittando della tecnologia che abbatte le distanze essendo, oggi, un mezzo di comunicazione e di evangelizzazione. L'idea di suor Gabriela era quella di condividere diversi aspetti della vita della nostra Fondatrice, facendo sì che anche lei si inserisse nella nostra vita attuale. Questa «condivisione» è stata realizzata su Instagram e Facebook.

Suor Gabriela ha animato l’incontro che è durato solamente un’ora, perché il programma si è chiuso automaticamente. È vero che, a quel punto, potevamo iniziare subito un altro video in diretta - e che alla fine abbiamo fatto - anche se non era questa la prima intenzione. Il est vrai que, à ce moment-là, nous pouvions commencer une autre vidéo en direct - et que, au final, nous l’avons fait - même si ce n'était pas la première intention.

Durante la prima ora, Célia Montani ci ha parlato dei " cammini della vita ", delle grandi ricerche e delle sofferenze della Fondatrice e delle nostre nell’oggi.

La coppia, Francisco García e Ana María Palo, hanno attualizzato le frasi "Prendo sul serio il mio battesimo" e "Abbracciati dalla Buona Suora" (i bambini orfani, la cancerosa, le suore, i poveri, i malati..., i crocifissi di oggi).

La nostra Suor Karina ha parlato della storia ai tempi della Fondatrice e di ciò che farebbe oggi, nella situazione in cui viviamo in questo momento.

Fernanda Ferreyra ha animato questo tempo con una canzone tra i diversi relatori e ... l'ora è passata, ma mancava una sorpresa!!!

In seguito è iniziato un altro video. Lì suor Susana ci ha parlato dalla Grande Cappella di La Puye e abbiamo potuto vedere la cassa dove è posta Santa Giovanna Elisabetta. È stata una sorpresa per noi!

Non possiamo concludere questo articolo senza ricordare come la gente ci ha ringraziato per questo incontro. Infatti, questo ci incoraggia a continuare ad approfittare di questi mezzi di comunicazione, per continuare a condividere la nostra fede, la nostra testimonianza, il nostro carisma, il nostro modo di insegnare e di guarire, facendo ogni genere di opere buone là dove ci troviamo.

Se volete vedere questo incontro, potete farlo seguendo questi link:

La quarantena in Argentina
Apr 2, 2020
  

Le suore in Argentina stavano praticamente iniziando i corsi scolastici e parrocchiali quando si proclamò l’inizio della quarantena, dopo aver visto quello che era successo in Italia e in Spagna. È stato un momento che nessuno si aspettava.

Noi della Comunità di Luján stiamo vivendo questo tempo come un momento di grazia, avendo più tempo per la preghiera, la riflessione, l'incontro tra di noi e il riposo.

Ma d'altra parte, sentire le notizie della situazione vissuta da altri, causa sofferenza e incertezza. È anche una preoccupazione non sapere come stanno i poveri che conosciamo, se hanno cibo da mangiare, se le loro esigenze di base sono coperte, in quanto non tutti hanno i mezzi di comunicazione per collegarsi con loro. Proviamo un forte senso di impotenza. Anche se condividiamo con alcuni casi in situazione di bisogno.

A livello parrocchiale, il parroco ha suggerito la possibilità di produrre del materiale per i bambini della catechesi, che può essere condiviso attraverso i media online, ma vediamo la difficoltà che non tutti hanno accesso a questi media.

Le Sorelle Gabriela e Karina, ognuna dalla propria comunità, hanno dovuto preparare il contenuto delle materie che insegnano, in modo da poterlo condividere con i rispettivi studenti via Internet. Questa è una nuova sfida. Allo stesso tempo ci rendiamo conto di come questi mezzi di comunicazione abbattono le  “frontiere fisiche " e ci aiutano a superare alcune difficoltà in questo momento.

Le ragazze che si trovano nel nostro CAMPUS (Residenza per studentesse universitarie) a La Plata, hanno chiesto alle Suore di esporre il Santissimo, e lo fanno ogni giorno nel pomeriggio.

Poiché non potremo celebrare il Triduo Pasquale nelle nostre parrocchie, essendo in quarantena, Karina sta incoraggiando i giovani che conosciamo, ad unirsi in un gruppo WhatsApp, per vivere questi giorni in modo diverso. Il desiderio non è che sia un gruppo numeroso, in modo da poterli accompagnare meglio.

 Suor Albina, dalla casa di riposo per anziani in cui si trova, ci ha inviato un messaggio condividendo alcune fotografie e un messaggio. E come tutte le persone, trasmettendoci il desiderio che questa situazione finisca al più presto.

 Il bello è che, detto tra noi, in alcuni momenti viviamo incontri "insieme", nonostante le grandi distanze.

 Nella nostra preghiera abbiamo presenti tutte le persone che soffrono per questa causa e, in modo speciale, le persone di La Puye.

 

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti
e le hai rivelate ai piccoli». Lc 10, 21

 

Dal 15 al 16 febbraio 2020, si è tenuto a Luján, Buenos Aires, il primo dei quattro ritiri annuali per donne offerto dalla fondazione “Saracho”. Partecipare a questa esperienza ci ha permesso di approfondire una realtà della nostra amata Argentina: quella di tante donne semplici e molto umili, che giorno dopo giorno affrontano la sfida della vita nella città e nei quartieri molto umili, con le loro gioie e le loro pene.

I poveri nella loro realtà quotidiana cercano di vivere, e in molti casi di sopravvivere. Nel lavoro del “cartonero” che fatica a vivere e a portare a casa il pane per la tavola, nell'atto e nel desiderio di impegno di superare le difficoltà di una madre di finire gli studi per avere un lavoro regolare (per avere uno stipendio), nella generosa condivisione della nonna in pensione con i nipoti, sapendo che non arriveranno a fine mese... ognuno di loro vive sapendo che "Dio provvederà", perché hanno interiorizzato e fatto propria questa preghiera ed è per questo che la dicono ogni giorno con totale fiducia. Questa esperienza diventa una forza vitale che li lancia nella lotta quotidiana per la vita. Ed è proprio in questo atto di cercare di vivere che essi cercano misteriosamente di essere più uniti al Dio della Vita che cammina con loro. I poveri sanno che se vivono è per pura grazia, perché Dio è con loro e viene in loro aiuto, è l'unico che non fallisce. E molto legato a questa fiducia cieca è anche l'amore di Maria, la madre dei poveri.

I poveri vivono anche una forte esperienza della croce, non hanno bisogno di cercarla perché la vita che vivono è spesso piena di croci che vengono da sole. Padre Tello capisce che "l'umiliazione della nostra povera gente, noi non la vediamo, perché siamo molto in alto, molto diversi; non vediamo come li umiliamo e li limitiamo. E la gente della nostra terra accetta questa umiliazione, questa limitazione; ecco cos'è la croce.

Possiamo allora dire che i poveri hanno un'esperienza di Dio, come vita e forza o lotta da superare, che riconoscono la Madonna come una buona madre che si prende cura di loro, li guida e li accompagna, e che per la grazia di Dio e l'amore di Maria possono portare la croce dell'umiliazione e della privazione di molti bisogni primari.

Per questo motivo, gli undici ritiri per uomini e donne offerti dalla Fondazione "Saracho" durante tutto l'anno, cercano di essere un momento di oasi per i poveri, un tempo speciale per uscire dalla routine, per portare la croce quotidiana e per andare all' incontro di Gesù e Maria.

Il ritiro delle donne è stato animato da una vera e propria équipe di donne, uomini e giovani, venuti da luoghi diversi per offrire e condividere con le donne e i loro figli. Una équipe che ha lavorato "con un cuore e un'anima sola" (At 4,32) per dare con gioia il meglio di ciascuno e ciò che hanno per i poveri.

Questi incontri hanno lo scopo di offrire alle donne di quartiere un tempo per se stesse e per i loro figli, affinché possano trovare un po' di pace e gioire della vita, per sentirsi assistite e amate dalla comunità. L'atmosfera di semplicità e fraternità li aiuta ad incontrare nuove persone e a dimenticare un po' i problemi quotidiani.

Circa 75 donne e circa 150 bambini hanno partecipato al ritiro. Provenivano da diversi quartieri, borghi e insediamenti di Monte Grande, Quilmes e Maquinista Sabio. Sono venuti a Lujan per trascorrere qualche giorno all'aperto e con le loro famiglie; per la prima volta molti di loro hanno potuto visitare la Basilica di Nostra Signora di Lujan; alcuni hanno chiesto di essere battezzati e di fare la prima comunione per ricevere il dono della grazia di Dio e per continuare la vita, che per molti è tanto difficile, ma ora con una forza speciale che viene da Lui.

Per concludere vorrei sottolineare una grande sorpresa e gioia: scoprire che queste donne vivono fortemente l'essere madri, madri non solo per DARE vita ma per CURARLA. Sono donne che, fin dall'infanzia, si prendono cura della vita dei più piccoli e, quando sono più grandi, di tutti i bambini del gruppo; si prendono cura della vita come meglio possono, cercando di fare del loro meglio, a volte in modo brusco, altre volte con qualche grido, ma sempre cercando di proteggere i più fragili. Sembra che il Signore abbia benedetto tutte loro con la grazia della gioia e della pace, e a noi ha aperto nuovamente il cuore e le orecchie per riconoscere che il regno continua a crescere, nella semplicità ma con una forza di vita che ci raggiunge soprattutto attraverso i piccoli e i poveri di oggi.  

Suor Karina, Figlia della Croce,

 

Il 27 novembre 2019, abbiamo celebrato la festa di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa nella piccola cappella del quartiere "El Ombu" di Boulogne. (Argentina).

Quando siamo arrivati nel quartiere, abbiamo trovato un'atmosfera di festa, dove tutti avevano cercato di mettere i loro doni al servizio dell'evento: alcuni preparavano striscioni e palloncini per decorare, altri il palco e gli strumenti per la musica. Si sentiva nell’ambiente la gioia per la nostra festa e, in verità, ci siamo sentiti comunità, come una grande famiglia.

Quando tutto era pronto, arrivò il momento della processione. Erano presenti il nostro caro Vescovo Monsignor Ojea, i sacerdoti teatini, la gente del quartiere e della nostra parrocchia, senza dimenticare le Figlie della Croce.

Siamo partiti dalla nostra Piccola Cappella con l'immagine della Vergine della Medaglia Miracolosa, e ci venne incontro l'immagine della Vergine del Fiume Bianco e Paypaya, venerata a Jujuy e particolarmente amata dalla gente semplice dei quartieri vicini. Abbiamo attraversato le strade animando la processione con musica, preghiere e applausi…

Il Vescovo procedeva benedicendo tutte le persone che andavano verso di lui. È stata una vera festa popolare!

Poi abbiamo avuto una bella Messa con molta partecipazione dei laici; un coro giovanile molto dinamico e gioioso ha animato la celebrazione e abbiamo anche goduto di una delicata danza nella presentazione delle offerte.

L'evento importante di questa celebrazione è stato "l'invio" dei laici, che durante tutto l'anno si sono preparati per continuare la missione pastorale delle suore nella Cappellina. Il Vescovo impose le mani su ciascuno di loro perché la forza e la gioia dello Spirito Santo li accompagni in questo compito, e consegnò loro una croce e una piccola Madonna come segno di questo impegno. È stato un momento commovente.

Alla fine si ringraziarono il Vescovo, i Padri Teatini, il Sindaco e i membri delle diverse comunità per la loro partecipazione alla celebrazione e per l'affetto dimostrato. Le suore hanno incoraggiato i laici "inviati" a continuare il loro compito con generosità, dando particolare attenzione a coloro ne hanno più bisogno, i prediletti di Gesù, e seguendo il suo esempio per avvicinarsi a loro con affetto, semplicità e rispetto.

Le Figlie della Croce che sono passate nelle comunità di Santa Rosa, Cristo Operaio e Medaglia Miracolosa, ringraziano per la semplicità, la generosità e l'apertura di cuore che la gente del quartiere ha sempre dimostrato durante i nove anni di presenza a Boulogne. Hanno ricevuto molto affetto e sono state sempre molto ben accolte.

Fedeli al carisma e alla missione di essere vicine ai piccoli e ai poveri di oggi, le suore hanno cercato di essere sorelle di tutti e di tutte. Oggi sono inviate a svolgere la loro missione pastorale in altri luoghi, ma continuano a chiedere allo Spirito di guidarle in questo cammino e che la Vergine Miracolosa le protegga sempre.

Lettera di Claudia (Burkina)
Jun 11, 2019
  

Figlia della Croce - 11 giugno 2019

Carissime sorelle e carissimi amici,

Il tempo dello Spirito si avvicina, la Chiesa presto celebrerà Pentecoste e, nella gioia di questa attesa, condivido con voi la vita e la missione in Burkina.

Ormai è passato più di un anno dal mio arrivo in Burkina. Con molto entusiasmo, ho cercato di integrarmi nella vita pastorale e sociale. Ogni giorno, si presenta la necessità di apprendere nuove conoscenze… una cultura, una lingua, uno stile di Vita Religiosa e tante altre cose. Rendo grazie al Signore per le persone che ha messo sul mio cammino per aiutarmi a comprendere e ad apprendere. Il cammino è lungo, ma noi andiamo avanti camminando.

In questo periodo, ho avuto a possibilità di condividere tempi di ritiro, di incontri fraterni, tempi di accompagnamento personale, di ascolto, di legami di amicizia semplici, lavoro svolto insieme con giovani e adulti di diversi gruppi della parrocchia. E con ciascuno di loro, ho imparato a scoprire la ricchezza di questa cultura. Sono stata ben accolta, curata e accompagnata da tutti, in un modo o in un altro. Questo fa parte fa parte delle caratteristiche di vita di questa città.

Ogni giorno, scopro anche una Chiesa dinamica, piena di vita, con tutta la forza di una evangelizzazione giovane. Nella nostra parrocchia, durante la Veglia Pasquale, abbiamo celebrato 207 battesimi di adulti, dopo tre anni di preparazione, e 103 battesimi nel giorno dell’Ascensione. Gli incontri di formazione, le celebrazioni, i pellegrinaggi, la preghiera del rosario, i tempi di fraternità e gli scambi con la nostra Comunità di Base, si susseguono e danno vita. La gente si impegna in una vita di fede. E la vita religiosa ha un bel posto.

Gli imprevisti e le sorprese non mancano mai!!! Una volta, a mezzogiorno, qualcuno ha suonato alla porta e quando siamo andate ad aprire, abbiamo scoperto una trentina di bambini dai 6 ai 9 anni. Ritornavano da scuola e passavano a salutare le suore… Passando volevano sapere se avevamo delle caramelle!!! Quel giorno faceva molto caldo, allora dopo aver preso un po’ d’acqua e mangiato delle caramelle, hanno continuato la loro strada verso casa. Una bella sorpresa e con tutta la semplicità dei bambini.

Un’altra sorpresa l’abbiamo ricevuta il primo aprile ed è stato un regalo molto originale: un riccio! Una persona vicina alla comunità l’ha trovato nel suo cortile ed è venuta ad offrircelo in segno di simpatia. È la prima volta che riceviamo un dono di questo genere. Mi piace molto!

Da febbraio, ho potuto riservare del tempo all’apprendimento della lingua locale. All’ombra di un manghié che ci protegge e con altri adulti, imparo il moré. Il mio accento è terribile ma dicono che in 2 o 3 anni, riuscirò a parlare perfettamente… Credo che me lo dicano per incoraggiarmi! In ogni caso, è uno spazio in cui ci divertiamo apprendendo ed è anche un luogo di incontro che apprezzo molto.

L’anno scolastico sta terminando, numerose attività sono già chiuse e lasciano il gusto della fraternità. Ed è così che con piacere attendiamo che il nuovo anno ricominci per poterci incontrare di nuovo. Per il momento però, aspettiamo la pioggia con impazienza (perchè la temperatura si abbassi un po’; ormai è da 8 o 9 mesi che non piove più), per poter cominciare a seminare. La gente vive di ciò che può raccogliere in questo periodo. Spero che, uest’anno, la raccolta sia buona perché tutti abbiano di che mangiare.

Queste sono alcune esperienze di vita quotidiana, semplici che mi rendono profondamente felice perché ciascuna, a modo suo, parla della presenza di Dio, fedele e discreto. Questo ci invita a donarci nei piccoli gesti quotidiani. Rendo grazie a Dio per la mia missione qui. Possa Egli continuare ad accompagnarci e a prendere cura di noi. E possano i nostri fondatori continuare ad indicarci come agire. Pregate molto per questo paese e per la pace qui.

 

In comunione con voi, vi abbraccio!

Suor Claudia

Congrégation

Incontro internazionale
Feb 7, 2021
  

Dopo questo periodo di confinamento ...

Nel cuore dell'estate ...

Con giovani dai 18 ai 25 anni di diversa estrazione ...

Una proposta per un campo sulle montagne del nord Italia!

Suor Maria Laura, donna di Dio, Figlia della Croce riconosciuta martire e beata da Papa Francesco, ti aspetta!

Lei ha attraversato la vita semplicemente amando!

 

“Il mio cuore ha sete di gioie vere e profonde. Il peccato, il mondo, i soldi, il successo, il potere, la moda danno gioie effimere. Anche se adesso non capisco niente di Te, io ti cerco!”

Suor Maria Laura - Figlia della Croce

 

Informazioni e registrazione: cijv.fc@gmail.com

 

In questi tempi, ogni autosufficienza e pretesa di dominio sono stati annientati. La pandemia ha rivelato e accelerato la fine di un sistema che ha esaurito le risorse e le risposte. Il mondo è rimasto perplesso di fronte alla sua mancanza di conoscenza. L'istinto di protezione che tante altre volte ci ha portato ad escludere, ci ha condotto questa volta a confinarci. Esclusione o confinamento, abbiamo tutti sperimentato il limite di uno stile di vita che sa solamente garantire la felicità e il benessere senza apertura verso gli altri. La vita senza rischio, confinata entro le frontiere politiche, economiche, ecclesiali o esistenziali dell'ego si è rivelata illusoria e insopportabile.

Nel silenzio di un mondo che si è fermato, il grido della terra e dell'umanità ha risuonato, spezzando qualcosa dentro ognuno di noi e risvegliando la coscienza addormentata degli esseri umani, tutti bisognosi di relazioni, tutti capaci di compassione, così timorosi e deboli nell'isolamento, così degni e forti insieme. 

Ci è donato un tempo tragico e insieme prezioso. Per molti il mondo conosciuto non c'è più, per altri le loro aspirazioni si sono rivelate fantasie. Il presente e l'avvenire sono seriamente minacciati per tutti, ma il nuovo cielo e la terra nuova stanno emergendo qui e ora in mezzo alle nostre incertezze, nel cuore della nostra vulnerabilità. Un uomo nuovo viene a dimorare in questo mondo per restaurare tutte le cose. È’ di nuovo il tempo dell'Avvento!

Ci sfida ad assumere con gioia e determinazione la nostra vocazione, perché più che mai l'umanità ha bisogno di vedere e sentire l'energia dello Spirito che la ricrea, realizzando la Promessa.

Per leggere l'intero messaggio clicca qui

Postulanti 2020
Oct 23, 2020
  

PRESENTAZIONE

Siamo postulanti (KISSOU Nathalie, SAWADOGO Bienvenue Marina e ZOUNDI Élise) nella Congregazione delle Figlie della Croce, tutte provenienti dal Burkina, venute da diverse parrocchie. NATHALIE viene dalla Parrocchia San Giovanni Maria Vianney di YAKO, diocesi di KOUDOUGOU. MARINA della Parrocchia Nostra Signora di KAYA, diocesi di KAYA e ÉLISE della Parrocchia Sant’Agostino di Bissighin di OUAGADOUGOU, diocesi di OUAGADOUGOU.

ENTRATA AL POSTULATO

 Durante alcuni anni di cammino con le Figlie della Croce, abbiamo fatto discernimento e abbiamo deciso di iniziare la formazione dopo aver conseguito il Baccalaureato. Ed è con grande gioia che le suore ci hanno accolto nella Congregazione. Abbiamo fatto la nostra entrata in postulato il 15 ottobre 2020. È stato un giorno speciale per noi perché durante la celebrazione eucaristica ciascuna ha dovuto presentare un simbolo che esprimesse il suo desiderio di seguire Cristo nella vita religiosa. Per NATHALIE, la Croce è un simbolo che rappresenta la forza e il sostegno che l'aiuterà a seguire Cristo e a rimanere fedele alla Sua Parola. MARINA ha scelto come simbolo “la calebasse” che significa il suo totale abbandono a Cristo e la sua disponibilità a seguirlo. ÉLISE ha scelto la Bibbia come simbolo: è la Parola di Dio che è stata la sua luce sul cammino del suo discernimento vocazionale ed è la Parola stessa che la rassicura.

Lanciamo un appello a tutte le aspiranti che sentono la vocazione che e che vorrebbero conoscere di più le Figlie della Croce, di venire senza esitazioni.  

RINGRAZIAMENTI

Ringraziamo la nostra Superiora Generale e la nostra Regionale d'Africa per la fiducia che ci hanno accordato. Il nostro ringraziamento va anche a tutte le suore che ci hanno tanto sostenuto con le loro preghiere. Ringraziamo specialmente la comunità di BONIEREDOUGOU per l’accoglienza calorosa. Affidiamo tutte a Nostra Signora del Rosario, la Santissima Vergine Maria perché preghi e interceda per tutte noi!

Fraternamente, le vostre postulanti in formazione!!!!!!!!!!!!!!!

 

Installazione a La Puye
May 31, 2020
  

Una festa di Famiglia nella semplicità e insieme!

 La crisi sanitaria permette ormai una certa attenuazione delle misure restrittive: rispettando alcune norme, possiamo riunirci. Tutte le Suore si danno da fare a La Puye per fare memoria del bicentenario del nostro arrivo qui. Oggi come ieri, nella semplicità e insieme!

Le cantine a volta del XII secolo dell'ex monastero fontevrista sono la testimonianza di quel 25 maggio 1820, quando tutta la Congregazione delle Figlie della Croce, all'epoca 60 suore con novizie e postulanti, spostandosi da Saint Pierre de Maillé, vengono a stabilirsi qui.

In queste cantine recentemente restaurate vogliamo celebrare l'Eucaristia che unirà nell' azione di grazie le 7465 suore che sono iscritte nel registro a partire da 200 anni fa.

La mattina di sabato 23 maggio, ritrovo della comunità del Polo Spirituale e della comunità del Consiglio Generale. Spazzare e lavare il pavimento, portare il tavolo dell'altare, la tovaglia, il leggio, il lezionario, 19 sedie poste secondo il regolamento del Covid 19. Nel pomeriggio, preparazione delle decorazioni da parte di alcune suore delle 3 comunità di La Puye.

Domenica 24 maggio alle ore 11 la Messa celebrata da Monsignor Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, dà alla festa tutta la sua dimensione ecclesiale e i canti in portoghese, spagnolo, francese accompagnati dalla chitarra, dal tam tam e dalle maracas completano questa dimensione universale.

Una grande icona della Trinità, la Croce portata dal Buon Padre al momento dello spostamento a La Puye, la statua della Vergine che apparteneva a Giovanna Elisabetta e che è arrivata con lei a La Puye, la foto di suor Maria Laura, il libro con la foto di ogni suora della congregazione, consegnato a suor Susana al momento della sua nomina,  il libro di vita della Famiglia laici-suore, il logo dell’ Alleanza, 2 remi che ci ricordano « Prendi il largo » … un bellissimo bouquet che rappresenta ieri, oggi e un domani da creare al soffio dello stesso Spirito come ci ha invitato Monsignore nella sua bella omelia!

 "Sono felice di essere qui in questo luogo che è molto bello, un luogo preesistente nella vita della comunità.

Mi sembra di vedere in questo luogo come una sorta di immagine di ciò che è la vostra vita comunitaria e di ciò che è la vita di ognuno di noi. Infatti, fondare qualcosa, creare qualcosa, non si fa mai senza qualcosa di preesistente.  

Certo possiamo creare, possiamo innovare, perché c'è qualcosa prima. Questa è la sorte di ogni vita comunitaria. Anche voi, oggi, state costruendo su questa storia della vostra comunità ed è perché ci sono queste fondamenta che potete di nuovo creare, innovare, rispondere a ogni altra chiamata.

Quindi comprendiamo bene che la creazione, la novità è radicata in questi pilastri. Queste belle colonne sono come immagini, ma per voi è l'attaccamento alla persona di Cristo, è la preghiera, il dono di sé, lo Spirito Santo. Sono felice di celebrare, di festeggiare, di dirvi la mia gioia durante questo anno giubilare. Purtroppo, le condizioni della pandemia impediscono a molti di spostarsi per riunirsi e vivere insieme questo evento. Buon giubileo con la mia preghiera e coraggio! (Stralcio dell'omelia di Monsignor Pascal Wintzer, vescovo di Poitiers)

 «Andate in tutto il mondo e fate discepoli tutti i popoli. Alleluia, Amen» cantato in canone improvvisato faceva scoppiare i nostri cuori e rendeva presenti nella cantina, riempiendola, tutti i popoli e tutte le culture dove è arrivato il Vangelo annunciato con i colori del carisma, testimoniando la fecondità di questa Casa Madre!

 

 

Freschezza di un mattino di primavera, 25 maggio,

sole splendente del tempo di Pasqua, brezza leggera di Pentecoste attesa,

vogliamo percorrere a piedi il cammino da Rochefort (St. Pierre de Maillé) a La Puye come le nostre prime suore perché ci sentiamo anche noi chiamate a spostarci.

Sono invitate le comunità più vicine a La Puye : Poitiers, Sèvres Anxaumont, Béthines, Saint Pierre de Maillé. E tutte partecipano, certo l’organizzazione è del tutto diversa da quella del 1820, quando la più anziana del gruppo aveva l’età della più giovane di oggi… ma, quando il desiderio di comunione ci brucia, i piedi, il bastone o le macchine ci portano!

Un gruppo di suore è partito presto, alle 7,30, da Saint Phèle verso La Puye, un altro gruppo alle 9,15 da La Puye e tutte si ritrovano a Fontdouce, dove gli abitanti di St Pierre de Maillé e i parrocchiani di La Puye si sono incontrati 200 anni fa. Anche un altro gruppo di suore più anziane, alle 10, è venuto là in macchina. Immensa gioia di rivedersi dopo 12 settimane di confinamento, immensa gioia di famiglia che onora le sue radici, che celebra il suo presente e ritrova la fiducia nel futuro.

 In questo luogo abbiamo accolto il messaggio di Andrea Uberto, indirizzato alle sorelle in una delle sue lettere: «Avete lasciato tutto per cercare Dio; lasciate voi stesse senza riserve. Oh! che gloria per voi essere dove siete, per Gesù, con Gesù! Siatevi dunque come Gesù vi è.… voi che continuate la missione del Signore per i suoi figli, ah! raddoppiate i vostri sforzi per far loro conoscere, amare e servire Colui che vi pone in mezzo a loro...».

Chiamata e missione ancora oggi per noi Figlie della Croce in tutto il mondo. Sfida di spostamenti interiori da vivere; sfida di audacia per nuove risposte, slancio per continuare il cammino fino a La Puye e fino là dove i poveri reclamano una ragione per sperare!

 Al nostro arrivo, il cielo blu sopra il cortile del chiostro, quasi a riflettere lo sguardo profondo e forse commosso dei fondatori, illuminava il ricordo di tante generazioni qui riunite e presenti in ciascuna di noi. La sensazione di essere a casa, di essere con tutte le persone, di essere storia, di essere promessa.

 

 Alla sala St Ignace, un pasto pique-nique condividendo ciò che ciascuna aveva portato.

  

Festa semplice, grande festa del cuore

gratitudine per le sorelle di un tempo,

ringraziamento a Dio che ci guida e ci spinge al largo!

 

 

Alcune testimonianze delle suore

Sr Jeanine - «Beh, pensavo che ci fossero uno o due laici come ce ne furono 200 anni fa... Ma è comunque una bella giornata di commemorazione e senza dubbio di un nuovo inizio in un modo diverso, ovviamente, visti i due secoli e dato anche il contesto del Covid 19».

 Sr  Annick - «Non me l'aspettavo. ... finalmente è lo stesso giorno del 25 maggio 1820. Sono stata molto felice. Questo mi ha scaldato il cuore... per rivivere tra noi quello che le sorelle hanno vissuto... » 

Sr Anne Catherine - «Questo cammino mi ha dato molta gioia... leggendo il testo come tutto questo era avvenuto, ho sentito davvero Andrea Uberto e Giovanna Elisabetta vivi con noi. Erano lì. E molta fiducia per l'avvenire, per quello che stiamo costruendo oggi, perché ho sentito che continuiamo a camminare sulle orme di Andrea Uberto e Giovanna Elisabetta. È una grande speranza».  

Sr Anne Marie - «È un’opportunità e una gioia vivere questa giornata e inoltre pensiamo a tutte le suore della congregazione, mi piace pregare per tutte le suore dalla più giovane alla più anziana, così non dimentico nessuno… Vivere questa giornata è ricordarci di tutto ciò che le nostre suore hanno vissuto nella loro vita e dei passaggi fatti in congregazione».                           

Sr Lucienne - «Continuiamo a vivere con i nostri piccoli mezzi, così come siamo, con fiducia, perché il Signore ci accompagna. Ha sempre accompagnato la congregazione, ci accompagnerà ancora».

Sr Jeanne -  «Il primo pensiero che mi ritorna è la frase: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi». Allora mi sono detta: poiché durante 200 anni il Signore è stato con noi, non ha abbandonato le nostre suore, i nostri fondatori, continuerà a farlo. In che modo avverrà?  Questo non lo so, non so il cammino che dovremo fare. Comunque io credo a questo».

Sr Annie - «MI sono messa in cammino a partire da St Phèle con tutte le prime suore… Poi mi hanno raggiunto, man mano andavo avanti, tutti i volti delle sorelle con cui ho vissuto da quando sono Figlia della Croce, tutte con la loro storia. Poi tutti i laici, i sacerdoti con cui abbiamo condiviso qualcosa del Carisma, tutti i giovani volti... mi è piaciuto molto camminare con loro. Non mi sono nemmeno resa conto che avevamo camminato per 8 km. Sono pronta ad andare oltre in questo cammino che abbiamo iniziato e nella certezza che anche domani il Signore ci condurrà. Lui ci sarà».

Sr Marie Louise - «Ritrovare le radici della congregazione, ritrovare un po' della vita delle nostre sorelle del passato, sì, ritrovare il cammino …». 

Sr Laurette - «È un tempo di grande gioia, faccio parte di questa congregazione… Se camminiamo fin dagli inizi con coraggio, avanziamo attraverso le prove, con le urgenze, e questo ci obbliga a cambiare strada, ad arricchirci, a partire verso il mondo, a cambiare, ad aprirci a opere diverse. Tutti questi spostamenti ci fanno crescere sia personalmente che come congregazione. E oggi, questa pandemia, è forse una circostanza favorevole per noi e per il mondo intero che ci aiuta a rivedere i nostri valori, rivedere l’importanza delle cose e forse comportarci diversamente. È una grande gioia partecipare a questa giornata».

  Sr Jeanne Glémet - «Molte suore verranno, verranno nella congregazione molte vocazioni… io non cammino da sola ma insieme ad altre».

La Santa Messa del Buon Padre in diretta

 La situazione del Covid-19 ci ha obbligate a cambiare i piani delle nostre celebrazioni del bicentenario dell’arrivo delle suore a La Puye. Ma, con la tecnologia di oggi, il Consiglio Generale ci ha permesso di vivere un’esperienza di Famiglia in un modo straordinario: 200 anni dopo, La Puye on line!

Vorrei condividere con voi alcuni dei momenti salienti di questa bella realizzazione vissuta dalla Famiglia delle Figlie della Croce e trasmessa in diretta in tutto il mondo. Come diceva una suora: "Sì, davvero, niente è impossibile a Dio!”  anche in questo tempo di epidemia che obbliga al confinamento: 492 visualizzazioni (YouTube) della celebrazione dell'Eucaristia in onore di sant'Andrea-Uberto presieduta da padre Jean-Paul Russeil.

"Ho una bella notizia - Dio vi ama!" È con questa parola di sant'Andrea Uberto che suor Sylvie ci accoglie con un saluto in tutte le lingue. "Signore, veniamo da ogni luogo, da ogni paese, come Famiglia Figlie della Croce per celebrare la tua grandezza, il tuo amore per noi”. "Che Sant'Andrea in questo giorno di festa... ci accompagni in tutte le nostre rispettive missioni...".

Nella sua omelia, il Padre ha sottolineato

LA GIOIA«È una gioia festeggiare oggi sant’Andrea Uberto: una gioia per voi, Figlie della Croce e per i laici che camminano con voi; una gioia per la diocesi e per il presbiterio».

GLI IMPREVISTIla vita di Andrea-Uberto ne è intessuta, voi lo sapete bene. Non è forse un’opportunità, un kairos (un momento favorevole), per lasciarsi rinnovare in profondità, per diventare creativi e per tracciare nuovi percorsi? La vita di tante persone oggi è sconvolta. Il futuro si presenta incerto e persino oscuro per molti. … La testimonianza e l’eredità che ci lascia Andrea-Uberto con il suo percorso di vita e le sue lettere illuminano il nostro modo di attraversare questo momento di prova per tanti contemporanei in molti paesi”.

LA GRAZIA DELLO SPOGLIAMENTO «… di spostamento in spostamento. Tale è la condizione del discepolo e dell’apostolo. Voi ereditate, mie suore, da un santo fondatore che indica il cammino, non prima di tutto con le parole, ma con le opere, per una grazia di spogliamento. Questo è il paradosso evangelico: «Chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perde la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà» (Mc 8, 35). Prendere il rischio di seguire Cristo è la più bella avventura che ci possa capitare».

APPOGGIATO SENZA NESSUN APPOGGIO: «A dire il vero, non è la Chiesa che porta il Vangelo, è innanzitutto il Vangelo che porta la Chiesa…  È la grazia che vi auguro, mie suore: Su Dio solamente appoggiate. Così, camminiamo sui passi di Andrea-Uberto alla sequela di Cristo.  Amen.

Particolarmente al momento della preghiera universale, proclamata in diverse lingue dalle nostre suore dai loro paesi, il mondo fa sentire la sua voce davanti al nostro Dio. (ascolta cliccando qui).

Al momento dell'offertorio, c'è stato il gesto del nostro impegno al quale suor Susana ci invitava nella sua lettera di annuncio della Messa.

«Quest’anno 2020, celebriamo i 200 anni dall’arrivo delle suore a La Puye. Facendo memoria di questo spostamento, in Consiglio di Congregazione, abbiamo deciso di impegnarci nei confronti degli "sfollati di oggi", concretamente le persone spostate per forza e in fuga a causa della violenza, della fame… Per questo, abbiamo pensato di invitare tutti i partecipanti agli eventi organizzati a La Puye a fare un dono».

  • Un mattone che significa il nostro desiderio di costruire la solidarietà;
  • Una coperta per proteggere coloro che sono senza riparo;
  • Lo zoccolo di Sant'Andrea per significare che è necessario mettersi in cammino per costruire un futuro migliore;
  • Una busta che rappresenta il denaro che è stato inviato fino a quel momento

Al momento della comunione, un piccolo video ci ha presentato alcuni passaggi della vita del fondatore. (Cliccate qui per vederlo e qui per le parole)

I gesti barriera accuratamente rispettati e persino l'uso di mascherine non hanno impedito che la celebrazione fosse riempita di canti in tutte le lingue, di gioia, di profondità, nella semplicità delle Figlie della Croce.

Insieme vivere il Vangelo – Seguire Gesù, il Vivente, il Risorto!

Insieme, annunciare il Vangelo – Buona notizia: ci è donata la vita!

 

(foglio di canto - clicca qui)

(Cliccate qui per l’omelia)

Dal 3 al 9 febbraio, noi Sorelle dell’America Latina e Susana (Superiora Generale), abbiamo vissuto alcuni giorni intensi con le nostre Sorelle del “Cammino di Alleanza”: le Suore della Compassione e le Serve di Maria con le loro rispettive Superiori.

L’incontro si è svolto ufficialmente a Lima (Perù), ma nell’Aeroporto di Ezeiza, già ci siamo incontrate con alcune Sorelle delle altre Congregazioni.

Quando siamo arrivate al luogo dell’incontro, ci hanno accolto come se ci conoscessimo da sempre. Il giorno dopo, abbiamo iniziato a conoscere qualcosa della città – la parte vecchia e la nuova - finendo nella comunità delle Suore della Compassione, dove abbiamo goduto di vari balli tipici e di un incontro molto fraterno tra di noi.

Dal giorno 5, abbiamo lavorato insieme, seguendo le linee guida di suor Marta Restrepo, della Compagnia di Maria. Abbiamo avuto momenti per conoscerci un po' di più, per conoscere la storia della Congregazione, dell'arrivo in America Latina. Tutte siamo arrivate in Argentina in barca! Le tre Congregazioni nella stessa epoca, ci siamo lasciate trasformare dal Concilio Vaticano II e integrare nel popolo, nelle comunità.

Abbiamo condiviso la nostra situazione attuale, i nostri impegni, le nostre preoccupazioni, i nostri desideri...

Venerdì 8, ultimo giorno di lavoro, abbiamo riflettuto su quali parole avrebbero potuto riassumere ciò che vogliamo vivere, poiché questo non può rimanere un incontro una tantum, ma dovrebbe essere l'inizio di un impegno tra di noi. La parola che abbiamo ripetuto di più, che in realtà non è una ma due unite, è stata: Comunità-Alleanza.

La serata si è conclusa con una festa, condividendo balli e canti dei paesi in cui siamo presenti, e un tocco di umorismo indimenticabile.

Abbiamo finito con un'altra alzataccia, per poter prendere il volo per l'Argentina, ma anche alcune suore hanno avuto la gentilezza di alzarsi presto per salutarci.

Grazie, Signore, per questo incontro fraterno. La grazia del tuo Spirito ci aiuti a vivere il nostro impegno, unite, in famiglia, in comunione, in Alleanza...

 

 

Suor Marie de Magdala
Apr 28, 2019
  

Madeline Guillebault
Suor Marie de Magdala
Figlia della Croce


Madeline Guillebault, suor Marie de Magdala, nostra sorella per tutte e per tutti qui!
Una suora, figlia della Croce!
Una sorella di Santa Giovanna Elisabetta e di Sant’Andrea Uberto!

Nata ai bordi della Gartempe, tu sei la maggiore di tre figli. Tu sei cresciuta nella semplicità felice della
campagna in cui il tuo spirito vivace era già in ricerca. La tua famiglia è sempre stata molto importante per il tuo cuore. Tu la portavi con amore, vicina a ciascuno, a seconda degli eventi da vivere. I tuoi buoni risultati alla scuola primaria di St Savin ti orientarono verso il Cours St Michel di La Puye per
continuarvi i tuoi studi. Tu sarai là una brillante alunna, prima di diventarvi una brava insegnante.
Mettevi già in scena degli spettacoli come ‘Les femmes savantes’ di Molière! Ne metterai altri in scena rappresentando gli eventi della storia della congregazione!

Appassionata di storia antica, sapevi stimolare gli interessi degli alunni…
Vi piaceva ritrovarvi ogni anno, suore ed ex alunne, per fare memoria di quel bel tempo!

Sei una donna chiamata da Dio in un momento cruciale della storia della congregazione. Momento in cui la Chiesa aveva bisogno di profeti per scavare nelle sue sorgenti di acqua viva, il carisma del Vangelo, il carisma delle nostre congregazioni, e irrigarle con la sua freschezza nutriente alla luce del Concilio Vaticano II.

Tu sei questa donna del Soffio di Dio!
Tu sei questa donna della Sorgente del carisma!
Tu sei questa donna della trasmissione radiosa e comunicativa!

Appassionata della storia fatta di volti e di terra, di cristiani e di Chiesa, di luoghi memoria della famiglia religiosa, questa ti accompagnerà lungo tutta la tua vita. Ben incarnata in un territorio, un popolo, una diocesi, il tuo amore della sorgente ti aprirà le porte degli archivi e tu approfondirai senza sosta, tu cercherai di conoscere i nostri fondatori nella loro storia concreta, a servizio di Dio e dei poveri!

Tu scoprirai attraversando le terre del Poitou, terra delle tue origini, la verità della storia. Tu scoprirai tutti questi luoghi portatori del ricordo, questi luoghi memoria degli inizi della congregazione: La Guimetière a Béthines, il fienile dei Petits Marsyllis, la Croce di Busserais su cui Andrea Uberto aveva
steso le sue braccia per consegnarsi alle guardie che lo  stringevano da vicino, Molante, la Grotta, la fattoria di Graillé amata da Giovanna Elisabetta, ecc.

E tutti i cammini che hai percorso come un pellegrinaggio senza fine fino a questi ultimi giorni,
come per tracciare alle generazioni nascenti l’itinerario di una via che fonda la speranza e la
crescita!
I proprietari di questi luoghi ti fanno buona accoglienza e tu li associ, con la loro famiglia, alla
preghiera di tutte le suore.
Noi siamo debitrici verso di loro di una grande riconoscenza! Grazie a ciascuno di voi!

Tu hai coscienza di una nascita della congregazione a partire dalle sue sorgenti, dalle sue
radici…
Tu senti un forte appello a condurla fino alle sue origini.
Durante le presentazioni della storia, tu prendi in considerazioni in un modo diverso un fatto,
un avvenimento lo esprimi con uno stile nuovo, metti in valore dei piccoli dettagli e dai loro un
senso sorprendente che ci lancia verso la nostra vita concreta di oggi. Tu adatti le tue parole
alla realtà delle persone che ti ascoltano. Con la tua originalità piacevole fai vibrare il tuo uditorio!

Tu associ alla tua ricerca dei collaboratori laici appassionati da Sant’Andrea Uberto, per la storia della sua esperienza di Dio, per il suo ministero nella diocesi di Poitiers, per il suo incontro con Santa
Giovanna Elisabetta, fondatrice.
Vescovo durante questo periodo, Monsignor Albert ROUET, colpito dalla figura di questo prete, sollecita la congregazione e propone di tenere il Colloque in preparazione, su Sant’Andrea Uberto a Poitiers e non a La Puye!
Fondatore delle Figlie della Croce, è anche Prete della diocesi di Poitiers!

Questi laici e questi preti hanno lavorato diversi anni per catalogare tutte le lettere di Sant’Andrea Uberto e cercare la storia delle persone citate, hanno scritto un libro a partire dai documenti della diocesi, hanno dato diverse sessioni di formazione ai Laici- e alle Suore sulla spiritualità dei fondatori, creando così una famiglia spirituale ampia! Abbiamo un capitale inaudito tra le mani! Tesoro da mettere ancora a frutto largamente!

Grazie a tutti voi che avete aperto tutte queste porte alle suore e al Popolo di Dio!

Come ogni storico, Madeline, tu hai scritto…tu hai parlato… noi abbiamo fra le mani questi libri
« Santa Giovanna Elisabetta, una Santa del quotidiano », « Sant’Andrea Uberto » tutti questi documenti della memoria, offerti a tutte e a tutti come fedeltà dell’acqua di questa sorgente che non si esaurisce mai!

Tu accogli i parrocchiani, i gruppi della diocesi, persone che fanno cure termali nella regione, tutte le comunità educative et le équipes dei centri di salute e centri sociali della congregazione, i bambini, i giovani, gli amici, il gruppo dei Passeurs, dei Pèllegrini… Trasmetto di seguito alcune testimonianze di questi gruppi:
«Ricordo la sensazione di luce e di gioia che emanava dalla sua persona! » « Conservo la sua energia
comunicativa! », « Ricordo il suo sorriso, la sua presenza discreta ma molto arricchente…il suo modo di irradiare il Vangelo …senza dimenticare il suo comportamento sportivo ! »
E poi questa testimonianza che ti descrive così bene : «Narratrice, scrittrice, interprete a volte,
arrivando fino a scivolare nella pelle del ‘mendicante’, aveva le parole come sue alleate. Erano il
suo talento, la sua arte, non perché sapeva maneggiarle , ma perché le abitava dall’interiore.
Donava le parole con lo stesso vigore e la stessa forza e questo qualunque fossero gli orizzonti
di coloro che incrociava sul suo cammino. Appassionata della storia della sua congregazione, di
Andrea Uberto e di Giovanna Elisabetta, ghiotta dei piccoli dettagli, li rendeva vicini, dando loro
carne per il nostro tempo, ci parlava di Dio, come intorno al focolare, in un presbiterio dove si
condivideva il pane, o ancora nella cappella della casa di riposo, rallegrandosi del nostro gioioso
bazar. Magdala, io conto sui tuoi talenti di oratrice per centrare da 2 a 3 parole ai tuoi
fondatori: essi possono parlare di Dio al nostro mondo, le Figlie della Croce possono parlare al
nostro mondo! »
E potremmo continuare ad esprimere le testimonianze...

Marie de Magdala, profeta di ieri, Profeta di oggi! Grazie!

Tu non sei più con noi, ma possiamo affermarlo veramente tanto è chiaro e sicuro il messaggio profetico che tu ci hai trasmesso? La tua risurrezione è questa vita che circola in noi e che dà gusto ad altre di trasmettere… questa bella trasmissione si realizza oggi attraverso queste giovani generazioni di suore e di laici che comunicano questo messaggio e invitano a scoprirlo.
Entriamo nell’ultima settimana prima della celebrazione della Pasqua del Cristo! Tu hai superato questa tappa e noi ti pensiamo nella pienezza della gioia! Che il nostro grazie entri nella tua lode senza fine!

 «Io sono la luce del mondo.
Colui che mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»

Care sorelle
e cari amici delle Figlie della Croce

 

Con le parole del Vangelo di oggi vengo ad annunciarvi il decesso di suor Marie de Magdala. La nostra sorella, amata da tutte e da tutti gli amici di Andrea Uberto e di Giovanna Elisabetta, è partita verso il Padre nella notte del 7 aprile.

Dopo un anno in cui le preoccupazioni di salute si aggiungevano una dopo l’altra, era entrata nella casa di riposo di La Puye alla fine di febbraio.

Ha camminato al seguito di Colui che è la Luce, ha illuminato per noi il volto dei fondatori e ci ha aiutato ad approfondire ed attualizzare il carisma. Con voi, con un’immensa gratitudine e gioia per il suo lavoro appassionato, ma anche per il suo volto di sorella, volto profondamente umano, profondamente fraterno, profondamente ecclesiale, universale, profondamente Figlia della Croce.

Con la nostra «santa del quotidiano» e con «l’uomo dell’incontro» tu vivi, Marie de Magdala, per sempre, nella «luce della vita» che ci è promessa e intercedi per le suore che vivono ovunque.

Fraternamente e unite nella preghiera e nel rendimento di grazie per la sua vita, con le mie sorelle del Consiglio

Suor Susana Felice

Superiora Generale

Magnificat, magnificat anima mea Dominum ! Magnificat, magnificat !

Mi hai chiamato per nome: « Tu sei prezioso ai miei occhi e io ti amo! » Ti lodo, esulto di gioia.

Con questa gioia e colme di riconoscenza, ci siamo ritrovate a La Puye, Figlie della Croce di ogni paese, per celebrare insieme la fedeltà e l'amore di Dio nella nostra vita.

Il primo giorno, 27 maggio, era la festa della Santa Trinità : « Benedetto sia Dio che ci ha benedetto con ogni benedizione... » Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito.

Questa celebrazione ha messo il nostro tempo di probazione e la nostra vita sotto il segno della benedizione. Benedizione da ricevere, ... da vivere ... da donare!

Andare a La Puye è ritrovare le nostre radici, i nostri Fondatori, entrare in dialogo con loro, incontrarli nei luoghi più importanti della loro e della nostra vita: i Marsillys, la scala del povero, la grotta della cancerosa, Molante, Saint Phèle.

 Guardare il passato e cercare di comprendere il presente.

Vedere i loro cambiamenti e trovare l'appoggio per i nostri cambiamenti di oggi.

Tempo di probazione: gioia di ritrovarci come sorelle, dopo tanti anni... ricordi risvegliati, sorprese da accogliere... condivisione delle nostre vite... e la fraternità si è manifestata pienamente!

È vero: sono passati tanti anni, il tempo ci ha cambiato, la grazia di Dio ci ha accompagnate, la fraternità e l'amicizia hanno riscaldato il nostro cuore e oggi siamo qui per dire di nuovo che vogliamo continuare insieme a seguire Gesù e a servire i piccoli e i poveri.

A Molante abbiamo fatto memoria dei voti delle nostre prime suore.

Con loro abbiamo cercato le parole per dire ancora oggi il nostro sì rinnovato. Dopo tanti anni, la nostra consacrazione ha preso ancor più i colori dell'amore, della fiducia, dell'abbandono, a volte anche dell'offerta della malattia, dei limiti, ma soprattutto ha preso i colori della speranza solida perché Lui è fedele, Lui è sempre con noi.

Prendiamo il largo poiché Gesù è nella barca, andiamo, avanziamo ancora: il nostro cuore è pronto!

Il tempo è passato velocemente, ciascuna ha partecipato in un modo così attivo, semplice e vero... che ci ha permesso di toccare la presenza e il passaggio di Dio nelle nostre vite.

Nei momenti di ricreazione e di incontro gratuito, abbiamo scoperto anche tanti doni, tante capacità artistiche nascoste che hanno manifestato l'armonia della diversità. Ci sentivamo in comunione anche con le sorelle del gruppo che non avevano potuto essere con noi fisicamente.

Grazie alle sorelle del Consiglio Generale che ci hanno aiutato a vivere questo tempo con intensità, a immergerci nelle acque profonde dell'Amore gratuito di Dio e ad andare oggi al largo del nostro sì, accompagnate dai nostri Fondatori, da tante Figlie della Croce che ci hanno preceduto e da quelle che sono ancora con noi.

Tu sei luce di Vita, gioia senza fine in Te,

Sei bontà infinita! Ti lodo, esulto di gioia.

Spagna

La comunità di Villabona
May 4, 2021
  

Condividere in poche righe la storia e lo spirito della comunità di Villabona che ha iniziato il suo cammino nel 1904, è un po' difficile da fare - per non dire impossibile - ma lo faccio per rispetto per tutte le suore che si sono dedicate in questo comune e per tutte le persone che si sono fidate - e si fidano - di loro. Con l'intenzione di far crescere il nostro spirito di famiglia attraverso la conoscenza - reciproca, se possibile - ecco questo testo.

Il primo dettaglio importante è che nel 1903, in Francia, era vietato alle congregazioni religiose insegnare. Per questo motivo, molte congregazioni sono partite per stabilirsi in altri paesi e le nostre suore di Francia sono state inviate in diversi paesi.

Nel 1904, più di venti comunità furono aperte in piccole città della Spagna. In questo contesto, la città di Amasa ha richiesto la presenza delle Suore di Ustaritz perché desiderava assicurare un'educazione cattolica ai bambini e ai giovani.

Anche il sindaco di Villabona chiese un'altra comunità di Figlie della Croce per l'insegnamento, in fondo al villaggio, dando loro la propria casa per dodici anni fino a quando fu costruita la scuola di San José. È stato un ottimo gesto da parte sua. Quindi ci sono due comunità educative in AMASA VILLABONA che si trovano in uno stesso comune.

Con il passare del tempo, la missione delle suore si aprì, poiché il consiglio comunale chiese loro una comunità che si occupasse dell'ex asilo di Villabona. Hanno iniziato la loro presenza lì il 14 febbraio 1948 con Suor Josefina e Suor Pilar Ángeles.

Negli anni '60, ci fu molta immigrazione nella zona; molte persone vennero a lavorare nell'industria cartaria, tessile e metallurgica, che erano le industrie della città. Per questo motivo, la città crebbe e, di conseguenza, c'erano molti bambini e la scuola divenne troppo piccola. Di fronte a questa situazione, le Suore abbandonarono le loro stanze, la sala di comunità, la cappella e tutta la casa per ingrandire le aule e acquistarono l'appartamento nel 1969 affinché la comunità potesse avere un luogo per dormire mentre passava la giornata a scuola, ed è in questo appartamento che si trova l'attuale comunità.

Nel 1973, la legge sull'istruzione di Vilar Palasí estese gli anni di istruzione obbligatoria a 16 anni e poiché non c'erano possibilità nella scuola per mancanza di spazio, Di fronte a questa situazione, e poiché nelle grandi città c'era anche molta immigrazione e le scuole di Errenteria, Zumárraga e Bilbao furono ampliate, le comunità dei piccoli paesi furono toccate dalla chiusura per la mancanza di bambini e di spazi e perché il personale era necessario in questi centri ampliati.

A Villabona c'era una scuola parrocchiale che offriva il baccalaureato ai bambini.

Se ne approfittò per creare un'educazione mista tra le ragazze della nostra scuola, i bambini del centro parrocchiale e un piccolo asilo che stava nascendo anch'esso, e tra i tre si formò l'IKASTOLA del SACRO CUORE DI GESU' a carico della parrocchia. E ha assorbito anche le suore che erano quattro nell'Ikastola. L'ultima ad andare in pensione è stata Suor Justa nel settembre 2004.

Proprio nel settembre 2004, abbiamo celebrato il centenario delle Figlie della Croce ad AMASA-VILLABONA con la presenza di numerose sorelle che avevano dedicato la loro vita a questo servizio alle persone.

In molti altri comuni dove eravamo in piccole scuole, anche queste dovettero essere chiuse e in questo modo si perse la presenza delle Figlie della Croce. Ma a Villabona hanno continuato a rimanere per la loro missione nella residenza, dove le nostre suore erano state fino al 2004.

Da quell'anno, le suore, oltre alla loro presenza religiosa, sono state coinvolte nella Pastorale della salute, con il gruppo parrocchiale che visita le due case di riposo per l'accompagnamento spirituale dei residenti e la cura di quelli che lo desiderano e che restano nel loro domicilio. Erano anche coinvolte nella parrocchia con la liturgia e come ministri straordinari dell'Eucaristia.

Dopo un intervallo di un anno e mezzo senza la presenza delle suore, la comunità è ancora viva con Jone, Maria Rosario e Inma. Erano solite visitare le persone nelle due case di riposo, ma ora, con il covid 19, non possono farlo. Oggi continuano a visitare le famiglie, ma con minor frequenza.

Maria Rosario fa parte del gruppo Caritas, dove si incontra ogni due settimane. Ci sono molte persone provenienti dalla Nigeria, dal Marocco e dal Sahara. Li aiutano soprattutto nella documentazione e nella gestione burocratica, perché sono in stretto contatto con l'assistente sociale e il consiglio provinciale di Gipuzkoa.

Inma è nel «Nagusi Iaun», che è un gruppo di attenzione al cittadino e nel quale è presente da molti anni.

E Jone è nella «Fraternità Molante», e rende presente la Congregazione in mezzo ai laici, per formare insieme la Famiglia Figlie della Croce.

Ma soprattutto, la missione principale di questa comunità è la presenza della Vita Consacrata - in modo più concreto, la presenza delle Figlie della Croce - tra la gente.

Grazie perché vi aprite ogni giorno all'azione dello Spirito che vi parla attraverso la realtà di Villabona.

Amaia Muñoz

Sono passati 224 anni da quando, nel 1797, i nostri fondatori Santa Giovanna Elisabetta e Sant’Andrea Uberto si sono incontrati nel fienile dei Marsyllis. Era un'epoca travagliata, un'epoca di persecuzione, di ricerca delle radici profonde della fede, momento di abbracciare la Croce, simbolo della Vita. Era un periodo di tenebre in cui la Luce è emersa, nelle continue resurrezioni che sono evidenti in tutta la storia.

224 anni più tardi, l’incontro ai Marsyllis continua a interpellarci in maniera diretta: il valore dell'umiltà, un atteggiamento proteso all'incontro, il cammino di convergenza, cercare e ricevere il Nutrimento per essere nutrimento per gli altri, In breve, l'immagine dei Marsyllis ci invita oggi a tornare a ciò che è importante, all' essenziale, al nucleo, alla fonte: incontrarsi per incontrare Colui che è e sarà sempre "la Via, la Verità e la Vita".

Questo fienile e quello che vi è accaduto possono insegnarci e guarirci oggi.

Oggi costruiamo, viviamo, godiamo di un nuovo Marsyllis, alla luce del Vangelo e del Carisma: l'incontro e la convergenza della vocazione religiosa e della vocazione laica nella Famiglia Figlie della Croce, una realtà sempre in costruzione, che traspira gioia e speranza, e che richiede occhi, braccia, mente e cuore ben aperti per essere docili allo Spirito Santo.

Ricordo ancora una certa domenica della primavera del 2017, quando ricevetti la chiamata della Superiora Generale, Susana Felice, che mi invitava a partecipare a un nuovo gruppo di lavoro: il Comitato Internazionale Laici Suore (CILS). Non ho avuto dubbi e ho risposto con convinzione: "SÍ". Ben presto la Superiora Provinciale, Asun Arbonies (che riposi in pace), m’invitava ad una celebrazione di invio con le Suore d'Egiluze, casa regionale. In comunità, suore e laici. Laici e suore. («Perché siano uno,» Gv17, 22). Una nuova tappa, un tempo di speranza! Mettiamoci al lavoro!

Il primo incontro in presenza (faccia a faccia) del CILS ha avuto luogo nel luglio 2017, nella comunità di Rue de Sèvres a Parigi. Qui ho incontrato i membri della nostra équipe: Florence Davost (FR), Pietro Biavaschi (IT) e Suor Marie-Paul Dossat. Siamo stati accompagnati dal Consiglio generale e accolti, con semplicità e affetto, dalle suore della comunità.

In questo primo incontro abbiamo stabilito la nostra "Mappa del cammino" e la via da seguire per la costruzione della Famiglia Figlie della Croce. Questo incontro ha avuto anche il significato di una nuova Marsyllis! Nel 2018 abbiamo avuto un incontro a Parigi, e nel 2019 a Chiavenna.

La visione della nostra équipe era orientata verso l'Assemblea Laici-Suore, che avrebbe dovuto svolgersi a La Puye nell'estate del 2020, con l'obiettivo di elaborare un Libro di Vita. Tuttavia, la pandemia del coronavirus ha cambiato tutti i progetti: un tempo nuovo, buio, che ci offre anche l'opportunità di risparmiare tempo, rafforzare e approfondire il lavoro attraverso diversi incontri a distanza, in vista dell’Assemblea che, la situazione lo permetterà, avrà luogo in agosto 2021. Un tempo di adattamento. Passaggio dalle difficoltà alle opportunità.

Dal 2017 a oggi, e su invito del CILS, diversi gruppi, laici e suore, abbiamo riflettuto, meditato, approfondito e scoperto ciò che ci unisce: il Vangelo e il Carisma dei nostri fondatori. Il Vangelo e il Carisma creano legami e ponti in seno ai gruppi e alle comunità, ma anche fra paesi e anche fra Stati e vocazioni (religiose e laici). Dei cuori individuali che formano un solo grande Cuore.

Durante gli anni 2017-2018 ci siamo concentrati sulla PREGHIERA: che cos'è, come è, come ci aiuta, a che cosa ci chiama? In che cosa e come la preghiera di Gesù ci insegna e ci guarisce? In che cosa e come ci insegnano e ci guariscono le preghiere di Sant’Andrea Uberto e Santa Giovanna Elisabetta? Quale forma e quale valore hanno le nostre preghiere quotidiane?

Durante il percorso seguente, 2018-2019, abbiamo avuto l’occasione di scoprire che è una FAMIGLIA SPIRITUALE a partire dalla vocazione personale di ciascuno di noi. Perché desideriamo costruire una famiglia spiritule? Quali caratteristiche dovrà avere? Che cosa ci unisce? A che cosa ci chiama Gesù personalmente e in quanto Famiglia?

Il terzo tema sul quale abbiamo lavorato, nel 2019-2020 è stato quello della MISSIONE: Che cosa ci insegna Gesù della sua missione? Che esempio ci ha dato la missione realizzata da suor Maria Laura? Qual è la nostra missione personale? Qual è la missione della Famiglia Figlie della Croce?

Nello stesso tempo, abbiamo avuto l’opportunità di riflettere, in modo individuale, sulla nostra RISPOSTA PERSONALE a questo progetto di vita: Come ho voluto appartenere alla Famiglia Figlie della Croce? Di che cosa avrei avuto bisogno per vivere questa appartenenza? Che cosa mi aiuterebbe a viverla?

Questo cammino la facciamo tutti, insieme, superando le distanze, le culture, le lingue, la pandemia… In confinamento completo, noi équipe del CILS abbiamo lavorato diversi documenti ricevuti, e abbiamo costatato la profondità dei contributi, delle riflessioni e dei sentimenti; come una sete di continuare a camminare insieme. Unione nella diversità! Una grande gioia! Ora gruppi e comunità abbiamo l’occasione e il dono di poter lavorare, assaporare, riflettere sul documento di lavoro dato ai delegati dei diversi paesi.

Nel 1797 o nel 2021, tempo buio, brilla la Luce come ai Marsyllis.

In questo tempo di pandemia, in cui l’incontro, l’unione, la relazione e la prossimità sono talmente diminuiti, possiamo dire chiaramente e a voce alta:

La Famiglia Figlie della Croce vive un nuovo Marsyllis!

Lander Ugartemendia

Attualmente, nella Valle di Karrantza, le Suore vivono in un appartamento, ma all’inizio questa comunità viveva nella casa parrocchiale in risposta ad una chiamata del Vescovo.

Mariví Vadillo, Consuelo Izquierdo e María Luisa Izura, accompagnavano il parroco nelle quattordici parrocchie sparse, se non sbaglio, in questa valle.

È importante tenere presente che questa è una zona rurale, una valle con le sue montagne, dove è necessaria una macchina per potersi spostare. La mancanza del mezzo di trasporto rende difficile realizzare la missione, a causa delle distanze tra le diverse parrocchie.

Le Suore avevano un incontro settimanale per organizzare i diversi impegni che una parrocchia può avere: celebrazioni, catechesi, Caritas… Ogni quindici giorni partecipano a un incontro territoriale con i sacerdoti della zona.

Poiché era impossibile celebrare l'Eucaristia in tutte le parrocchie della valle, si alternavano e le suore si impegnavano ad animare la Celebrazione della Parola in alcune parrocchie dove il parroco non poteva farlo.

Qualche anno dopo, arrivò Angelita Baztán in questa comunità. Come lei dice, gli impegni erano già ben organizzati e la sua prima missione fu quella di portare in macchina le suore nei loro luoghi di missione.

Più tardi, Maria Luisa Izura andò a far parte della comunità di Irún per problemi di salute.

Fu un tempo di lavoro pastorale intenso vissuto con gioia, ma dopo sedici anni, nell’organizzazione parrocchiale ci fu un cambiamento e le Suore andarono a vivere in un appartamento per svolgere una diversa missione.

Qualche tempo dopo, Consuelo Izquierdo fu trasferita a Limpias, dopo la morte di Teresa López e, nonostante le distanze, formano un'unica comunità, condividendo alcuni incontri e riflessioni, celebrando insieme date speciali sia quelle della fede, le feste, sia quelle della vita: i compleanni. Condividono la stessa missione, anche se a contatto con persone diverse.

In Karrantza, fino a poco tempo fa, Marivi ha continuato ad animare la Celebrazione della Parola. Le visite alla gente si fanno ancora in modo informale: l'"impegno dell'ascolto", così importante anche se spesso non ne siamo consapevoli.

Ci rendiamo conto del loro valore solo quando ci manca la gente con cui poter parlare, o dopo aver vissuto l'esperienza di parlare con persone di fiducia che trasmettono empatia, amore...

Concludo ringraziando Mariví e Angelita, e ricordando anche Isabel e Consuelo, di cui abbiamo già condiviso la testimonianza nel primo Bollettino, e che fanno parte della nostra attuale comunità, nonostante la distanza.

Continuate a trasmettere il messaggio evangelico, prima di tutto per quello che siete, testimoniando la gioia di vivere con Dio e per Lui, nella semplicità della vostra vita.

Strada Sor Nativida
Jul 2, 2020
  

Il Comune di Fuenmayor (La Rioja-Spagna) con il consenso dei tre gruppi politici rappresentati in plenaria, ha proposto di dedicare una strada locale a una persona che per più di 60 anni ha svolto un importante lavoro a Fuenmayor.

La prossima settimana, il sindaco di Fuenmayor firmerà la delibera che dichiara che una delle nuove strade della città si chiamerà "Calle de Sor Natividad".

Suor Natividad arrivò alla scuola delle Figlie della Croce a Fuenmayor nel 1954 e vi rimase per ben 64 anni fino a quando, nel 2018, quando aveva già molti anni e in precarie condizioni di salute, fu trasferita nella casa provinciale della congregazione a Irun dove morì poco dopo, all'età di 97 anni.

Durante tutti questi anni si è dedicata all'educazione di generazioni di bambini e bambine, lasciando un ricordo indelebile della sua personalità.

Si dedicò anche a molte altre attività, visitando i malati e le persone anziane, dedicandosi alla catechesi, aiutando il parroco nella chiesa e tutti coloro che avevano bisogno di lei a Fuenmayor. "Ho amato molto Fuenmayor e tutti quanti. Per me è stata la mia gente e la mia vita. Non so come ringraziare questa popolazione che ho amato così tanto" ha detto nel suo saluto.

Ora sono le persone che vogliono ricordare il suo lavoro e perpetuare la sua memoria dedicandole una strada accanto alla scuola dell’infanzia affinché i bambini, la sua grande passione per tutta la vita, non dimentichino mai una persona che ha insegnato tanto ai loro genitori e ai loro nonni.

Speriamo che mettano in atto questa decisione con la nuova strada.

Le Suore di Fuenmayor

 

Siamo vulnerabili
Mar 28, 2020
  

A Madrid siamo nell'occhio del ciclone di questa terribile pandemia di cui forse, inconsciamente, abbiamo pensato che ci saremmo liberati perché sapevamo di avere un eccellente sistema sanitario e che il virus non era più letale di un'influenza, ma questo è il momento della verità e vediamo che le infezioni crescono a un ritmo esponenziale, che i decessi si moltiplicano... che il sistema sanitario sta colando a picco e sentiamo la nostra vulnerabilità.

Lo stato di allarme ci ha fatto rimanere rinchiusi/e... Come Lazzaro, ognuno/a di noi è morto, e sepolto nelle case, abbiamo cominciato a sentire che il nostro amico Gesù è lontano... Non sarà piuttosto che le nostre comodità, la nostra arroganza, ci hanno fatto voltare le spalle a Lui? Non l'abbiamo visto negli ultimi, nei poveri, nei prigionieri, nei senza tetto, nelle persone senza lavoro, senza risorse... Ci siamo preoccupati per ciò che è nostro, della nostra sicurezza, dei nostri piccoli problemi e delle nostre difficoltà, trascurando l'essenziale.

Questa situazione ci costringe a toccare con mano la nostra vulnerabilità e a dare valore a ciò che conta davvero, a constatare che tutti abbiamo bisogno l'uno dell'altro...

Europa, l’orgogliosa Europa, che stava perdendo i suoi valori, sta cominciando a rendersi conto che navighiamo tutti sulla stessa barca, che il pianeta Terra è davvero un villaggio globale e che non si possono porre barriere al nostro campo...

Ci è stato detto in molti modi che siamo in un cambio di epoca piuttosto che in un'epoca di cambio, e forse questo virus viene a insegnarci qualcosa di ciò che significa questo cambio di epoca.

E come dice Koldo Aldai: "Spero che tutta questa crisi rappresenti uno sparti-acque che impone il "prima e dopo", la frattura con tutto ciò che è obsoleto o che è la stessa cosa, il vecchio, il separato, il non solidale... L'errore più grande sarebbe quello di non approfittare di questa preziosa crisi per fare un grande salto nella nostra coscienza collettiva... che le distanze non cadano; che dopo aver vissuto la triste separazione, i muri più solidi non crollino; che i confini di ogni genere non scompaiano”.

Stiamo vivendo la quarantena in Quaresima (ci sarà una ragione). Il confinamento ci invita al raccoglimento, al silenzio e anche se non abbandoniamo ogni attività, infatti seguiamo, per quanto possibile, la vita quotidiana in casa e, per telefono, cerchiamo di occuparci di chi ha bisogno di noi, di chi non possiamo occuparci con la presenza personale, ma possiamo ascoltarli, incoraggiarli e mostrare loro dove possono procurarsi cibo o prodotti essenziali per i loro bisogni primari… possiamo dedicare più tempo alla preghiera e alla lettura e capire che siamo privilegiati perché, a livello materiale, non ci manca nulla, perché abbiamo sorelle, persone che ci amano e si prendono cura di noi… e soprattutto, perché sappiamo che il nostro DIO è AMORE e VITA che è diventato uno di noi e che è RISORTO.

Poiché speriamo che anche questo passerà e torneremo alla normalità che non vogliamo che sia la normalità della guerra in Siria, né dei campi di rifugiati, né delle barche che si affondano nel Mediterraneo… Che non sia la normalità in un mondo ingiusto, dove tanti muoiono di fame mentre altri sprecano.

Che questa crisi siano i dolori del parto che portano
alla nascita di un nuovo mondo... Allora potremo dire:
CHE TU SIA BENVENUTA!

 

S. Maite Heredia, Hijas de la Cruz 

 

Incontri di Famiglia
Jan 29, 2020
  

Alla fine del 2019, si è tenuto a Egiluze un nuovo incontro della Fraternità Molante. Un incontro di Famiglia, con momenti di lavoro e di ilarità. Il sabato mattina il deserto ci ha offerto tempo per la riflessione e la meditazione, nel pomeriggio i compiti proposti dal Comitato Internazionale dei Laici ci hanno tenuto concentrati.

Con momenti di preghiera, sia il venerdì che il sabato sera, l'incontro è stato molto arricchente per tutti. Naturalmente, non è mancato il tempo delle risate, come è consuetudine dopo la preghiera del sabato sera, e questo perché il buon umore ci aiuta ad affrontare le complicazioni della routine quotidiana. Quanto è importante mantenere il buon umore!

 Percorrere questa strada insieme, come famiglia e con la Famiglia Figlie della Croce. Superare le sfide aiutandoci a vicenda è una grande cosa e un motivo per celebrare, non c'è dubbio! Andiamo avanti e facciamoci coraggio!

Siamo venuti in questo angolo di La Rioja, per conoscere la comunità delle Figlie della Croce e per assaggiare la sua gastronomia. Approfittando del giorno festivo, abbiamo iniziato con l'Eucaristia in parrocchia, poi abbiamo continuato con il pranzo, per finire a metà pomeriggio con il dialogo con le suore. Di seguito vi consegniamo le loro parole, la loro esperienza, i loro aneddoti... Speriamo che vi piaccia!

 

Presentazione delle suore.

 Elena Martín. È in questa comunità dal 2012.

 Esperanza Lasanta. Anche lei dal 2012.

 Villar del Guayo. Fu dal 1967 al 1975 e ora dal 2012.

Felisa García. È arrivata da poco, 2019.

 

 

Quando sono arrivate le Figlie della Croce a Fuenmayor?

 Nel 1917

 

Quale missione avevano allora?

 Petra Fernández Bobadilla chiese una comunità religiosa nel villaggio, per insegnare ai bambini la religione. La casa attuale apparteneva a questa signora e lei l'ha donata alle sorelle in modo che potessero iniziare il loro compito di insegnare ai bambini.

 

Che evoluzione ha avuto la comunità?

 A poco a poco la scuola si è ampliata, alla fine degli anni '40 c'era la scuola e dei laboratori di cucito. Le lezioni erano impartite fino all'età di 14 anni e le classi erano composte da bambini di età diverse. Quando le autorità chiesero che le classi fossero divise per corsi ed età, non ci fu la possibilità di continuare, da un lato la mancanza di suore e dall'altro la carenza di alunni portò alla chiusura della scuola. Sono andati avanti di nuovo come scuola materna.

 

Qual è la missione oggi?

 “Volontariato” “Facciamo di tutto” … Ci dicono le suore…

 “Nella parrocchia, aprire e chiudere le porte, partecipare alla liturgia, quando c'è una festa, esporre le immagini, le candele, la celebrazione della parola quando non c'è il sacerdote, ecc.” Ci dice Elena.

 Inoltre, da 25 anni, c'è un laboratorio di cucito che prepara i vestiti per le missioni, in Africa, Argentina… Le suore si occupano di confezionare gli abiti con più di 30 persone del villaggio che lavorano a questo bellissimo progetto.

 Un altro impegno oggi è nella Caritas, in cui partecipano attivamente a corsi di alfabetizzazione per stranieri e a un laboratorio di cucito per insegnare a cucire.

 

Com'è la popolazione? Come vi sentite qui?

 “La gente è molto accogliente e non fanno alcuna distinzione con le suore, sono molto vicini” Sono molto a loro agio con le persone. La gente riconosce il grande lavoro delle suore, che rispetto ad altri villaggi, qui si notava l'esistenza di una scuola e una migliore formazione dei bambini. Si sentono accolte molto bene. Il centenario fu una grande festa per tutto il popolo.

 

Questa è l'unica comunità delle Figlie della Croce a La Rioja e la diocesi sta rafforzando una missione in quel luogo … Come lo vivete? Avete partecipato a questa missione? La vedete come qualcosa di positivo?

 “Sì, è la Missione Euntes” È il terzo anno e il tema è: la tua vita è missione.

 Alla domanda su come la vivono, ci dicono che sono le uniche a lavorare il materiale che viene loro dato negli incontri, vedono una partecipazione molto scarsa. È certamente un bene che ci siano queste iniziative, ma con così poca partecipazione diventa difficile andare avanti. Inoltre si chiede loro come attirare i giovani verso la chiesa. I giovani scompaiono dall'ambito ecclesiale, è complicato...

 

Come vedete il futuro?

 “Continueremo a fare ciò che possiamo” “Rafforzare le relazioni far di noi, fare famiglia nella comunità” Che cosa direste a un giovane che sta alla ricerca di Dio? “Che si innamori di Cristo” “Quello che fanno in una ONG è quello che ha fatto Gesù” “Venite e lo vedrete” “Si attira di più con l’esempio che con discorsi”

 “Facciamo di tutto”

 

(Scritto e Foto grafia: Bixen Vergara)

L'11 ottobre, festa di Nostra Signora di Begoña, sono stati celebrati a Sestao i 50 anni di vita parrocchiale, nella Chiesa nata come cappella delle scuole di Altos Hornos di Vizcaya, dove i Fratelli de la Salle e le Figlie della Croce hanno insegnato ed educato i figli e le figlie dei lavoratori dell'azienda. Ma la bella cappella rispose ad una vocazione più aperta e divenne parrocchia...
L'Eucaristia è stata presieduta da Kerman, vicario episcopale della zona, accompagnato da José Antonio, sacerdote nativo di Sestao e da José Mari Delclaux che si trova attualmente a Sestao e ha sempre avuto un grande legame con le Figlie della Croce.
Nell'omelia sono stati ricordati molti eventi della storia vissuti in questi 50 anni e nei precedenti.... Si è ringraziato Dio per tutta la vita, tutta l'opera pastorale, tutto l'inserimento nella Diocesi e soprattutto fra questa gente semplice e laboriosa che è Sestao, perché la vocazione di aprire la cappella è applicabile a tutto questo popolo, che ha accolto tante persone provenienti dalle diverse regioni della Penisola.
Sono state ricordate tante persone: sacerdoti, religiosi e religiose, laici impegnati e anche non credenti, ma della stessa linea spirituale, che hanno reso possibile la vita e il lavoro svolto in questi anni.
Dà gioia vedere come la vita pastorale, la missione dell’insegnamento, è ancora viva e noi siamo presenti nell'affetto e nella preghiera, anche se le suore hanno lasciato Sestao già da qualche anno.
Ringraziamo il Signore della Vita e della Storia e tutti coloro che hanno reso possibile questa celebrazione.

 

(Maite Heredia)

La comunità di Los Arcos attualmente è formata dalle suore: Mª Pilar Artazcoz, Nekane Alkain, Nati Josué, Teresa Miguel e Milagros Asensio.

La comunità fu aperta il 24 giugno del 1979.

All'inizio c’è stato un momento politico piuttosto difficile. Nel municipio c'erano persone che avevano votato perché non ci fossero le Figlie della Croce.

Encarna Sanz andava nelle scuole per fare la catechesi. La casa era una casa di accoglienza completamente aperta dalla mattina alla sera e la gente veniva a pregare Sant'Andrea. Dopo le lezioni, i bambini venivano a fare i compiti, i teatri, ecc. e nei giorni festivi, disegnavano e dipingevano. Si formò un gruppo di bambini cantori. Furono accolti degli immigrati e ricevettero lezioni per imparare a leggere e scrivere. Era una casa veramente aperta, anche ai parenti delle suore che andavano là a passare l'estate.

Milagros fece il suo tirocinio in quattro villaggi.

Questo era un mezzo per evangelizzare e lasciarsi evangelizzare da questa gente così semplice e buona.

In questo momento le suore visitano i malati, accolgono i pellegrini, partecipano alla liturgia parrocchiale e alla catechesi. Durante la Quaresima un gruppo di persone sale ogni giorno il Calvario pregando la Via Crucis, come faceva, a suo tempo, il nostro Sant'Andrea. Collaborano alla celebrazione della Parola e portano la comunione alle persone anziane. Alcune persone vanno da loro quando devono uscire di casa per delle commissioni e non hanno nessuno a cui lasciare i loro ammalati. Suor Teresa svolge attività di volontariato nella casa di riposo: artigianato, gite con i nonni e organizza le attività per gli altri volontari. Partecipano anche ad un Gruppo della Parola: ascolto della Parola, condivisione e preghiera a partire dalla Parola...

COMUNITÀ DI LIMPIAS
Oct 23, 2019
  

Approfittando dell’estate, siamo andate a visitare le Suore di Limpias (Cantabria) e conoscere un po’ di più la loro storia. Le Figlie della Croce sono presenti in questo paese dal 1861 e le Suore oggi sono: Suor Isabel Galindo e Suor Consuelo Izquierdo. Fin dagli inizi, si sono dedicate all’insegnamento, soprattutto delle bambine più povere. Le Figlie della Croce vennero là perché alcuni signori avevano chiesto delle religiose per dedicarsi a loro, in modo tale che la casa divenne ciò che più tardi sarà un collegio. Le suore si dedicavano attivamente alle attività scolastiche ed extrascolastiche organizzando delle feste nel villaggio, dedicandosi alla catechesi per i bambini, ecc… Il 21 giugno 2000, la scuola è stata chiusa e la casa venduta al Governo della Cantabria per diventare oggi una casa di riposo. Le suore erano solite andare a visitare gli anziani, portare loro la comunione, rispondere ai loro bisogni, ma anche partecipare alle attività della Parrocchia. È il lavoro che fanno attualmente. Ogni epoca ha avuto la sua evoluzione, organizzavamo dei viaggi a Lourdes, a Fatima ed anche in altri luoghi. La gente si ricorda con affetto questa epoca, ma ora la nostra missione è diversa. La festa del paese si celebra nel giorno dell’Esaltazione della Croce con un triduo. La devozione al Cristo di Limpias è molto radicata nel popolo. Molta gente viene anche da fuori lungo tutto il corso dell’anno. Attualmente le Suore aiutano in Parrocchia, fanno parte del consiglio parrocchiale, visitano gli ammalati e la casa di riposo che in un tempo fu la loro scuola. Per ora, continueranno ad essere testimonianza stando vicine al popolo; perché la gente che non le conoscono, le possano conoscere.

 

L'articolo è pubblicato integralmente

Famiglia Figlie della Croce
Oct 23, 2019
  

Il 6 luglio 2019 è stata una bellissima giornata durante la quale abbiamo potuto vivere un incontro
Suore e Laici nel desiderio di camminare insieme nella ricerca di ciò che chiamiamo FAMIGLIA
FIGLIE DELLA CROCE. Questo incontro è stato pieno di gioia e di speranza. Con la certezza della presenza dello Spirito Santo che dinamizza la sua Chiesa e la nostra Famiglia, abbiamo potuto sentire una nuova Pentecoste.

Susana ci aveva detto che cosa avremmo fatto e non era altro che “conoscerci un po’ di più”,  condividendo ciò che ciascuno vive, nel suo luogo, con le sue esperienze, le sue particolarità donando la sua vita e vivendo tutti il carisma di insegnare e guarire compiendo ogni specie di opere buone. E qui è dove siamo tutti uniti attraverso il nostro Battesimo.

Abbiamo parlato di futuro, della nostra visione, di come uscire all’incontro fra di noi e anche all’esteriore dando delle risposte, come fecero i nostri fondatori.

Se dovessi riassumere questo incontro, lo farei con il Salmo 125 «Il Signore ha fatto grandi cose con noi e noi siamo nella gioia». Questa gioia e l’intercessione di Sant’Andrea e Santa Giovanna Elisabetta, ci aiutino ad avere coraggio e a rischiare la nostra vita per portare il Vangelo a tutti.

L'articolo è pubblicato integralmente. (In spagnolo)

Incontro a Los Arcos
Dec 6, 2018
  

Dopo l’estate, l’inizio dell’anno scolastico ha segnato questo incontro. Per realizzarlo, abbiamo scelto un luogo veramente particolare per la Congregazione delle Figlie della Croce: Los Arcos.

Siamo arrivati, ciascuno secondo il suo ritmo, e ci siamo sistemati nella casa di Sant’Andrea. L’incontro è stato molto familiare, e ci siamo sentiti a casa nostra. L’accoglienza da parte della comunità è stata molto calorosa e molto gentile lungo tutto il tempo.

Appena arrivati e dopo lo scambio delle ultime notizie, abbiamo cominciato il lavoro. Alcuni argomenti al mattino e altri nel pomeriggio ci hanno aiutato nella riflessione, per prevedere i cammini che vogliamo percorrere, i passi che vogliamo fare e dove vogliamo arrivare… Quasi niente…

Dopo il lavoro, verso le 18e30, siamo usciti verso la strada della Via Crucis. Cammino e preghiera che Andrea Uberto faceva ogni giorno durante la sua permanenza in questo villaggio.

Malgrado il vento e un gregge di pecore che sono uscite sul nostro cammino, siamo arrivati fino alla piccola cappella. Questo fu un momento di lettura e di silenzio ben quilibrati. Un momento per la riflessione e per motivarci nel nostro cammino.

La domenica, dopo lo scambio e dopo aver fissato le date per gli incontri successivi, abbiamo condiviso l’Eucaristia con il popolo di Dio.

E siccome non si poteva fare diversamente, abbiamo finito con un saporito pasto con le suore e con un buon dessert.

Grazie mille alla comunità di Los Arcos per la vostra accoglienza!

 

 

 

L’Eucaristia è stata al centro della celebrazione dei 70, 60 e 50 anni di Consacrazione Religiosa delle nostre Sorelle che hanno rinnovato con gioia il loro Sì alla sequela di Gesù, Luce del mondo, Risorto e Vivente nella nostra storia. Insieme hanno ringraziato per la Vita, per la Fede ricevuta in dono nel Battesimo e vissuta nella semplicità della famiglia, così come tutti questi anni vissuti nella “Comunità-Congregazione” di Figlie della Croce.

Nel momento delle offerte, le Sorelle hanno portato all’altare alcune barchette che rappresentano la loro vita ed esprimono il loro grazie per i doni ricevuti sia materiali che spirituali.

Hanno presentato anche Spirito e Vita e l’ultimo Documento del Consiglio di Congregazione, con il desiderio che la nostra ricerca regionale degli ultimi anni ci aiuti ad attualizzare e vivere il Carisma nell’oggi della Chiesa e della società.

Una foto dei Marsillys ha espresso il nostro bisogno di vivere in modo permanente lo spirito del primo incontro di Sant’Andrea e Santa Giovanna Elisabetta.

In ultimo, hanno offerto il pane e il vino, supplicando non manchi in nessun luogo il pane matrriale né il sostentamento spirituale.

1948

Suor Natividad Sanz

Suor María Luisa Izura

1958

Suor Mª Carmen Arribillaga

Suor Isabel Dañobeitia

Suor Celia Lasanta

Suor Natividad Josué

1968

Suor Tomasita Etxaide

Suor Mª Rosario Aranzadi

Italia

Un benvenuto a tutti voi presenti e a chi ci segue da casa attraverso il canale You Tube della comunità pastorale e la diretta streaming. Un saluto particolare a Suor Susana, Superiora Generale delle Figlie della Croce, che ha visitato questa chiesa sui passi di Suor Maria Laura lo scorso settembre, che ci segue in collegamento dalla casa madre a La Puye in Francia, un saluto a Suor Anna Maria Superiora Regionale presente lo scorso giugno alla celebrazione in memoria di Maria Laura, collegata da Roma e a tutte le suore che sono collegate dalle varie case sparse per il mondo. A tutte loro il benvenuto a questo momento di preghiera e riflessione dalla chiesa di San Bernardino di Villatico, la chiesa dove Teresina ricevette il battesimo il 22 agosto 1939 e gli altri sacramenti, dove maturò la propria vocazione fino a quell'invito "devi fare qualcosa di bello per gli altri".

 Iniziamo questo momento con il canto CANTO LA GIOIA, durante il quale le suore presenti porteranno al fonte battesimale un cero acceso, segno del raggio di luce che la notte del 6 giugno 2000 squarciò il buio della sera e il buio del cuore delle ragazze che ricevettero il perdono per il gesto che stavano compiendo.

 Monizione iniziale

 (Una suora) La nostra Fondatrice, Santa Giovanna Elisabetta, ha orientato la sua vita su queste parole: “Prendo sul serio l’impegno del mio Battesimo”.

Noi, Figlie della Croce, come suor Maria Laura, facciamo della nostra consacrazione un vero impegno per vivere in profondità il Battesimo: è questo il significato del gesto che poniamo.

(Un laico) Noi tutti, qui presenti, che abbiamo ricevuto gratuitamente questo grande dono, oggi siamo invitati a benedire il Signore perché ci ha scelti e ci ha voluto suoi figli.

Nel silenzio del nostro cuore, partecipiamo anche noi a questo gesto, rinnovando il nostro impegno per prendere sul serio il nostro Battesimo e aderire a questo Suo grande dono d’amore.

 Canto iniziale     Canto la gioia: Youtube

 (durante il canto le suore porteranno un lumino acceso al fonte battesimale
dove Suor Maria Laura è stata battezzata – un simbolo del raggio di luce)

 

(Per leggere l'intera celebrazione clicca qui pdf)

(Per vedere la celebrazione clicca qui Youtube)

UNA GRANDE RICCHEZZA
Nov 23, 2020
  

Tre gruppi riuniti fra loro online: un gruppo a Roma, presso la Casa Provinciale, un gruppo a Traversetolo ed un gruppo dal Teatro Comunale di Chiavenna. Altri erano collegati dalle loro case. Così si è svolto lo scorso 27 settembre scorso un grande incontro della Famiglia Laici e Suore Figlie della Croce. La riunione è stata guidata da Roma da don Marco Vitale, un sacerdote della Diocesi di Roma che, dopo una lunga esperienza nelle parrocchie di Roma e in alcuni servizi di carattere diocesano, si occupa attualmente della formazione permanente del clero, in particolare, come formatore e accompagnatore in percorsi di integrazione psico-spirituale.

Il tema dell’incontro era incentrato sulle dinamiche del passaggio da istituto religioso a famiglia carismatica, naturalmente riferito alle Figlie della Croce.

Don Marco ha ricordato come ogni istituto valorizza un aspetto dell’unico, infinito carisma, che è quello della Chiesa. Pensare di trasformare l’istituto in famiglia ecclesiale vuol dire allora lavorare affinché il carisma venga nutrito di nuova linfa. Questo cammino può consentire di tornare alle radici del carisma liberandolo da quelle sovrastrutture che si sono formate nei secoli. Nel 2014 con la “Carta di vita per un cammino di fraternità fra laici e suore” sono state individuate le priorità: la Parola di Dio, la preghiera, l’Eucarestia, il Battesimo e Maria. Ma queste non sono altro che le priorità di ogni Cristiano, in particolare se “prende sul serio” il suo battesimo. E poi l’attenzione ai poveri. Oggi ci sono dei poveri che non si vedono, sono quelli della porta accanto, che si possono vedere solo con gli occhi del cuore. E poi ci sono le povertà spirituali. Insegnare e guarire: insegnare significa insegnare come vivere oggi il messaggio cristiano e guarire significa anche, e forse soprattutto, prendersi cura delle malattie spirituali. E non è facile.  E poi guarire i complessi mali psicologici del nostro tempo. Vivi e fai vivere: per far vivere bisogna vivere pienamente, come una madre che vuol dare alla luce un figlio deve essere piena di vita. Se non abbiamo vita non possiamo donarla. Il Vangelo è per tutti, per ogni stato di vita, ma è importante in una famiglia lavorare insieme.

Quando si vuol costruire una famiglia spirituale bisogna guardare come esempio alla famiglia umana e, come diceva il Buon Padre, bisogna avere i piedi per terra. I religiosi devono avere i piedi per terra per consentire ai laici di guardare verso il cielo e così i consacrati possono meglio comprendere cosa vuol dire il concreto della vita di oggi. La famiglia si fa insieme con ruoli chiari, distinti, con confini chiari, se davvero si vuole veramente riunire una famiglia intorno ad un carisma. Bisogna evitare quelli che don Marco ha chiamato invischiamenti e triangolazioni, in pratica favoritismi e rapporti non chiari ed ogni tipo di manipolazione. In questo modo si cresce in una “libertà reale” e non solo proclamata. Una famiglia ecclesiale non va fatta per rispondere al calo delle vocazioni e non si fa per fare delle mezze suore e dei mezzi laici, ha detto don Marco. Si fa invece per vivere pienamente lo stato di vita che ciascuno ha scelto. Una famiglia si fa per stare insieme e quindi è essenzialmente un’esperienza di relazioni. Le relazioni sono faticose, ma, se sono autentiche, diventano feconde. Obiettivo della famiglia è dunque attualizzare il carisma, che è la via preferenziale per raggiungere la maturità spirituale, che consiste essenzialmente nel donare la vita con umiltà.

Don Marco ha concluso con quattro suggerimenti per nostra famiglia ecclesiale:

  1. puntare ai carismi più grandi come diceva S. Paolo, volare alto;
  2. spendere ogni energia per la formazione di tutte le componenti della famiglia;
  3. sviluppare una progettualità concreta verificata e verificabile;
  4. evitare i battitori liberi, i corridori solitari, senza tuttavia mortificare l’iniziativa personale coraggiosa.

Davvero tanta, tanta ricchezza, donata alla Famiglia figlie e figli della Croce che poi è risuonata nei lavori di gruppo e ha dato luogo ad uno scambio di idee e di esperienze tra i vari gruppi in un autentico clima di ascolto.

Chiavenna, Chiesa di San Lorenzo

 Omelia del Vescovo Oscar Cantoni

6 giugno 2020

 

            Amati fratelli e sorelle che siete qui raccolti in rappresentanza di tante altre persone di Chiavenna, della Valle, della Diocesi di Como e di altre località.

             Nel firmamento di Dio, da venti anni brilla una stella e questa stella ha un nome e una storia: è Suor Laura. Le stelle sono un punto di orientamento per i naviganti e noi siamo dei naviganti molto inquieti, molto paurosi che cercano una direzione e allora si rivolgono a lei: una stella lucente che brilla del sole di Dio.           

            È bello pensarla tra i Santi della porta accanto, come li chiama Papa Francesco. Sono delle persone del tutto ordinarie, molto semplici, umili che sprizzano santità da ogni parte della loro persona, con molta semplicità, naturalezza nella grazia di Dio. 

            Santa della porta accanto perché Suor Laura ha vissuto tra noi, quindi in un ambiente come il nostro, direi del tutto ordinario. Fa parte della nostra storia, della nostra terra, del nostro cammino di fede. Ha condiviso anche le fatiche e le difficoltà, le sofferenze e le lacrime del popolo di Dio, perché noi siamo così, pieni di fragilità e di debolezza. Ma è diventata sempre di più quella che già si faceva conoscere da viva sulla terra: una persona attraente per la sua bontà, per la sua semplicità, per la sua capacità di accoglienza, per la sua tenerezza, per la sua pazienza, per la sua delicatezza, il suo impegno verso tutti, soprattutto verso i poveri, gli ultimi, i giovani: così tutti la sentono vicina. 

            È molto interessante leggere le preghiere che tutto il popolo di Dio ha scritto e che vengono riportate sul libro che è vicino alla sua tomba. Sono persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, delle persone adulte felici o tribolate: tutti si rivolgono a lei con confidenza, con fiducia, manifestandole tenerezza che è virtù tipicamente umana, ma direi anche tipicamente cristiana in un mondo così pieno di efferatezza, di solitudine, di qualunquismo. Suor Laura è stata una donna che ha vissuto una vita piena di attenzioni, una vita vigile nei confronti di tutti, nei confronti soprattutto di chi ne aveva più bisogno. 

            Ma noi dobbiamo fare un passo oltre e domandarci: “Da dove le veniva questo cuore così immacolato, da dove le veniva questa tenerezza che le era spontanea?”. Le veniva dall’essere stata guardata con amore da Gesù, così come è stato guardato con amore il pubblicano Matteo che non era certo uno stinco di santo. Sappiamo bene che mestiere faceva, eppure Gesù, in un momento preciso della sua vita, ha fatto irruzione nella storia di questa persona, il quale sentendosi chiamato, teneramente amato, ha deciso di cambiare vita e di seguire Gesù. 

            Possiamo commuoverci dal fatto che Suor Laura si è sentita teneramente amata dal suo Gesù, dal suo Sposo Divino. Lo ha voluto imitare con la croce, assomigliandogli in tutto e per tutto, fino a morire perdonando, perché questa è la novità. Tanti, purtroppo, vengono uccisi dalla cattiveria umana. Ma lei è morta, uccisa, perdonando, come Gesù dall’alto della Croce. Questo perdono è frutto di una vita in cui, essendo stata amata, si è allenata al dono di sé fino alla fine, fino al dono più grande: consegnare la propria vita, per amore, nel perdono.

             Ebbene abbiamo certo motivo di credere che la Chiesa molto presto attesterà questa donna come un punto di riferimento per tutti noi. I beati noi li osanniamo per la loro grandezza, sono i nostri intercessori presso Dio e, nello stesso tempo, diventano delle persone così attraenti che ci aiutano e ci convincono che la vita cristiana è bella, che la vita cristiana è attraente, che la vita cristiana ci permette di vivere una vita profondamente umana: la cultura della tenerezza e la cultura della misericordia. 

            Sia così molto presto, a tal punto da poterla annoverare tra il coro dei Beati e sentire che la sua intercessione nei confronti di ciascuno è potente presso Dio Trinità, Misericordia.

Amen

6 giugno 2000: Suor Maria Laura, in “uscita” per rispondere ad una giovane in difficoltà, è tradita e sacrificata a Satana. Lei saprà trasformare quella sera di tenebra in una meravigliosa esperienza di luce col suo: “Eccomi! Signore, perdonale”.

Avremmo desiderato celebrare il ventesimo anniversario di questo “passaggio di Dio a Chiavenna”, con un’elevazione spirituale che si ispirasse alle sette ultime parole di Gesù in Croce, ma la pandemia ha tutto sospeso.

Vogliamo ricordare, ora, Suor Maria Laura con le sue parole, le stesse che avevamo scelto per “attualizzare” quelle di Gesù Crocifisso.

Suor Maria Laura ha perdonato di cuore perché viveva quanto aveva scritto:

“Misericordia è l’identità di Dio che si manifesta in atteggiamenti di pietà, compassione, tenerezza, perdono, amabilità, benevolenza…”

“…Annuncerò ai ragazzi che credere in Cristo significa essere capaci di amare e di perdonare”.

Mons. Maggiolini, allora Vescovo di Como, aveva scritto: “Forse più di uno in cuor suo ha avvertito un segreto rimprovero a te, Suor Maria Laura, perché ti sei esposta al rischio e al pericolo quando era saggio e prudente starsene tranquilla nella tua casa.  Questi sono ragionamenti utilitaristi. La carità, invece, è paziente, è benigna… non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto…Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta… Una cosa è la prudenza e un’altra cosa è la tenerezza di chi dona senza riserve”.

E Papa Francesco ripete più volte:

“Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo…”

 Suor Maria Laura amava particolarmente Maria, la Madre addolorata, ai piedi della Croce. La contemplava:

“Maria, dal cuore trafitto, ai piedi della Croce, ha vissuto fino in fondo al suo umile posto, con una fede senza cedimenti. Ha compreso più di ogni altro il cuore di suo Figlio e in esso ci introduce. “.

“Come Maria ai piedi della Croce siamo chiamati ad essere accanto ai crocifissi del nostro tempo, per condividere, servire, evangelizzare le povertà che incontriamo sulla nostra strada”.

Anche lei ha conosciuto momenti difficili nel vivere la volontà di Dio. Scrive, infatti:

“Anch’io come Pietro sono tentata di dirti: “Non ti conosco” …Sì, preferirei conoscerti potente, forte, subito vincitore… invece bisogna attendere: una lunga attesa, un’attesa dolorosa che sa di sconfitta, insuccesso, fallimento, derisione, rifiuto. Faccio fatica ad attendere che tu sia vittorioso e vincitore in me”.

Il progetto di vita di Suor Maria Laura era: “Fare qualcosa di bello per gli altri”. Si è donata a piene mani a tutti, in modi diversi. Pochi mesi prima della sua morte aveva scritto:

“Essere disponibili a tutto per gli altri, sino a dare la vita come Gesù”.

 Ma un’attenzione particolare l’ha sempre riservata ai giovani. Per loro, infatti, si è donata fino alla fine.

Così parlava dei giovani:

“…poveri…Sì, perché spesso disorientati, sradicati, plagiati, che soffocano un grido di vita inespresso”.

“Sento l’urgenza di accompagnarli e chiedere aiuto a Gesù… non hanno punti di riferimento. Gesù, fa’ qualcosa. Facci capire in che modo essere la tua mano, il tuo gesto, il tuo prolungamento”.

Cosciente della sua povertà, spesso si abbandonava al Padre:

“Signore, prendi il poco che sono e la miseria che sono. Ti dono tutto, che non mi tiri mai indietro con la scusa comoda “non sono capace”. Per Te, per il Regno, per l’annuncio, io sappia dare sempre, dare tutto senza paura, senza vergogna, senza temere per il risultato o per la brutta figura. L’importante è dirti sì quando mi chiedi i miei 5 pani e i miei 2 pesci. Anche se gli altri non li apprezzano, anche se mi sembrano inutili”.

La sera di quel 6 giugno, Maria Laura ha squarciato quel tremendo buio con la forza della sua invincibile fede! Il suo volto “crocifisso” è un grido di luce e di vita lanciato al mondo.

Poco più di un anno prima della sua morte, Maria Laura affermava:

“Sentiamoci in cammino verso un amore che va oltre questa stessa vita, verso il Padre il cui sguardo si posa con tenerezza su ciascuno di noi”.

Ed ecco quanto abbiamo letto sugli appunti che Suor Maria Laura aveva lasciato sul tavolo della sua camera:

“Soprattutto viviamo nell’attesa della sua venuta finale, quando mi chiamerà in Paradiso”.

Da lassù, Suor Maria Laura, continua, a “fare qualcosa di bello” per tutti noi!

 

Sr. Beniamina Mariani,fdc

Elisabeth a Ponte di Nona
Mar 28, 2020
  

Elisabeth con AlessandraMi presento: sono Elisabeth, novizia del Burkina Faso, e ho trascorso uno stage di circa tre mesi nella comunità di Ponte di Nona (Roma).
Desidero condividere con voi qualcosa che ritengo molto importante. In Italia le vocazioni religiose e sacerdotali sono meno numerose rispetto all’Africa, per questo è più difficile “seminare” questo desiderio nel cuore dei fanciulli.

 A Ponte di Nona ho avuto la possibilità di passare in diverse classi di catechismo per testimoniare la mia esperienza vocazionale.
Perché vuoi diventare suora?”, era la domanda più ricorrente, ma anche molte altre: come e quando ho cominciato a sentire questa chiamata, come ha reagito la mia famiglia di fronte a questa scelta, come ho conosciuto le Figlie della Croce, se ho nostalgia del mio paese, se mi trovo bene qui in Italia e se mi piacerebbe tornarvi, come vedo il mio futuro...
Con gioia ho cercato di rispondere, raccontando in modo semplice qualcosa della mia storia, sottolineando prima di tutto il dono ricevuto: l’amore per Cristo, per il vangelo, per i piccoli e i poveri che desidero servire con il dono della mia vita.

Madonna della FiduciaPoi, nella settimana dal 26 gennaio al 2 febbraio abbiamo accolto in parrocchia l’immagine della MADONNA DELLA FIDUCIA, particolarmente venerata nel Seminario Maggiore di S. Giovanni in Laterano a Roma.

Ogni pomeriggio i seminaristi, a due a due, hanno animato l’incontro di catechesi per i diversi gruppi di ragazzi radunati in chiesa insieme alle loro famiglie. Hanno raccontato la loro personale vocazione e hanno offerto la propria testimonianza di vita alla sequela di Gesù, rispondendo a tutte le domande poste dai ragazzi.

 Sempre durante questa settimana, allo stesso tempo “mariana” e “vocazionale”, un biblista ha tenuto una catechesi serale agli adulti con la meditazione della parabola del seminatore dal vangelo di Marco (4,1-20). Ha insistito sulla fiducia in Dio e anche in se stessi: non esiste una vita senza difficoltà, ma occorre “tener duro” confidando in Gesù sofferente.

Cardinale e giovaniLa sera di venerdì 1° febbraio, Sua  Eminenza il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario generale di Papa Francesco per la Diocesi di Roma, è venuto tra noi per incontrare i giovani della Prefettura. 
Ci siamo meravigliate di tanta partecipazione!

Attraverso un dialogo semplice e diretto, il Cardinale ha risposto alle domande preparate dai giovani delle diverse parrocchie.
In particolare, comunicando la sua personale storia vocazionale, ha detto come la preghiera sia stata la forza che ha alimentato la sua fiducia in Colui che lo chiamava e gli ha dato il coraggio di rispondere Sì per la sua missione d’amore.

Cardinale e comunitàInfine, domenica 2 febbraio, nella solenne concelebrazione delle ore 10 abbiamo ringraziato il Signore per il dono delle vocazioni nella Chiesa.

 Anche la nostra comunità per tutta la settimana ha pregato per le giovani in formazione nella nostra Congregazione e per quanti sono in ricerca della propria vocazione.

 

Elisabeth, novizia del Burkina Faso

Celebrazione con Seminaristi

Improvvisamente, noi che ci ritenevamo padroni di tutto e di tutti, ci sentiamo impotenti, feriti, fragili, insicuri.

Nelle nostre agitate città, sulle nostre strade rumorose e affollate, è sceso un SILENZIO sconosciuto che fa “TANTO RUMORE” perché, improvvisamente grida al nostro cuore verità mai prese in considerazione.
Ogni luogo che accoglieva gruppi di persone è vuoto, è chiuso.
Persino la S. Messa è celebrata dai Sacerdoti a porte chiuse.

Le scuole sono chiuse, ma le relazioni proseguono, anche se in modo diverso: finalmente i social network sono usati in modo positivo! 
Nelle grandi città, dai balconi si comunica e ormai si conosce tutto dei coinquilini. Si crea una bella rete di solidarietà e si inventano nuovi modi per stare insieme.
Appuntamento alle ore 18 di ogni giorno per cantare insieme dai balconi: l’inno di Mameli, canzoni vivaci di ieri e di oggi. Il desiderio è anche di raggiungere i medici, il personale sanitario e tutti quelli che si prodigano per i malati, per esprimere loro tutta la riconoscenza dell’intero Paese.

È incredibile, ma ci sembra di essere in un mondo sconosciuto e riscopriamo in modo nuovo tutto ciò che, nel nostro quotidiano, sembrava ovvio e non impegnava la nostra attenzione: la famiglia, la comunità, la fraternità…
Quale riscoperta della preghiera oggi, e quanta preghiera sale a quel Dio che per molti sembrava non avere diritto di cittadinanza” tra noi!
Sì, un semplice virus ha sconvolto il mondo intero… E noi che credevamo di essere “onnipotenti” con le scoperte della scienza e della tecnica, prendiamo coscienza che il futuro non è nelle nostre mani, ma solo il presente. 
Così qualcuno ha scritto: “So di non aver altro che questo piccolo giorno di oggi da donare a Colui che mi chiama tutti i giorni, ma come dirgli sì per tutti i giorni, se non gli dono questo piccolo giorno qui? Dio ha mille anni per fare un giorno; io ho solo un giorno per fare qualcosa di eterno: L’OGGI”.
La Chiesa è vicina al popolo e indichiamo solo alcuni gesti significativi che hanno segnato la collettività.

Molto significativo il gesto del Papa. Domenica 15 marzo, poco dopo le 16, si è recato prima a Santa Maria Maggiore per rivolgere una preghiera e portare un omaggio floreale alla Vergine, Salus populi Romani.
Poi, percorrendo un tratto a piedi si è recato, come in pellegrinaggio, nella chiesa di San Marcello al Corso, dove si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la 'Grande Peste' a Roma. Anche qui ha deposto un omaggio floreale e ha pregato perché sia debellato questo flagello in tutto il mondo.

L’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, mercoledì 11 marzo è salito sulle terrazze del Duomo e ha innalzato un'accorata invocazione a Maria, alla Madonnina, simbolo religioso e civile di Milano. La preghiera è un video messaggio come sostegno e incoraggiamento per tutti i fedeli delle Diocesi.
«O mia bela Madunina che te dominet Milan… conforta coloro che più soffrono nei nostri ospedali e nelle nostre case; sostieni la fatica dei tuoi figli impegnati nella cura dei malati; infondi sapienza nelle decisioni, aiutaci a rifiutare le immagini di un Dio lontano, indifferente, vendicativo; non permettere che noi ci dimentichiamo di coloro che soffrono vicino e lontano per l’assurdità della guerra, l’ingiustizia della miseria». Sono queste alcune delle parole della preghiera che l'arcivescovo di Milano ha pronunciato ai piedi della statua della Madonna che sovrasta il Duomo di Milano.

Il Parroco di Castiglione d’Adda il 24 febbraio 2020, dopo aver celebrato da solo, in una chiesa vuota, senza fedeli, con i paramenti sacri, esce sul sagrato della chiesa e con il Santissimo benedice idealmente tutto il paese. E il paese di Castiglione d’Adda, nel cuore della Bassa isolata per il virus, è deserto, silenzioso. L’unico sussurro è quello della paura. Ecco alcune parole del parroco: "C’è molta preoccupazione nella comunità, ma rimaniamo tutti insieme, in una rete di profonda unità. Il clima è di sofferenza, ma c’è reale partecipazione di tutti", e rivolto ai suoi fedeli incoraggia: "Vi invito ad incrementare la preghiera. Ci sentiamo impotenti di fronte a questi fatti. Anche io ho pianto di fronte alla statua della Madonna ma pregare è già sperare".

La Conferenza episcopale italiana ha invitato ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia. Alle finestre delle case si è chiesto di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa”. Il Papa, in collegamento, ha introdotto la preghiera: “Questa sera preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, Custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio”.

 

Sr Carolina Malacarne, fdc

Dal 21 gennaio 2020 al 3 febbraio 2020 sono stata in Costa d’Avorio per conoscere meglio il carisma delle Figlie della Croce vivendo, anche in altre comunità, con le suore e i piccoli ed i poveri, nella missione dove sono state inviate. È stato bello vivere insieme condividendo in semplicità tutto come dono: gli incontri e le diverse esperienze insieme. A volte ho potuto collaborare, a volte ho semplicemente osservato, ascoltato, dialogato e pregato insieme. Sempre comunque ho accolto tutto nel cuore, cercando di far tesoro di ogni istante.

Ho ricevuto una calda accoglienza ad Abidjan, a Boniérédougou e a Khorogo. Le sorelle sono state premurosissime in ogni gesto: chi mi è venuta a prendere, chi ad accompagnare: fiori, biglietti, acqua, cibo gustoso, sorrisi; mi sono sentita a casa in ognuna delle 3 comunità.

Prima tappa è stata la comunità di Boniéré. Tra le altre cose, mi hanno offerto l’immagine di Gesù Misericordioso, che ho gradito in modo particolare, perché importante nella mia scelta vocazionale… Ho contemplato la natura, frutti e fiori belli e buoni. La mattina sveglia presto con il canto del muezzin e quello del gallo… con fatica, ma con gioia per andare insieme all’Eucaristia ad attingere l’energia per iniziare la giornata, con la gratitudine e con l’entusiasmo che mi è stato “contagiato”. Insieme a Suor Marie, Clémentine e Adéle, ho visitato la scuola, con classi numerose e povere di mezzi, dove ci sono alcuni bambini adottati a distanza. Ho visitato anche il distretto sanitario dove c’erano 2 mamme con neonati e ho gioito per il dono della vita. A causa del furto di galline e uova subíto dalle suore, ho conosciuto anche il grande pollaio, costruito dalle suore per dare futuro a tanti giovani in difficoltà. Ho osservato come le suore lavorano nell’orto, come curano galline ed anatre… e come accolgono varie persone che vengono alla comunità. Chi cerca un po’ di ascolto e di fraternità, chi un po’ di aiuto perché manca il latte per il neonato, chi chiede vestiti, ecc… Le suore disponibili e attive in tutto. Sono state diverse le attività: catechismo con tanti bambini e ragazzi… e poi altri incontri al villaggio, andando a casa di alcuni poveri… Tutti laboriosissimi, anche i ragazzi che attingono l’acqua al pozzo, le donne con cesti pesanti sul capo, bambini che giocano coi fratellini. La domenica S. Messa con tanti canti e gesti d’offerta, tutti al servizio di tutti… portando il Vangelo con la vita, con amore. Ho incontrato tante persone: sempre strette di mano e scambio di sorrisi e di qualche parola tutti insieme…

Dopo alcuni giorni, partenza per Korhogo e ancora viaggio su strade dissestate, quasi impraticabili, a volte asfaltate, a volte in terra battuta, e sempre, ai bordi, venditori di banane, di animali selvatici cacciati, di stoffe tessute a mano, coloratissime. La comunità Sainte Elisabeth, in mezzo a tanti bambini vivaci e gioiosi, è al centro di una scuola, chiesta circa 60 anni fa dal Vescovo, per educare le bambine che non venivano accolte dalle scuole locali. La sera siamo andate ad una festa della parrocchia, ho conosciuto anche le suore della comunità di Sant'Andrea Uberto, casa Regionale, ed anche altre religiose della zona... Con le suore Janine, Emmanuelle, Giovanna e Denise, ho visitato il centro don Orione Antenne de Korhogo e ho ricevuto sorrisi, saluti, incontri e spiegazioni sulla missione con i ragazzi e bambini disabili, accolti con le loro famiglie. Il centro è il luogo di una missione di cura ed attenzione alle persone ed ai malati per poterli mettere in piedi e farli rinascere a vita nuova, come ho visto ed ascoltato dalle testimonianze. Le persone guarite sono i frutti dell'albero di vita fatto di foglie colorate, cui ognuno dà il suo contributo, insieme, doni dell'Amore accolto e donato. Ho conosciuto, ad esempio, una ragazza che aveva problemi uditivi e adesso lavora al centro, un ragazzo con arti amputati che ha ricevuto ausili ed assistenza e tante altre belle storie di vita nuova, di ritrovata gioia, veri incontri che cambiano la vita, nella compassione e nel servizio, chinandosi con amore e raccogliendo frutti di comunione. Ho conosciuto la storia di Alfonse, segretario in questa struttura, strumento della Misericordia, disponibile alle suore e ad ogni piccolo e povero. Appartiene al gruppo Amici Figlie della Croce, vive appieno il carisma aiutando e vivendo insieme a bambini malati, accolti nella sua famiglia, oltre ai suoi 3 figli: un esempio di dono totale della vita, nella gioia e senza stancarsi, con amore.

Anche a Korhogo ogni giorno Eucaristia insieme ed incontri... Merci Dieu... Ma sœur... tutto all'insegna dell'accoglienza e della gratitudine verso il Signore e verso le sorelle. Poi ho visitato il Centro Giubileo per malati mentali, inaugurato nel 2000, anno del martirio di suor Maria Laura, uno dei padiglioni è dedicato a lei. Al Centro Giubileo si è scelto di accogliere persone malate con le famiglie, quindi meno malati ma più attenzione alle singole persone, aiutate a reinserirsi nella società ed in famiglia, offrendo loro un lavoro nella fattoria gestita dalle suore. Anche qui dalla Croce nasce la vita. Nel punto centrale del Centro c'è una bella cappella ed intorno diversi padiglioni dove vi sono alcuni malati residenti ed altri, la maggior parte, ambulatoriali. Chi può, lavora nella fattoria dove si allevano polli, maiali, si producono uova, frutta e verdura... Un giorno ho visitato la città di Korhogo ed i mercatini artigianali: ho incontrato alcuni artisti, in particolare uno scultore musulmano, amico delle suore, che fa bellissime statue della Madonna e della Sacra Famiglia: multiculturalità ed interculturalità vissute, scambiandosi qualcosa di sé, nell'amicizia, nella diversità, nell'incontrarsi e camminare insieme.

Infine ad Abidjan. Anche qui calda accoglienza, dopo un lungo viaggio in 2 in autobus... Provvidenzialmente accompagnate e accolte nella comunità allargata: suor Maria, suor Helene, suor Marthe, suor Gracie, suor Françoise, suor Charlotte, suor Tahiry, suor Emmanuelle…. tanta gioia di conoscersi e di trovarsi insieme, chiamate alla Sua Luce. Ed ecco domenica, Festa della Presentazione di Gesù al tempio e giornata della Vita Consacrata... "Prendo sul serio l'impegno del mio Battesimo" ci ha ricordato suor Tahiry nella sua testimonianza dopo l'omelia. Le Figlie della Croce sono ad Abidjan solo da 5 anni, ma già si sperimenta tanto entusiasmo nell'immergerci insieme nell’Amore del Signore che si dona e ci rende religiosi-dono per i fratelli e per Sua Gloria, centro della nostra vita. Abbiamo pranzato insieme a tanti fratelli e sorelle consacrati per fare festa... continuata a casa in un pomeriggio di dialogo e condivisione di episodi di vita. Infine l'ultimo giorno un po' di riposo prima di ripartire, dopo questa prima bellissima esperienza africana-ivoriana. Ho ricevuto tanto da tutte le persone incontrate lungo il cammino, ringrazio tutti nella preghiera, e spero di portare la luce, la gioia, il calore ricevuti e condividere questi tesori perché possa anch'io essere chicco di grano che seminato porta frutto.

Milena

 

 

“Rallegrati... Non temere... Nulla è impossibile a Dio”

Dal 2 al 5 gennaio, si è svolto a Roma il Campo Giovani dei gruppi giovanili che sono in relazione con noi, dedicato quest’anno a Maria 

 

Venti i partecipanti tra cui gli animatori Andrea, Roberta e Chiara, sr Alessandra, sr Mirella ed Elisabeth, novizia in formazione a Roma.    

Nella BASILICA DI S. MARIA MAGGIORE ha guidato la riflessione del gruppo don Fabio Bartoli, che ha approfondito la personalità di Maria attraverso i Vangeli. È seguita la visita della Basilica, accompagnata dalla bravissima guida, Marta, che ha poi condotto il gruppo nella BASILICA DI S. PRASSEDE.

Nella BASILICA DI S. MARIA IN TRASTEVERE, splendente di luce e piena di fedeli è stato condiviso un tempo di preghiera della Comunità di S. Egidio.

Il priore della BASILICA DI SANTA SABINA, fr. Philipp Wagner, ha guidato la visita ripercorrendo secoli di storia a partire dai resti archeologici di una villa romana sotto le fondamenta della chiesa. Raccolti nella piccolissima cella di S. Domenico, si è svolta la preghiera a Maria “donna dell’ascolto, donna della decisione, donna dell’azione”.

 Un’intera mattinata è stata dedicata alla BASILICA DI S. PIETRO e anche la domenica mattina il gruppo ha voluto tornare per partecipare all’Angelus con Papa Francesco.

Un tempo davvero speciale è stato vissuto nella BASILICA DI S. CROCE IN GERUSALEMME. Don Antonio Panfili, Vicario episcopale per la Vita Consacrata della Diocesi di Roma, ha condotto il gruppo a meditare sulla Passione del Signore attraverso la spiegazione accurata delle Reliquie della Santa Croce, rinvenute e portate a Roma da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel IV secolo. Davanti all’immagine della Sindone, riprodotta nelle dimensioni di quella originale conservata a Torino, il gruppo ha pregato in silenzio, commosso e anche turbato dai segni dolorosi della Passione. Infine la preghiera è stata rivolta a Maria “donna del dolore e vergine della speranza”, per “rendere sempre ragione della speranza che è in noi e a sostare con Lei presso le innumerevoli croci sulle quali il Suo Figlio è ancora crocifisso”.

Insieme a questi momenti intensi di ricarica spirituale, ci sono stati tanti altri momenti di gioia e spensieratezza, camminando per le strade e le piazze di Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Pontificia Università Santa Croce in Roma, Piazza di S. Apollinare ha organizzato, il 5 dicembre 2019, una giornata di studio sulla Via Consacrata e la Nuova Evangelizzazione oggi.

Alla luce degli insegnamenti di Papa Francesco, l'iniziativa ha voluto offrire "un’opportunità di confronto e di approfondimento delle sfide culturali, spirituali e pedagogiche che interpellano oggi l’identità e la missione dei consacrati". 

Davanti a un folto gruppo di uditori, i relatori hanno illustrato diversi aspetti del tema scelto.
Nel pomeriggio ci sono state diverse testimonianze di religiose e religiosi.
Suor Lucia Bellotti è stata chiamata a presentare la sua esperienza di evangelizzazione nelle Carceri di Rebibbia a Roma.

Suor Lucia è una suora Figlia della Croce d’Italia e da 25 anni vive la sua missione nell’ambiente del carcere. La sua presenza discreta e costante ha permesso di collaborare con la realtà complessa e profondamente ferita di quanti sono detenuti. Insieme ai cappellani carcerari, suor Lucia ha cercato di costruire relazioni umane e cristiane con quanti stanno scontando pene carcerarie molto dure.

Ecco come ha presentato la sua esperienza di Evangelizzazione nell’ambente delle carceri: Mi chiamo suor Lucia e sono una Figlia della Croce.
La mia Congregazione è sorta in Francia dopo la Rivoluzione francese da due Santi: un parroco, S. Andrea Uberto Fournet, e una giovane nobile, S. Giovanna Elisabetta Bichier des Ages.

Per molti anni ho vissuto la mia professione di infermiera presso diversi Ospedali e Case di riposo in varie località in Italia.
Oggi, invece, ormai da oltre 25 anni, svolgo la mia missione di volontaria qui a Roma al Circondariale di Rebibbia e nel reparto riservato ai carcerati dell’Ospedale Pertini.

 

  • Perché la mia vita ha avuto questa “svolta” così inattesa?

 

Tutto è cominciato dall’incontro con un carcerato ricoverato nell’Ospedale S. Flippo Neri dove lavoravo.
Al momento di essere dimesso, mi disse in modo accorato:

“Non abbandonatemi...”.

Questo “grido” veniva dal suo profondo bisogno di ricevere “gesti di umanità” e di sentire “parole di speranza” ...
Sono stata colpita profondamente... e non solo io ma anche la mia comunità...
Ci siamo subito sentite interpellate: CHE COSA IL SIGNORE CI STAVA CHIEDENDO?

Con una mia consorella ho iniziato ad andare al carcere di “Regina Coeli” una volta alla settimana, compatibilmente agli altri impegni...

Piano piano, le visite si sono fatte più frequenti, i contatti si sono moltiplicati... fino a diventare una vera e propria “missione” a tempo pieno che la Congregazione stessa mi ha affidato...

Per seguire di più  -  ecco il testo e il video

Grazie Suor Lucia!

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione su Maria Laura"Nella vita fare qualcosa di bello per gli altri". Queste le parole che hanno guidato Suor Maria Laura, Figlia della Croce, fin dalla sua adolescenza, nella sua vita a servizio degli altri. Parole che hanno accompagnato e fatto da sfondo all'esperienza che abbiamo vissuto nei mesi di giugno e inizio luglio, accompagnando i gruppi del Grest che hanno deciso di venire a Chiavenna, per conoscere la "Bella Storia" di una persona che agli occhi di molti può essere definita santa. Il pacchetto "Gita in Valchiavenna" proposto agli oratori delle diocesi lombarde, ha attirato numerosi gruppi, all'incirca una ventina, provenienti non solo dalla Diocesi di Como, ma anche da quelle limitrofe, per un totale di oltre 1000 tra bambini, ragazzi ed accompagnatori. Una proposta vincente e un'occasione speciale, che ci ha permesso in primo luogo di avvicinarci alla figura di Suor Maria Laura, conoscendone gli aspetti più umili, che spesso rischiano di restare in secondo piano rispetto alla vicenda del suo martirio; in un secondo tempo invece, ci ha permesso di esserne testimoni, mettendo in pratica quello che lei desiderava per ogni giovane, ossia che ciascuno facesse qualcosa di bello nella propria vita e lo facesse per gli altri.

"Nella vita fare qualcosa di bello per gli altri". Queste le parole che hanno guidato Suor Maria Laura, Figlia della Croce, fin dalla sua adolescenza, nella sua vita a servizio degli altri. Parole che hanno accompagnato e fatto da sfondo all'esperienza che abbiamo vissuto nei mesi di giugno e inizio luglio, accompagnando i gruppi del Grest che hanno deciso di venire a Chiavenna, per conoscere la "Bella Storia" di una persona che agli occhi di molti può essere definita santa. Il pacchetto "Gita in Valchiavenna" proposto agli oratori delle diocesi lombarde, ha attirato numerosi gruppi, all'incirca una ventina, provenienti non solo dalla Diocesi di Como, ma anche da quelle limitrofe, per un totale di oltre 1000 tra bambini, ragazzi ed accompagnatori. Una proposta vincente e un'occasione speciale, che ci ha permesso in primo luogo di avvicinarci alla figura di Suor Maria Laura, conoscendone gli aspetti più umili, che spesso rischiano di restare in secondo piano rispetto alla vicenda del suo martirio; in un secondo tempo invece, ci ha permesso di esserne testimoni, mettendo in pratica quello che lei desiderava per ogni giovane, ossia che ciascuno facesse qualcosa di bello nella propria vita e lo facesse per gli altri.

Le giornate si sono strutturate con un primo momento di introduzione presso il cineteatro Victoria; poi le comitive venivano suddivise in tre gruppi, secondo le differenti fasce d'età, per visitare alcuni dei luoghi più significativi: la stanza di Suor Maria Laura, la Chiesa di San Lorenzo e il luogo del martirio.
Presso la stanza, situata nella Casa delle Figlie della Croce, oggi sede della Comunità Montana, alcune consorelle ci hanno guidato nel conoscere la vita di Suor Maria Laura, in particolare l'amore che lei nutriva per i suoi preferiti, i piccoli, i giovani e i poveri, ai quali si dedicava in maniera molto silenziosa ed umile, con la certezza che negli altri poteva incontrare il suo Gesù.
In S. Lorenzo invece, oltre a visitare la sua tomba e a conoscere il significato della sua presenza in quel luogo, richiamando il processo che speriamo ce la restituirà "santa tra i santi", i gruppi sono stati I giovani ai monumenti di Maria Laura avvicinati alle origini della sua storia spirituale e di come questa si sia tradotta nel diventare una suora Figlia della croce.
Infine in via Poiatengo i gruppi hanno potuto conoscere la storia dei suoi ultimi minuti, il suo martirio avvenuto con l'uccisione e la luce che ne è emersa con il suo perdono. Una storia che agli occhi di qualsiasi persona può risultare brutta, triste, assurda, ma che agli occhi di ogni cristiano appare come una bella storia, perché pregna di amore, quell'amore che resiste al male, che resiste alla morte, l'amore che perdona nel momento più tragico, proprio come Gesù sulla croce.

Per aggiungere anche la bellezza della natura a questa proposta, i gruppi hanno potuto riempirsi gli occhi con le meraviglie della nostra valle, in particolar modo passeggiando fino alle cascate dell'Acquafraggia, con una sosta all'agriturismo dell'Aquafracta, per un momento di fattoria didattica.

Accompagnare questi gruppi è stato per noi un dono, perché ci ha permesso di approfondire la storia di questa piccola grande donna e di raccontarla a chi da lontano ha scelto di venire proprio a Chiavenna. Sapere che la sua storia non rimane chiusa tra le montagne della nostra valle ci riempie di gioia, perché un tesoro come questo non può essere custodito gelosamente, anzi andrebbe condiviso generosamente, così che la vita di chi ascolta, possa essere trasformata dall'amore che ne emerge. Ogni giorno ci siamo portati a casa gli occhi stupiti di bambini e ragazzi, che silenziosamente, ci hanno dedicato attenzione e ascolto, mentre raccontavamo loro i dettagli di questa storia. Una storia che ha suscitato molte domande e desiderio di volere approfondire, capire, conoscere. Una storia che lascia tracce d'amore nel cuore di chi l'ascolta e che invita ad amare pienamente nella vita di tutti i giorni, concretizzando quell'amore che suor Maria Laura ha voluto insegnarci donando la sua vita.
E allora è proprio vero, quel chicco di grano che muore, può portare molto frutto.
                                                                                                                                                                                     Per il gruppo degli organizzatori Cinzia Zarucchi

Dal 1° all'11 maggio, le suore della comunità Accoglienza di Roma, hanno avuto la gioia della presenza di Suor Helena, superiora generale delle suore di Notre Dame de la Compassion. C'era con lei anche Sr Susana venuta per partecipare all'assemblea UISG (Unione Internazionale Superiori Generali). Abbiamo potuto vivere, nella semplicità, momenti di conoscenza e di comunione fraterna.

 

Abbiamo avuto la possibilità di ascoltare con interesse le notizie delle sorelle dell'Alleanza, e così anche per noi si è concretizzato il momento favorevole per conoscerci, per fare esperienza dello stare molto bene insieme, e far crescere in tutte il desiderio di altre occasioni di fraternità e di condivisione reciproca.
Suor Helena ci ha presentato con delle diapositive la sua congregazione, e come non sentirci in comunione, col desiderio di scambi, di più relazioni, di altri incontri? Sì, abbiamo gustato vita e un sogno di futuro ha abitato in ciascuna di noi.

Ringraziamo Sr Susana, Sr Marthe e i loro consigli per aver aperto questo cammino di novità, per aderire all'opera dello Spirito che fa nuove tutte le cose e rinnova ciascuna di noi.
"Grazie Sr Elena per la tua affabilità, semplicità: sei stata preziosa per noi, il nostro stare insieme in comunione ci ha mostrato il bello della vita religiosa".

Insieme si va lontano.
Avanziamo insieme, lasciamoci condurre dallo Spirito e che i nostri sogni di futuro diventino vita che zampilla con la benedizione dei nostri fondatori e fondatrici.

Grazie Sr Susana, anche tu sei stata preziosa in questi giorni, insieme abbiamo sentito con forza che un cammino nuovo si apre per noi: lo Spirito ci chiama a prendere il largo.
Con grande riconoscenza le sorelle della Comunità Accoglienza.

 

Serva di Dio
Mar 26, 2019
  

La religiosa, della Congregazione delle Figlie della Croce, venne uccisa da tre ragazze minorenni il 6 giugno 2000, vittima di un mortale rituale satanico

Suor Maria Laura, serva di Dio, è ora qui, in quella che fu la sua chiesa. Ciò che stiamo vivendo non è un anticipo di beatificazione ma un atto dovuto, vista la fase avanzata del normale cammino che la Chiesa diocesana ha avviato». Con queste parole monsignor Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna (Sondrio), ha introdotto la Messa presieduta, lunedì scorso, dal vescovo della diocesi di Como Oscar Cantoni, in occasione dell'avvenuta traslazione dei resti mortali di suor Maria Laura Mainetti.

La religiosa, della Congregazione delle Figlie della Croce, venne uccisa da tre ragazze minorenni il 6 giugno 2000, vittima di un mortale rituale satanico. Il trasferimento della sepoltura, dal cimitero di Chiavenna alla cappella di San Giovanni Nepomuceno, in una delle navate laterali della Collegiata di San Lorenzo, è stato effettuato il mattino del 26 febbraio scorso, «in un clima di raccoglimento e commossa partecipazione» ci spiega ancora l'arciprete.

Il vescovo di Como, Oscar Cantoni,
in ginocchio davanti alla tomba di suor Mainetti dopo la traslazione

Mgr Cantoni«Viste le numerose persone che, provenienti da ogni parte d'Italia, si recavano sulla tomba di suor Maria Laura – aggiunge monsignor Caelli – si è pensato di offrire la possibilità di averla più vicina e di facilitarne la visita». Terminata la fase diocesana della causa di beatificazione (aperta nell'ottobre 2005 e conclusa nella primavera 2006), consegnata la positio alla Congregazione per le cause dei santi (nell'estate 2017), «si è ritenuto di provvedere alla traslazione».
«La memoria di suor Laura, umile e dolce Figlia della Croce, non è venuta meno in questi anni. Il suo ricordo è sempre vivo, non solo nella sua congregazione, né esclusivamente in questa comunità, ma si estende verso l'intera Chiesa». Così si è espresso il vescovo Cantoni nella sua omelia, in una Collegiata troppo piccola per accogliere tutti i fedeli convenuti e le decine di sacerdoti concelebranti. «Perché suor Laura fosse accanto a noi – ha ripreso il presule – abbiamo chiesto che riposasse nella sua parrocchia, dove ha seguito Gesù in nobile semplicità, amando e servendo i fratelli più deboli, fino alla fine».
Cantoni ha ricordato che «la fama di santità che si sviluppa e cresce nei confronti di suor Laura è la prova più convincente che essa debba essere additata dalla Chiesa in un prossimo futuro, speriamo non lontano, come modello per tutti». La sua morte così drammatica «non è stata che il coronamento di una vita donata a servizio dei fratelli». Suor Mainetti ha fatto suo il Vangelo: in particolare «nell'attenzione educativa verso la gioventù – ha detto ancora il vescovo – si è dedicata alla formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani».
Un esempio da seguire, affinché le «nostre comunità cristiane sappiano insegnare alle nuove generazioni l'arte di vivere». Suor Laura «ci accompagna e ci richiama al compito irrinunciabile (per essere e non solo per dirci cristiani) di onorare e servire la carne di Cristo, che sono i poveri, gli infelici, i profughi, coloro che la società scarta». In chiusura Cantoni si è rivolto a «Maria, Madre della Misericordia, venerata a Gallivaggio, ma la cui statua è conservata in questa stessa Collegiata (il santuario è attualmente inagibile per la frana che lo ha colpito nel maggio 2018), perché sostenga la nuova fase del Sinodo diocesano che stiamo per avviare».

Chi è
Teresina Mainetti - questo è il nome di battesimo della futura suor Maria Laura - nacque a Colico (Lecco) il 20 agosto 1939, decima figlia di mamma Marcellina e papà Stefano. «Della tua vita devi fare una cosa bella per gli altri». Questo invito, rivoltole da un sacerdote durante la confessione, Teresina lo abbracciò come progetto di vita.
A 18 anni entrò nella Congregazione francese delle Figlie della Croce: nell'agosto 1959 emise i primi voti come suor Maria Laura e l'anno successivo fece la professione perpetua a La Puye, casa madre della Congregazione.
Dedicò la sua vita alla missione tra i bambini, i giovani e le famiglie, a Vasto (Chieti), Roma, Parma, fino ad approdare a Chiavenna nel 1984: qui, nel 1987, divenne anche superiora della comunità. Le consorelle la descrivono come «instancabile e serena, sempre pronta a rimboccarsi le maniche quando scopriva una qualunque situazione di difficoltà». Si firmava sempre per esteso: suor Maria Laura, Figlia della Croce. Pochi mesi prima di essere uccisa scrisse a una consorella: «ti auguro di cercare e trovare Gesù tra i poveri e nella quotidianità... Sarai felice davvero».

Enrica Lattanzi, Sondrio martedì 12 marzo 2019
Avvenire, 12 marzo 2019

 

Suor Maria-Laura
Mar 25, 2019
  

Si sono riunite sul luogo del delitto di Suor Maria Laura Mainetti dove oggi un cippo ricorda l'assassinio della suora di Chiavenna, le Figlie della Croce giunte ieri nella città del Mera da tutta Italia ma anche da Francia e Canada per partecipare alla ceremonia di translazione dei suoi resti mortali dal cimitero alla parocchia di San Lorenzo. Intorno alle 17, l'appuntamento per la preghiera in via Poiatengo con il canto composto in suo onore dal titolo "Raggio di luce" : un momento ad alta intensita emotiva e di composta partecipazione, al termine del quale Suor Beniamina estensore del dossier sulla vita della consorella ci ha consegnato la sua testimonianza...

Suor Maria-LauraHo scritto la vita all'inizio, poi ultimamente, da pochi anni, ho cercato di raccogliere tutto quello che abbiamo trovato scritto da Suor Maria Laura che non era tanto un diario, ma appunti di riflessione spirituale.

E quindi ne è venuto un volume poderoso...
No, il secondo non è poderoso perche lei non scriveva tantissimo ma era abbastanza per definire la sua personalità spirituale che a noi era ignota perchè era una persona molto umile, molto silenziosa che non appariva. E da questi pochi scritti, noi abbiamo riscoperto veramente la sua persona.

La Croce - luogo del martirio

 Che persona era e perchè dovrebbe essere beatificata ?
Lei quando ha iniziato la sua vita religiosa, ha detto che voleva fare qualcosa di bello per gli altri. Nella sua vita ha veremente fatto qualcosa di bello per gli altri e aveva una predilezzione particolare per le persone nel bisogno ma anche per i giovani che sentiva che vivevano in un mondo che non li aiutava, li abbandonava.

Da alcuni di questi giovani poi in realtà è stata tradita ?
Eh sí, purtroppo... Infatti, erano delle minoreni e quindi ci rendiamo conto che in effetti lei aveva raggione quando diceva che il mondo veramente lasciava questi giovani nell'indifferenza e questa è stata la realtà. Peró lei li ha sempre chiamati "i miei giovani".

Elisabetta Del Curto, TeleSondrioNews
(12 marzo 2019)

 

Suor Beniamina La testimonianza

"Cari fratelli e sorelle, sono stati proclamati due testi della Parola di Dio secondo il calendario liturgico di oggi, lunedì della prima settimana di Quaresima.
È sorprendente come queste letture, che non abbiamo scelto per l'occasione, ma che ci sono state donate, corrispondano perfettamente al motivo per cui noi siamo radunati qui in questa collegiata di Chiavenna.
Il Signore ci accompagna e ci nutre sempre con la sua Parola dentro la situazione storica in cui viviamo, ci permette di interpretare alla sua luce gli avvenimenti, lieti e tristi, che compongono un disegno che ai nostri occhi si presenta spesso disarmonico, ma che il Signore indirizza e riconduce sempre al bene, promuovendolo al massimo grado.
La memoria di suor Laura, umile e dolce figlia della Croce, non è venuta meno, in questi anni.

Il suo ricordo è sempre vivo, non solo nella sua Congregazione religiosa, né esclusivamente in questa Comunità parrocchiale, ma si estende in tutta la Valchiavenna, si propaga in tutta la nostra Diocesi di Como, si espande verso tutta l'intera Chiesa. Lo testimoniate voi, presenti, convenuti numerosi questa sera da ogni parte.l'Altare di Sant Lorenzo

E perché suor Laura fosse ancor più vicina a noi, e potessimo invocarla davanti ai suoi resti mortali, abbiamo chiesto e ottenuto che Ella riposasse qui, in quella che fu e rimane la sua parrocchia, nella quale ha seguito Gesù con tanto ardore e in nobile semplicità, amando e servendo i suoi fratelli più deboli fino alla fine.
Così suor Laura, questa sera, facendo eco alla Parola di Dio riportata nel libro del Levitico, ripete a noi: "Così dice il Signore, siate santi perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo". Tutti noi, battezzati, siamo chiamati alla santità, che può svilupparsi dentro una esistenza per nulla appariscente.
La nostra sarà una santità feriale, ordinaria, che trasmette e testimonia la gioia del Vangelo dentro le situazioni più comuni dell'esistenza, a partire dalla condizione di vita in cui ci troviamo.
Lo Spirito Santo sa come utilizzare i nostri doni personali e persino i nostri caratteri specifici, spesso non sempre felici, per realizzare in noi l'immagine di Gesù, e rappresentare al vivo, attraverso di Lui, il volto della tenerezza e della Misericordia di Dio Padre, il santo per eccellenza.
Non occorrono gesti di portata straordinaria. La santità si sviluppa attraverso quei piccoli particolari che ognuno riesce a inventare pur di rasserenare i fratelli tristi, di consolare quanti sono afflitti, di soccorrere con discrezione quanti non hanno il coraggio di chiedere aiuto.

Il vescovo sulla tomba davanti all'altareLa fama di santità che si sviluppa e cresce nei confronti di suor Laura è la prova più convincente che essa debba essere additata dalla Chiesa in un prossimo futuro, speriamo non lontano, come modello esemplare per tutto il popolo di Dio. La morte così drammatica di suor Laura non è stata che il coronamento finale di una vita intera, offerta al Signore, totalmente donata a servizio dei fratelli, nei quali il Signore ha voluto identificarsi. "Quello che avete fatto a ciascuno di questi fratelli, l'avete fatto a me", come abbiamo sentito ancora una volta nel Vangelo proclamato poco fa.

Così suor Laura, che certamente dal paradiso ci accompagna e ci sostiene, mediante vincoli di amore e di comunione, nel nostro cammino di fedeltà al Signore Gesù e nel servizio d'amore nei confronti dei fratelli, ci richiama al nostro compito irrinunciabile (se vogliamo essere cristiani e non solo dirci cristiani!), di onorare e servire la carne di Cristo che sono i poveri, gli infelici, coloro che la società scarta, quelli che il Signore ci invia come profughi da terre lontane, che hanno attraversato, non senza fatica, il deserto e il mare e che chiedono di essere accolti.Suor Maria Laura Mainetti
Suor Laura ci insegna a interpretare la pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato come attenzione educativa nei confronti della gioventù. Lei, che si è dedicata con grande passione alla formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani, donando tutta se stessa, ottenga alle nostre comunità cristiane di insegnare ai giovani l'arte di vivere, nella consapevolezza che, se seguiamo Gesù, lo Spirito santo non ci rende meno umani, perché permette alla nostra debolezza di sperimentare la forza della grazia di Dio.
Non posso concludere questa omelia senza rivolgermi a Maria, Madre della Misericordia, venerata a Gallivaggio, ma la cui statua è conservata in questa chiesa, perché accompagni e sostenga la nuova fase del Sinodo diocesano che stiamo per avviare, mentre, nello stesso tempo, lo affido di nuovo alle vostre preghiere."

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo scorso 19 marzo, festa di S. Giuseppe, è stata approvata ai sensi del Codice di Diritto Canonico, l'Associazione privata di fedeli denominata CENTRO DI FORMAZIONE ALLA MEDITAZIONE CRISITIANA avente sede in Roma. L'associazione ha personalità giuridica nell'ordinamento canonico, a norma del canone 322.

L'Associazione "CENTRO DI FORMAZIONE ALLA MEDITAZIONE CRISTIANA" è' stata promossa da un gruppo di fedeli cattolici, che dal 1990 si incontrano regolarmente sotto la guida di alcuni sacerdoti e di Sr. Marisa Bisi FdC, impegnandosi ad aiutare le persone di ogni età, condizione sociale, culturale e religiosa a comprendere il senso della vita e della dignità della persona mediante l'apprendimento vitale dei contenuti della fede cattolica, ispirandosi inizialmente soprattutto all'esperienza spirituale dell'Apostolato della Preghiera ora Rete Mondiale di Preghiera del Papa. Gli associati si propongono specificamente di far conoscere e diffondere i contenuti e l'esperienza della meditazione cristiana, così come è stata vissuta fin dalle origini nella vita spirituale cristiana e nella fede cattolica, nel solco della più genuina tradizione ecclesiale. In questa cornice, il Centro si è rivolto dall'inizio sia ai credenti impegnati in un cammino di fede, sia a coloro che sono lontani dalla fede o in ricerca della medesima, offrendosi anche come luogo ecclesiale di apertura ecumenica e di dialogo interreligioso.

L'Associazione intende favorire la nascita e la crescita di gruppi di ascolto e di formazione alla meditazione cristiana profonda ovunque è possibile: nelle parrocchie, nelle scuole, nelle case nei vari ambienti lavorativi e culturali, coinvolgendo adulti adeguatamente preparati. A tal fine, si propone collaborare con i propri mezzi nelle Diocesi italiane, in funzione dell'incremento della pastorale dell'intelligenza, della fede, del dono gratuito e responsabile di sé nel contesto della società attuale, in cui la persona, aggredita dall'invidualismo, è fortemente a rischio di dispersione, smarrimento, dissociazione, soggettivismo.

L'Associazione ha come scopo un servizio ecclesiale integrale della persona e di approfondimento della fede con il mezzo della meditazione cristiana profonda: una via che favorisce il risveglio e l'alimentazione dell'interiorità. L'Associazione si propone come luogo ecclesiale di apertura ecumenica e di dialogo interreligioso. Si rivolge sia ai credenti impegnati in un cammino di fede sia a coloro che sono lontani dalla fede o in ricerca di fede.

L'associazione promuove :

  • la comunione, la collaborazione, la partecipazione nello spirito del Vangelo per sviluppare esperienze di comunione e di servizio formativo ovunque sia possibile: nelle parrocchie, nelle case private, nelle scuole, nei vari ambienti lavorativi e culturali;
  • la manifestazione del Regno di Dio anche come azione per una società strutturata in modo più giusto e dignitoso per tutti, alla luce dell'antropologia cristiana approfondita in un modo esperenziale e sapienziale;
  • la cultura dei valori e lo sviluppo della consapevolezza e del discernimento, per collaborare con responsabilità all'attuazione del disegno di Dio Padre, Amore educante, curativo e trasformante;
    L'associazione favorisce lo sviluppo integrale della persona nelle sue varie dimensioni attraverso itinerari formativi ispirati dal metodo pedagogico degli esercizi spirituali di S. Ignazio di Loyola e illuminati dalla Parola di Dio, dal Magistero della Chiesa e dalla storia.

Linfa vitalizzante dell'Associazione sono le sue fonti carismatiche:

  • La spiritualità battesimale , trinitaria e pasquale della Congregazione delle Figlie della Croce di S. Andrea Uberto e S. Giovanna Elisabetta, coltivata per rendere presente Gesù con uno stile di vita e di opere conformi alla semplicità e essenzialità del Vangelo;
  • La Rete Mondiale di Preghiera del Papa: un servizio di evangelizzazione e di preghiera che a partire dalle sfide dell'umanità e della missione della Chiesa invita alla preghiera sulle intenzioni che il Papa propone ogni mese per stare accanto alle gioie, alle speranze e alle sofferenze delle sorelle e dei fratelli in tutto il mondo.
Cento anni di suor Anita
Sep 30, 2018
  

Suor AnitaEra il pomeriggio del 7 ottobre 1929, avevo solo 11 anni. Amavo con un affetto straordinario la mia mamma. Un male improvviso, una peritonite, la sottrasse al mio affetto e a quello della mia famiglia. Sorretta dalla fede e dall'affetto di mio padre continuai gli studi e a 17 anni, chiesi di partire per il noviziato delle Figlie della Croce a La Puye. Il periodo di formazione durava 2 anni. Eravamo 35 novizie di nazionalità diverse: francese, canadese, argentina e italiana. Le ricordo tutte, non ricordo i nomi, ma ricordo tutti i loro volti.

 

La carta di identità francese di suor Anita al momento del suo noviziato a La Puye. Era il 1935, allora si chiamava Elena.

 

Le maestre delle novizie curavano molto la nostra formazione. Si studiava, si pregava, si lavorava nei campi. Si parlava sempre in francese. Non era sempre facile, ma alla fine imparai bene la lingua. Pronunciati i primi voti tornai a Parma, al San Vitale, dove terminai gli studi. Proprio alla fine dell'anno scolastico, il 20 giugno 1940, Mussolini da Piazza Venezia, dichiarò guerra all'Austria. Fu necessario partire urgentemente dalla città e raggiunsi Vasto dove poco dopo iniziò la mia attività di maestra, che continuò per molti anni fra Vasto, Pratica di Mare, Nettuno e Chiavenna. Più volte sono stata a Vasto, dove mi sono trovata molto bene. Durante la guerra, per un anno, ho avuto addirittura una classe di 70 ragazzi. Era molto faticoso. Mi riempiono di gioia le testimonianze dei miei ex alunni che dopo tanto tempo ancora si ricordano di me. L'ottobre scorso uno di loro, Glauco, proprio di Vasto, è riuscito a rintracciarmi, e in un messaggio affettuoso, mi ha scritto che ha voluto fare l'insegnante per seguire il mio esempio. Terminata la mia attività di insegnante ho vissuto nella Comunità di Vasto fra il 1987 e il 2011 dedicandomi al servizio ai fratelli poveri e ammalati. Dal 2011 vivo a Roma, nella Comunità Accoglienza, presso la Casa Provinciale di Roma, dove insieme alle altre sorelle anziane e malate prego per la salvezza di questo nostro mondo. Il buon Dio è stato per me padre, madre, fratello, amico e sposo. Grazie, ti benedico Signore!

 Suor Anita Maestri, Figlia della Croce

 

 

Brasile

Lettera dal Brasile
Mar 28, 2020
  

In questo intenso momento che stiamo vivendo, vogliamo condividere la lettera che abbiamo ricevuto da Terezinha Hintz, che è una laica del Brasile.

 

Salve.

Qui in Brasile, come nel resto del mondo, è un momento di apprensione.

In un mese, dal primo caso, sono stati dichiarati 77 decessi e 2915 infetti. Questi dati sono di ieri (27/3); oggi sono di più.

Il centro dell’epidemia è qui a San Paolo.

Siamo in quarantena, anche se alcuni ritengono che non sia necessario per chi non è a rischio (anziani, ipertesi, diabetici e altri con malattie croniche).

Secondo le previsioni degli esperti, il picco della malattia qui in Brasile sarà alla fine di aprile, se non c'è collaborazione da parte delle persone che evitano i contatti per evitare il contagio.

La famiglia delle Figlie della Croce è unita nella preghiera, seguendo tutti gli inviti del Papa. Abbiamo appena pregato con il Papa, ricevendo la benedizione Urbi et Orbis, ognuno nelle proprie case e uniti nella preghiera.

Le chiese sono chiuse.

Domenica scorsa (22 marzo), il gruppo della Famiglia Figlie della Croce di Itaquera ha tenuto un pomeriggio di preghiera, che è in programma per ogni quarta domenica del mese, ognuno nelle proprie case fino a quando questa pandemia non passerà.

Allora siamo in questo momento. Spero di avere vostre notizie, soprattutto delle suore che sono lì nell'occhio del ciclone.

 

Uniti nella preghiera

Un abbraccio fraterno

Terezinha

 

 

 

Comunità di Ilhéus
Dec 6, 2018
  

Le nostre sorelle Nekane, Marisa, Grazia e Josefa “piantano la tenda” delle Figlie della Croce nella terra della Bahia, rispondendo cosí all’appello del Vescovo di Ilhéus, Mons. Mauro Montagnoli.

“La messe è grande”, e le nostre sorelle, bem animate di ardore missionário e dotate di buone energie fisiche e, ancor di piú, di uma ottima preparazione e esperienza nella formazione catechetico-pastorale, non tardarono a “mettere le mani nella massa”. Il campo di lavoro è vasto, sia nel settore della formazione umana quanto nei settori pastorale e sociale: catechesi, alfabetizzazione, salute, movimenti sociali, presenza e appoggio umano agli “ultimi”..., nelle diverse fasce di età, dai bambini agli adulti e anziani, passando per i giovani, sempre nella fedeltà al nostro carisma di accoglienza e attenzione preferenziale per i più poveri ed esclusi. È di questi ultimi anni la risposta che la comunità si dispose a dare all’appello della Chiesa locale, nella persona del Vescovo Mons. Mauro Montagnoli e del parroco don Laudelino, della parrocchia San Francesco di Assisi, di offrire una presenza di appoggio e affetto agli ospiti della “Fazenda Esperança” e ai loro famigliari.

23 settembre 2018

Dopo quasi 20 anni di presenza nel território, l’ultima comunità formata dalle sorelle Maria Assunta, Neuza e Filomena, non senza dolore, ma nella pace e nella speranza, compiono “il mandato” di “rimettere le chiavi della missione” nelle mani degli attuali rappresentanti della Chiesa locale.

Pace, speranza, fede..., insieme a riconoscenza e gioia anche, per i tanti frutti visibili in via di maturazione che i semi gettati nel corso dei quasi venti anni di laboriosa presenza della Congregazione in terra “baiana”, già permette di vedere e, ancor più, di attendere per la forza della grazia di Dio e la dedicazione efficace delle sorelle che si succedettero nella missione. Ricordiamo, oltre alle prime e alle ultime, le sorelle Maria Rosario e Félicité.

Lasciamo la missione di Ilhéus quanto a presenza física, ma, unendoci alle sorelle Maria Rosario e Grazia in Belo Horizonte, portiamo nel cuore e nella preghiera la fede, il coraggio, la perseveranza nel cammino del Vangelo di quella gente semplice, implorando per lei le benedizioni di Dio e la perenne protezione di Maria, riconosciuta e invocata nelle diverse cappelle a lei dedicate nella parrocchia San Francesco di Assisi, sotto il nome di Nostra Signora Immacolata Concezione, Nostra Signora della Luce e, come principale e venerata protettrice del Brasile, Nostra Signora Immacolada ‘Aparecida.

MISIONE A ZÁRATE
Sep 29, 2018
  

I ragazzi della Scuola della “Sagrada Familia” (Zárate).

Precedentemente motivati e guidati da Suor Gabriela e diversi insegnanti, per la missione invernale da svolgere nel Quartiere Raysol.

Il Tema era: “CON LA TUA BONTÀ, PUOI AIUTARE TUTTI”.

Il motto: FA’ TUTTO CON AMORE.

Così, tutte le classi si sono convolte. Alcune raccogliendo vestiti, materiale di pulizia, di igiene personale. Altri: giocattoli, cibo. Tutto in grande quantità e con molta gioia e generosità.

Con tanto entusiasmo i ragazzi vennero a portare tutto quello che avevano raccolto, per le persone più bisognose del quartiere. Uno di loro mi disse: “è bello fare qualcosa per gli altri”.

Arrivò il giorno atteso. Dopo una dinamica di integrazione e una preghiera, ci avvicinammo al quartiere, accompagnati da Padre Dario, e insieme andammo a benedire alcune case, condividendo la semplicità e chiedendo quali fossero i loro bisogni. Una preghiera concluse questa esperienza.

Ci accompagnò anche Suor Karina, desiderosa di vivere la missione preparata con amore.

Abbiamo percepito una volta di più, la dura realtà di molte famiglie.

Dopo il pranzo, abbiamo condiviso i giochi con i ragazzi del quartiere.

Abbiamo in programma di tornare per celebrare il giorno del bambino in modo che sia un giorno speciale.

Burkina Faso

La situazione del Burkina
Mar 31, 2020
  

La situazione del Burkina in tempo di malattia del coronavirus

Il Burkina Faso si ritrova di nuovo in un’altra forma di terrorismo.

Un virus va in giro dappertutto nel mondo e tutti sanno il suo nome. Si chiama coronavirus. E per la cronaca, a un bambino della classe preparatoria della prima elementare è stato chiesto: "Perché non vai più a scuola?" "Perché c'è una malattia chiamata corona vacanza che ci costringe a stare a casa...” Rispose il bambino.

Ricordiamo che questo virus è apparso prima in Cina e poi in altri paesi che conosciamo. Nella nostra cara Africa, il Burkina Faso, lo vedevamo lontano, ne sentivamo parlare, senza immaginare che un giorno questo virus sarebbe venuto fino a noi. Ma ahimè, il virus si è invitato nel paese degli uomini integri. Un Paese che soffriva già del fenomeno reale del terrorismo. Con la questione del coronavirus, non è un'altra forma di terrorismo per il Burkina Faso?

 

Come è arrivato il virus in Burkina? E attraverso chi?

Come tutte sappiamo, dopo la Cina, il virus si è diffuso rapidamente in tutto il mondo, seminando il panico tra le popolazioni.

In Burkina Faso, i primi casi sono stati confermati il 9 marzo, facendo del Burkina Faso il sesto paese raggiunto nell'Africa subsahariana dopo il Camerun, il Niger, il Senegal...

Per i primi due casi, si trattava di una coppia che aveva effettuato un soggiorno in Francia, precisamente nella città di Mulhouse. Oggi il Burkina Faso registra più di duecento casi. Ad oggi, abbiamo registrato almeno sette morti, ma anche persone che sono state guarite. La situazione sta diventando drammatica. Il numero dei casi è in rapido aumento. Cosa fare?

Di fronte a questa pandemia, il Presidente del Faso Roch Marc, ha adottato misure precauzionali per cercare di fermare la diffusione del virus in Burkina Faso. Le misure adottate sono le seguenti: divieto di qualsiasi raggruppamento di più di 50 persone, l'introduzione del coprifuoco, la chiusura delle frontiere aeree e terrestri, la sospensione delle società di trasporto all'interno del Paese e, in questi ultimi giorni, la chiusura di tutti i mercati. Come in ogni altro luogo, tutte le nostre Chiese, le Moschee e i Templi sono chiusi, così come le scuole, dall'asilo fino all'Università. Tutto è rallentato.

Si avverte la paura dell’isolamento. La gente è preoccupata per la chiusura dei mercati. Alcune suore del noviziato, dopo essere andate al mercato prima della chiusura, hanno raccontato la seguente storia: Nei mercati è già una corsa contro il tempo. Tutti hanno fretta. Bisogna fare scorta per diversi giorni.

 

La voce della Chiesa del Burkina

 Anche la Chiesa del Burkina ha preso la sua parte di responsabilità in questa lotta contro il coronavirus. La situazione preoccupa tutti. In effetti, i vescovi della conferenza Burkina-Niger hanno dato direttive per una miglior prevenzione della malattia. Invitano pertanto tutti i fedeli cattolici, i sacerdoti, le persone consacrate e i laici ad osservare e rispettare le misure indicate dal Ministero della Salute, nonché le regole di condotta specifiche della Chiesa cattolica.

In seguito ci è stata proposta una catena di preghiera per affidarci alla Divina Misericordia, affinché il Signore ci preservi dai vari mali che minano le nostre società umane.

La comunità del noviziato al suo interno non è rimasta indifferente a questa situazione. Essa segue ugualmente misure precauzionali come tutti gli altri. Ciononostante, il 9 marzo ha accolto le novizie di ritorno dal loro stage in Europa. Poi, il 19 marzo, ha accolto anche suor Hélène Regionale dell'Africa che, dopo il Consiglio di Congregazione, non ha potuto tornare in Costa d'Avorio a causa delle misure adottate dalle autorità ivoriane in seguito alla malattia del COVID 19.

Nonostante tutto, la vita va avanti in modo diverso nella terra degli uomini integri. Questo non è un momento dello scoraggiamento, ma della preghiera e dell'umorismo. Il nostro aiuto è nel nome del Signore. La gente del Burkina Faso rimane fiduciosa e crede in un domani migliore.

In questo momento importante della Chiesa, la nostra fede cristiana è messa a dura prova. Siamo invitati a vivere ogni giorno “les déplacements”, a cambiare le nostre abitudini, i nostri comportamenti, a convertirci e ad accogliere l'imprevisto.  

In ogni periodo della nostra storia passata o recente condividiamo le sofferenze, le ansie, le paure... ma anche la fiducia certa che la risposta del Signore non tarderà a venire. (Messaggio dal Vaticano per tutte le persone consacrate).

Ogni giorno uniamo la nostra preghiera a quella della Chiesa universale per presentare al Signore l'intera umanità sconvolta da questa pandemia.

Che Dio ci ascolti e ci esaudisca.

Ouaga 26 Marzo 2020

Le Giovani Sorelle Figlie della Croce

Ingresso al Noviziato
Dec 22, 2018
  

 Carissime Sorelle Figlie della Croce,

di Francia, d’Italia, di Spagna, del Canada, del Brasile, dell’Argentina, della Costa d’Avorio, del Burkina e di Tailandia, con voi, rendiamo grazie a Dio per tutte le sue meraviglie operate nelle nostre vite.

Tutta la comunità del Noviziato sta bene e speriamo lo stesso per voi.

Il 15 Settembre 2018, nella festa della Beata Vergine Maria Addolorata, noi, Elisabeth e Sandrine, abbiamo fatto la nostra entrata al Noviziato; Françoise e Florence ci hanno raggiunto dopo il loro stage in Spagna e in Italia.

Noi che cominciamo il Noviziato, abbiamo ricevuto, durante la celebrazione, le Costituzioni, la croce e una lettera di Sant’ Andrea Uberto.

É con gioia che cominciamo questa nuova tappa.

Grazie per la vostra preghiera che ci accompagna e i vostri molteplici modi di sostenerci per la continuazione della nostra formazione. Vi assicuriamo la nostra preghiera.

Possa il Signore darvi in abbondanza la sua benedizione.

Sant ‘Andrea Uberto e Santa Giovanna Elisabetta vi ottengano le grazie necessarie nelle vostre missioni. (Lettera delle novizie)

 

Comunità del Noviziato -15 Settembre 2018.

Giorno di festa per tutte le Figlie della Croce !

Giorno di festa per le Figlie della Croce di Ouagadougou che celebrano l’entrata al noviziato di Sandrine ed Elisabeth. Hanno riconosciuto l’ammirabile bontà di Dio nella loro vita e desiderano continuare questo cammino di dono come Gesù, nella lettera agli Ebrei 5,7-9.

Il Vangelo di Luca 9,57-62 mostra la radicalità della chiamata a seguire Cristo per l’annuncio del Regno.

Elisabeth e Sandrine hanno espresso, ciascuna, in una bella preghiera impregnata di rendimento di grazie per il cammino percorso, di fede e di fiducia per la nuova tappa.

Il loro mettere in comune i beni manifesta il loro profondo desiderio di vivere in comunità con delle Sorelle.

La presenza di Suor Susana ha dato loro la gioia di ricevere dalle sue mani « Esprit et Vie » e la croce.

Suor Maria e Suor Renée hanno dato, ciascuna, una candela alle novizie, segno di Cristo Luce del mondo, per continuare ad avanzare al largo.

Françoise e Florence, novizie del secondo anno, hanno condiviso la loro bella esperienza di stage in Italia e in Spagna.

Suor Susana, a nome delle Suore, ha espresso alle quattro novizie, la gioia di accoglierle nella comunità del Noviziato.

Il canto del Magnificat in mooré e una preghiera ai Fondatori hanno concluso questa bella celebrazione in cui Andrea Uberto non ha perso l’occasione di indirizzare una delle sue lettere scelte alle novizie.

La condividiamo con voi perchè è sempre di attualità.

« Oggi, numerosi sono i padroni che desiderano il tuo cuore:

  • Il mondo che ti promette grande felicità se tu condividi i suoi piaceri, le sue illusioni.
  • Lo speirito del male che ti fa brillare la piena soddisfazione in tutto se tu acconsenti solamente a vivere nell’indifferenza o nell’ignoranza di Dio.
  • L’egoismo che ti attira alla facilità della vita : « tutto, subito e per niente.»

 

« Un quarto Padrone ti offre il Suo AMORE per avere il Tuo.

« Dammi il tuo cuore », ti dice,

« Io lo colmerò e darò un senso alla tua vita. »

Se tu fai le rotture necessarie con il mondo, con te stessa…

Se tu ricerchi la Verità e ti lasci guidare dallo Spirito Santo…

Se tu vuoi mettere i tuoi passi in quelli di Gesù Cristo e collaborare al suo disegno d’Amore…

Ti donerà lui stesso la capacità di dire :Novizie - Florence, Élisabeth, Françoise, Sandrine

« Gesù, Tu sei l’Amore,

la mia vera ricchezza,

il mio unico bene,

la mia vita,

il moi tutto. »

Io ti resto unito in Lui, Gesù Cristo.

André - Prêtre.

Canada

Un Ritorno agli Studi
Jul 26, 2021
  

Quest'anno è stato un anno di transizione per me, che mi ha permesso di tornare agli studi nel campo dell'accompagnamento spirituale. All'inizio mi chiedevo perché avrei dovuto rischiare di tornare a studiare per quattro anni e poi ho scoperto la mano di Dio in tutto questo processo. In primo luogo, mi riferisco alle nostre Costituzioni “Esprit et Vie” al numero 75 che dice: "La formazione non è mai finita, richiede per tutta la vita apertura di spirito e di cuore ". Durante questo primo anno, ho avuto la gioia di riscoprire che un tempo di formazione è anche vivere una missione in un senso più profondo. La possibilità di essere accompagnata da un accompagnatore in relazione a tutto ciò che l'anno ha offerto è stata una bella sorpresa e un bel regalo. La possibilità di vivere questo tempo con altri da tutto il mondo - gli studenti venivano dal Perù, Burkina Faso, Francia, Quebec, ognuno con le proprie storie, ognuno con la propria ricchezza. Ma la sorpresa più bella è stata vedere che durante questo corso, mi sono vista fare collegamenti con tutta la mia vita, tutto il mio essere, come donna, come cristiana, come Figlia della Croce. Vedermi fare collegamenti tra le nostre costituzioni, tra le mie missioni passate; persino fare collegamenti con i nostri fondatori e la nostra Beata Suor Maria Laura è stata per me una fonte di energia e di affermazione che ha superato le mie aspettative.

Molte persone mi hanno detto che sono stata coraggiosa a tornare a studiare alla mia età, ma ho scoperto presto che tornare agli studi mi permette di riscoprire la ricchezza della lettura, l'importanza di tenersi aggiornati sulle novità. Inoltre, di darmi la possibilità di fare un po' di rinnovamento interiore, come il ritiro con un professore su "Rivivere come Lazzaro". È meraviglioso vedere che Dio continua a invitarci a liberarci dalle catene delle nostre tombe a qualsiasi età e che questo ci dà una vitalità straordinaria.

Così, quando la gente mi chiede: “Che cosa fai ora che sei in pensione?”, rispondo: "Qualche anno fa un vescovo mi ha detto: 'che noi suore non andiamo mai in pensione'... Così, sono tornata agli studi pur facendo parte di una équipe che è incaricata della comunicazione della mia Congregazione. In altre parole, sono nell' Evangelizzazione, prendo il tempo per nutrire me stessa per poi nutrire gli altri intorno a me.

Suor Marie H. Moquin, fdlc

In piedi insieme!
Mar 24, 2020
  

Ho visto su Facebook un messaggio che mi ha colpito molto: «Con le porte delle chiese che si chiudono in tutto il mondo, è il momento di dimostrare all'umanità che la Chiesa non è un edificio. NOI siamo la Chiesa!»

Già da cinque giorni sono in casa da sola, perché il nostro primo ministro e i nostri responsabili provinciali ci incoraggiano a limitare i contatti con gli altri. Sono molto sorpresa di constatare quante persone intorno a me non sembrano rendersi conto dell'importanza di questo semplice gesto. Pensiamo di essere "intoccabili" o "troppo giovani per prendere il virus" o "non è poi così pericoloso"?  Ma si parla già troppo di persone che mettono in pericolo la vita degli altri. Vorrei condividere con voi l'importanza di vivere come una Chiesa viva, una Chiesa universale, una Chiesa che è nelle braccia di Dio.

Il Santo Padre, Papa Francesco, ci invita a vivere la nostra fede pregando gli uni per gli altri, e in modo speciale, pregare la Vergine Maria, chiedendole di intercedere per noi presso suo Figlio. Ci ricorda l'importanza di: "gesti di tenerezza, affetto, compassione, ... per esempio, un pasto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata ...".

Come Chiesa, abbiamo membri che si trovano in mezzo a questa epidemia, come medici, infermieri/infermiere, aiutanti, ecc. Ci sono coloro che pensano ai loro vicini che non possono uscire. C'è chi si incoraggia a vicenda con gesti semplici. C'è chi fa catene di preghiere. C'è chi ci tiene informati. C'è chi ci dice: "Abbiate coraggio, insieme supereremo tutto questo".

Poiché le immagini parlano più forte delle parole, vorrei condividere con voi due immagini che circolano su internet per dirci che il Nostro Salvatore è con noi.

 

 

 

 

 

 

 

Vorrei anche condividere con voi le immagini dei vari oratori delle nostre sorelle di tutto il mondo che rispondono all'invito della nostra Superiora generale a pregare.

"... che una candela sia accesa davanti ai nostri santi Fondatori e che in tutte le nostre case il rosario sia recitato in comunità e in comunione per questa intenzione”.

"Noi siamo i tuoi segni nel mondo". (Suor Maria Laura)

"Realizziamo la nostra missione! Qui e ora, si traduce in preghiera, in messaggi di comunione, di sostegno, di fiducia, di incoraggiamento, di pacificazione inviati ai nostri cari, amici, alla Famiglia Figlie della Croce, ai vicini e agli operatori sanitari. Esprimiamo loro la nostra compassione, la nostra benevolenza, la nostra preghiera”. (Susana Felice)

Sì, in piedi insieme, come Chiesa, testimoni del Cristo risorto, vedremo fiorire la vita!

 

Marie H. Moquin, fdlc 

Migliaia di Chilometri
Jan 29, 2020
  

Quando guardo fuori dalla finestra, il vento soffia qualche fiocco di neve dai rami di pino, e il cielo grigio e nuvoloso dell’inverno mi fa rabbrividire nonostante il calore del mio salotto.  Se chiudo gli occhi, posso quasi sentire il calore del sole di mezzogiorno e sentire gli scherzi degli amici mentre ci riuniamo sotto le case di bambù, ci riposiamo e scherziamo insieme, proprio come quando vivevo ancora in Thailandia.  Sono tornata in America del Nord da quasi 10 mesi ormai, eppure questi ricordi sono ancora freschi e cari come se fossi partita il mese scorso. 

         Mentre mi riposo in un pigro pomeriggio di domenica, sento il tintinnio di un messaggio in arrivo sul mio telefono. Dal suono, deduco che si tratta di un messaggio di amici dall'altra parte del mondo che mi scrivono per mandarmi informazioni o anche solo per dirmi della loro amicizia e dirmi che io manco loro, proprio come loro mancano a me.  Durante i dieci anni trascorsi in Thailandia, otto dei quali con i Karen nei villaggi di montagna al confine nord-ovest del Myanmar, ho fatto molte amicizie che continuano ancora oggi. Passo da due a tre ore a settimana a rispondere ai messaggi e cerco di trovare modi nuovi e interessanti per rispondere con il mio modesto vocabolario thailandese.  Nonostante i miei limiti e i ritardi occasionali, i messaggi continuano ad arrivare e il volume è sorprendente.

         Tre anni fa è stato aperto un collegio per aiutare gli alunni di villaggi lontani a completare la loro istruzione secondaria e le Suore Figlie della Croce sono state invitate a gestirlo insieme ai Padri delle Missioni estere di Parigi. Gestire un centro di 20 adolescenti, era necessario vigilare e le regole dovevano spesso essere ripetute, e a volte si prendevano decisioni decisamente impopolari con i ragazzi che sconvolgevano molti di loro.  Immaginate allora la mia sorpresa nel vedere come alcuni degli studenti più vivaci si tengono in contatto, non solo con facili e spesso ripetute banalità, ma anche ponendo domande e fornendo informazioni personali.  Le nuove tecnologie e i moderni mezzi di comunicazione hanno permesso di rimanere più facilmente in contatto, mantenere le relazioni a distanza, nonostante i chilometri e i fusi orari.  Sono interessata alle scelte che questi ragazzi stanno facendo per il loro futuro e cerco di ascoltarli con un atteggiamento aperto e senza giudizi, cercando di condurli ad allargare i loro orizzonti e a farli pensare oltre i confini del futuro immediato e dei limiti della loro tradizione.  Ascolto, e cerco di capire al di là delle loro parole, cercando sempre di rimanere un'influenza positiva, non disturbando le altre voci che sono intorno a loro.

 Non è solo con i ragazzi che mi tengo in contatto, ma anche con altri amici che ho fatto in diversi villaggi.  A volte sono sorpresa dalle persone che mi contattano, tra cui un monaco buddista che, all'inizio, cercava dei consigli di medicina per un amico a cui era stato diagnosticato quello che sembra essere un tumore al cervello.  Mi vergogno di ammettere che non mi ricordo di questo signore, né riconosco la sua foto pubblicata sui social media. Tuttavia, non potevo ignorare la sua richiesta, e anche dopo aver ammesso di essere troppo lontano e di non essere qualificata per dare consigli medici, ho cercato di incoraggiarlo e di ascoltare le sue preoccupazioni. Alcuni mesi dopo, ci parliamo sempre regolarmente e la settimana scorsa ho sentito che il suo amico stava meglio.  Spesso non posso fare altro che ascoltare e promettere di pregare per i miei amici, le loro preoccupazioni e i loro familiari, ma questo è il mio modo di essere presente e di cercare di essere una presenza di compassione alla maniera di Cristo.  Non posso più essere in missione in Thailandia, ma posso ancora essere una presenza amorevole per queste persone che contano ancora molto per me.

  John Green scrive: " Non mi piace l'espressione "amici di Internet", perché implica che le persone che conosci online non sono realmente tuoi amici, che per certi versi l'amicizia è meno reale o significativa per te perché avviene attraverso Skype o dei messaggi di testo. La misura di un'amicizia non è la sua materialità, ma il suo significato".  Se la messaggistica di testo può essere considerata da alcuni come un divertimento e un gioco, Internet e i siti di social messaging ci offrono anche un nuovo modo per essere presenti alle persone, per mantenere le relazioni a distanza.  Quando siamo prudenti e attenti, questo può essere un nuovo modo di perseguire la nostra missione di rivelare l'amore di Dio per ciascuno dei suoi figli, un nuovo modo di insegnare e di guarire... un nuovo modo di amare.

 

Sei a migliaia di chilometri di distanza,
ma sei così vicino al mio cuore che questo non ha alcuna importanza.

In una settimana, ho avuto l’occasione di vivere la forza della mia vocazione in tre diversi momenti. È, ancora una volta, un'opportunità per dimostrare che Dio continua a chiamarci ad essere segni viventi nel mondo di oggi!

Testimonianza

Durante un fine settimana di discernimento, Diane ed io siamo state invitate ad accompagnare dei giovani adulti in un «Cammino d’Emmaus». Ma prima, ho avuto la gioia di fare una testimonianza sulla mia vocazione. Ecco alcuni punti della mia condivisione:

  • Non sono stata io a scegliere la mia vocazione ma è Dio che mi ha scelta… Ho avuto la gioia di condividere con i partecipanti come, al momento dei miei primi voti, Dio mi ha dato un segno. Era una giornata nuvolosa e quando mi sono messa in ginocchio davanti all’altare per un momento di preghiera, un raggio di sole è passato attraverso il lucernario della cappella e si è posato su di me. È stato un segno per me e per le persone che erano presenti che Dio mi voleva veramente per Lui!
  • La mia vocazione mi permette di crescere ogni giorno perché più passo del tempo con il Padre che mi ha amato per primo: più mi ritrovo…, più mi affretto a diventare sempre più a immagine di Gesù. Alla domanda «quale bellezza e bontà, trovo nella mia vocazione», non ho esitato a dire: «La bellezza di Dio in tutto ciò che mi circonda e la grande misericordia del Dio Amore!» Ho detto anche che il nostro Dio ha un grande senso di “humour”, perché quando sono entrata in comunità, avevo detto che non avrei voluto né occuparmi di ammalati, né essere insegnante. Ed ecco che oggi, per me non c’è più grande gioia che accompagnare gli ammalati, i sofferenti, gli agonizzanti. E passo il mio tempo a scoprire le meraviglie di essere insegnante presso i piccoli, gli adolescenti e gli adulti.
  • Ho terminato la mia testimonianza dicendo ai partecipanti: «di vivere nella verità perché Dio ci ha creati a sua immagine, di prendere il tempo di scoprire questa immagine e di restarvi fedeli e di vivere un giorno alla volta e fondati sulla fede, la speranza e l'amore.

 

Riconoscenza

Il giorno dopo, siamo state invitate a Saint Claude per una celebrazione commemorativa dei defunti – la comunità voleva sottolineare la presenza della nostra sorella Suor Éliane Lagassé fra i defunti. È stato un tempo di preghiera in cui ci siamo rallegrati per aver riconosciuto l’amore ricevuto da coloro che ci hanno lasciato. La celebrazione è stata semplice ma ci ha dimostrato quanto la nostra presenza in questa comunità parrocchiale sia stata riconosciuta ed è forte e lo è ancora oggi. Dopo la celebrazione, le persone ci hanno parlato del loro ricordo di Sr Éliane e anche delle altre Figlie della Croce che hanno vissuto con loro. Hanno sottolineato la loro gioia di avere Sr Cécile Aimé fra di loro e la loro riconoscenza perché troviamo il tempo di venire fra di loro nei tempi forti.

 

Invio

Qualche giorno dopo, abbiamo avuto l’incontro di Monsignor Le Gatt con le diverse comunità religiose. Malgrado parecchie teste bianche nel gruppo, abbiamo mostrato tanta vita, forza e un grande impegno a vivere la nostra vocazione fino in fondo… È il canto finale che esprime bene che Dio continua chiamare noi religiose fra il suo popolo in cammino.

«Siamo chiamate» - Siamo chiamate a vivere nella luce, a brillare della gioia e dell'amore del Signore... ad agire con giustizia... ad amare teneramente... a servirci gli uni gli altri... a camminare umilmente con Dio. Essere speranza per i disperati; avere misericordia per coloro che hanno paura; camminare da sorelle e fratelli uniti nell’Amore. Questa è la nostra chiamata!  

 

Sr Marie H. Moquin, fdc (11 – 14 janvier, 2020)

 

Il 16 novembre 2019, si è tenuta una serata di riconoscenza per Suor Marie, preparata dal comitato di catechesi e dai membri della parrocchia di Saint Eugène e la Cappellania del Cuore Immacolato di Maria. C’erano circa centoventi persone venute per dire grazie per i 13 anni di insegnamento della catechesi alla Scuola Christine-Lespérance. Quando mi chiedevano quanti bambini avevo (non sapevano che ero religiosa) – rispondevo “circa 350” … «Ah! Allora lei è un’insegnante!» Ma, per me, questo servizio era più che essere insegnante, era seguire Gesù, far conoscere suo Padre a cui avevo dato tutta la mia vita. Per me era la possibilità di condividere l’amore misericordioso del Padre con tutte le persone che incontravo: professori, personale, genitori e soprattutto i bambini, senza eccezioni. Allora, quale gioia  uando sono stata invitata a una serata di riconoscenza e vedere i frutti della mia presenza nella vita delle persone che continuo a conservare nel mio cuore e nella mia preghiera. Mi piace condividere con voi una piccola parola scritta da una giovane, a nome della sua famiglia. «Grazie, Suor Marie! Tu sei sempre sorridente e una vera amica di Gesù. Grazie per aver condiviso le tue storie con noi. Con te la catechesi era sempre speciale». La presidente del comitato di catechesi ha condiviso queste poche parole: «Suor Marie conosceva bene i nostri bambini e li amava, tutti e ciascuno, anche i più insopportabili! Ha accolto tutti i piccoli, che frequentassero o meno la catechesi. Il suo sorriso, la sua voce dolce, il suo tratto umano testimoniano l’amore di Dio e ci ricordano che facciamo parte di una stessa famiglia, tutti uguali agli occhi di Dio. Ha saputo aiutare le nostre famiglie occupate o nel bisogno, a crescere nella fede.
Non potremo mai ringraziarla abbastanza, Suor Marie. » «Un grande grazie a Suor Marie per gli anni di servizio come catechista alla Scuola Christine-Lespérance. Che Dio ti benedica!» Ecco ciò che è apparso sulla pagina di
Facebook della parrocchia. Vedendolo, sono io che desidero dire un grande grazie per avermi dato l’occasione di condividere con loro il mio amore e le mie conoscenze di Gesù Cristo.  Grazie al Padre di Amore che mi ha scelto e invitata a dire il mio «sì» a seguire le tracce di suo Figlio, come Figlia della Croce. Grazie allo Spirito Santo per avermi spesso illuminata con buone parole e buone azioni. Grazie ai genitori di avermi affidato i loro figli! Grazie alle mie
sorelle, alla mia famiglia, agli amici/che per avermi incoraggiato in questi anni di insegnamento. E soprattutto grazie ai bambini, che sono diventati «i miei bambini» e che io continuo a tenere stretti nel mio cuore e nelle mie preghiere.

Gloria a Dio Padre, Gloria a Dio Figlio, e Gloria Dio, Spirito Santo!

Sr Marie H. Moquin, fdc

Michel MacDonaldHo avuto l’occasione di seguire una giornata di studi diocesana sul soggetto del carattere sacro della vita con Michel MacDonald. Durante la conferenza, mi sono venute in mente diverse immagini – dalla mia esperienza personale con i sofferenti, i fondatori e il nostro mondo sofferente. Ho deciso di condividere con voi alcune idee e convinzioni che porto in relazione alla santità, alla dignità della vita umana e il mistero della sofferenza.

"Esprimendo ciò che è al centro della sua missione redentrice, Gesù dice: "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10). In verità, egli significa vita "nuova" ed "eterna", che è comunione con il Padre, alla quale ogni uomo è chiamato per grazia nel Figlio, per azione dello Spirito santificatore. È proprio in questa "vita" che tutti gli aspetti e i momenti della vita dell'uomo acquisiscono il loro pieno significato." (N. 1 - Lettera enciclica - Evangelium vitae)

Fin dal momento della concezione della vita fino al passaggio alla vita nuova ed eterna con il Padre, siamo in profonda comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ma siamo sempre consapevoli di questa vita che Gesù ci dona, di questo Amore del Padre che abita continuamente in noi e della luce dello Spirito Santo che guida i nostri passi?  Come dice l'autore Léon Bloy - "L'unica vera tristezza, l'unico fallimento, l'unica grande tragedia della vita, è non diventare un santo".

Pensavo a Santa Giovanna Elisabetta che diceva: "Prendo sul serio l'impegno del mio Battesimo!" Aveva capito che nella sua vita doveva vivere come "sacerdote", invitando tutti ad entrare in comunione con il Padre misericordioso; come "re" che guarda al mondo e all'essere umano con dignità e si pone al servizio dell'umanità, a cominciare dai più poveri e dai più piccoli; come "profeta" nella sua testimonianza di vita guidata dallo Spirito.

Michel ci diceva che "Dobbiamo pensare con la mente, il cuore e le mani - per vivere la nostra fede, per vivere ciò in cui crediamo". È tutto il nostro essere che deve irradiare la gioia di essere figli di Dio, di essere testimoni viventi in un mondo così bisognoso di speranza, di luce e di pace.

In un secondo momento Michel ci ha parlato della morte e del mistero della sofferenza. "Abbiamo bisogno di essere attaccati alla Croce di Gesù perché la nostra fede sia più forte..." Pensavo a Santa Giovanna Elisabetta sul tavolo operatorio che rifiuta l'anestesia e dice: "Che mi lascino solo il mio crocifisso, mi basterà". (p. 73 - Una santa del quotidiano di Madeline Guillebault)

Sant'Andrea-Uberto scriveva a Suor Saint-François (123) “Coraggio! Sei nel cammino stretto che porta al Cielo! Sei inchiodata alla croce con il tuo Sposo divino. (.....) Oh! Quanto coraggio devi avere per soffrire per e con colui che è morto e risorto per te. Rendigli volentieri sofferenza per sofferenza, vita per vita. (…) Non temere nulla, egli ha cura di voi. Il vostro ultimo sospiro sia un sospiro d’amore per Nostro Signore Gesù e la sua croce e voi gusterete che la morte al servizio di Gesù vale di più della vita al servizio del mondo. Morire con Gesù e per Gesù è vivere. (…) Lasciatevi quindi condurre da questo divino Spirito. Vi farà capire questa massima del santo Vangelo: «Beati coloro che soffrono, perché le loro sofferenze saranno cambiate in gioia, se essi sono sottomessi e pazienti». (p. 287 – Lettres et Écrits de Saint André-Hubert Fournet -volume 1°-)

Quando viviamo uniti al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, non dobbiamo avere paura della sofferenza e della morte perché la morte non può vincere. Gesù ha vinto la morte, è risorto e con la sua morte ci ha mostrato che la morte e la sofferenza non possono toccare un'anima donata a Dio. Il Cristo ha vinto, Egli ci promette la vita nuova ed eterna se noi crediamo in Lui… Egli ci mostra che la morte è un semplice passaggio dalla nostra vita terrena ad una vita nuova ed eterna, dove tutto ciò che troviamo è pace, gioia e amore.

La sofferenza rimane un mistero, un mistero difficile da vivere senza fede e difficile da vivere se la nostra fede non è radicata nell'amore misericordioso e incondizionato di un Dio che è il Dio dei viventi!

Dopo questa presentazione sono rimasta con l'invito ad essere un faro che fa risplendere la luce di Dio intorno a me. Sono una Figlia della Croce - sono una Figlia della Croce della Risurrezione. Che il Signore mi aiuti a far risplendere sempre la mia fede, radicata nella Trinità, in un mondo che troppo spesso vive nelle tenebre e nella morte!

MHM

Il mio soggiorno a Roma
Sep 18, 2019
  

Quest’estate ho avuto la gioia di ritrovarmi nella comunità delle suore della casa regionale di Roma, per una riunione del comitato della comunicazione. Ho apprezzato molto questo tempo con le mie sorelle.

Arrivando, mi sono unita alle suore che celebravano il compleanno di Suor Anita che ha festeggiato i suoi 101 anni: è ancora piena di tanta gioia di vivere. Mi piace molto ritrovarmi con le mie sorelle: donne spirituali, forti, che vivono il loro impegno fino in fondo.

La casa è una vera casa di preghiera. Come i residenti della casa di riposo che vengono vicino alla porta della cappella per ascoltare, sono stupita di sentir cantare le mie sorelle.

La casa regionale di Roma si trova tra due residenze di persone anziane: Villa Maria Laura da una parte e Villa Attilia dall’altra. Veramente una bella missione! Una presenza religiosa che accompagna i residenti e le loro famiglie, e il personale che lavora nella casa. Una situazione che irradia bontà, gioia e gusto di vivere!

Comité de la Communication InternationalUna piccola parola sul nostro incontro del CICOM. Il comitato ha avuto la fortuna di trovarsi insieme per cercare come migliorare la comunicazione interna per assicurarsi che tutte le suore ricevano le notizie. Gran parte del nostro incontro è stato occupato dalla ricerca per capire come migliorare il
nostro sito web per diffondere il nostro carisma intorno a noi e fare di questo sito un mezzo di
evangelizzazione.

Abbiamo una nuova pagina FaceBook (https://www.facebook.com/fillesdela.croix.7) che potete visitare fin d’ora e ben presto avremo un nuovo sito.
Grazie alla mia comunità di Roma per la bella accoglienza. Al prossimo incontro!

Il 26 agosto, le Suore della Regione del Canada si ritrovano per celebrare la nostra fondatrice e, nello stesso tempo, festeggiare i 60 anni di vita religiosa delle nostre due Sorelle Gilberte Carrière e Lucille Courcelles.

Apre la festa una celebrazione eucaristica molto bella con la comunità della Villa Aulneau, residenza del maggior numero delle nostre suore. Dopo un tempo di condivisione con le nostre suore giubilari, prendiamo il pasto insieme.

Un’amica della comunità si avvicina per chiederci il permesso di fare una foto di un gruppo così bello. Mi rendo conto che è passato molto tempo da quando ci siamo ritrovate tutte insieme. Fatta eccezione per le nostre tre sorelle in residenze specializzate, le suore di tutta la regione sono presenti al completo.

Verso la fine del pomeriggio, ci siamo ritrovate per una celebrazione speciale di vespri e, e nella serata, Suor Marie ci presenta un video preparato da Suor Amaia sulla vita della Buona Suora. Bellissimo! Abbiamo visto anche un video pubblicato su Facebook da Emmanuelle e alcune foto della professione di Marie-Noëlle. Gioia di comunicare agli eventi della grande Famiglia Figlie della Croce!

« Élisabeth, Sainte fille de Dieu, donne-nous ton grand cœur, donne-nous ton esprit. » La nostra santa fondatrice ci aiuti ad essere sempre più, donne che «prendono sul serio l’impegno del loro battesimo.

Costa d'Avorio

Disponibilità
Jul 26, 2021
  

Disponibile per l’accoglienza, la comunità Speranza è anche la Casa delle giovani suore in formazione. Da qualche anno ha vissuto questa bella esperienza dei cammini delle giovani nell’apprendimento dei saperi e delle conoscenze per essere al servizio della missione.

Lungo gli anni accademici, la comunità gusta la gioia di condividere il vissuto, le scoperte, le discussioni. E questa gioia è grande quando le giovani arrivano al termine di una formazione. È quello che abbiamo vissuto con la discussione della tesi di stage di suor Charlotte SANKARA il 10 giugno 2021. Ha superato questa tesi al CELAF (Centro Lassalliano Africano) e più precisamente nel settore ISVR (Istituto di Scienze della Vita Religiosa). Lo scopo di questa tesi era di spiegare l'obiettivo di uno stage che ha svolto in un orfanotrofio a Bingerville, Abidjan, Costa d'Avorio. Il tema era la trasmissione di un linguaggio curato al fine di ottenere un comportamento rispettoso. Rispettando il limite di tempo imposto dalle regole, Suor Charlotte ha saputo individuare le motivazioni di questa scelta presso i bambini. Questa formazione pratica, ha spiegato, è perfettamente in linea con il carisma della Congregazione delle Figlie della Croce: «Ripresentare la vita di Nostro Signore Gesù Cristo e la semplicità del suo Vangelo con il suo spirito, il suo stile di vita, e le sue opere»[1] e di rendere il Cristo presente e vivente nel nostro ambiente di vita. Questo carisma, che si riassume in due parole "Insegnare e guarire", si esprime nell'amore preferenziale per i poveri, per aiutarli a realizzarsi nella loro vita quotidiana. Spinta allora da questo desiderio di amare i poveri, ha semplicemente scelto di effettuare uno stage presso gli orfani.

Dopo aver fatto le domande, i membri della giuria hanno preso una bella decisione. La comunità Speranza ha condiviso la gioia di suor Charlotte dopo un lungo e serio lavoro.

La comunità Speranza disponibile all’accoglienza è anche disponibile a ricevere l'inatteso. Durante la visita del Nunzio Apostolico alla nostra parrocchia il 13 giugno 2021, abbiamo condiviso in tutta semplicità la conoscenza di ogni Congregazione della zona.

Dopo questo scambio con Monsignor Borgia, abbiamo visitato alcune opere delle suore Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù: centro d’alfabetizzazione, cucito, … Verso le 11, è stata celebrata la messa. È allora, alla fine dell’omelia, che si è realizzato l’inatteso, il Nunzio dice: prendiamo come esempio di vita, la Beata Suor Maria Laura Mainetti di cui – diceva – la beatificazione ha avuto luogo domenica scorsa a Chiavenna, Italia. È una suora delle Figlie della Croce, suore in mezzo a voi. Suor Maria Laura testimonia la santità nel quotidiano.

Come si fa a non essere colpiti dopo questi momenti?

Solo il Magnificat di Maria testimonia il nostro rendimento di grazie.

Sì, «La mia anima magnifica il Signore, il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore!».

 

[1] Congregazione delle Figlie della Croce, Esprit et Vie, n° 2, 13.

L'inizio dell'anno scolastico 2019-2020 è stato molto difficile nella Scuola perché alcuni dei nostri insegnanti sono stati assunti nella scuola pubblica. Trovare dei sostituti non è stato facile perché la maggior parte degli istituti privati vivevano le nostre stesse realtà. Per grazia di Dio, alcuni insegnanti non di ruolo sono venuti ad aiutarci.

Ma in marzo, di fatto le lezioni sono state interrotte dal Covid19. Quando a maggio sono state riprese le lezioni, gli insegnanti si sono dedicati al loro compito con grande abnegazione. Hanno potuto così completare correttamente i programmi della terza media per conseguire il diploma.

I numerosi sforzi messi in atto hanno dato ottimi frutti, con risultati eccellenti che fanno onore a Sant’ Andrea-Uberto e a Santa Giovanna Elisabetta.

La grande sorpresa ci è venuta da un’alunna di 2° media che ha preparato l’esame di diploma di licenza della scuola media come candidata libera e l’ha superato bene. 

Rendiamo gloria a Dio a cui affidiamo il nostro bel paese della Costa d’Avorio nella fase di preparazione alle elezioni presidenziali.

Signora Nambo Marie-Thérèse
Direttrice

 

 

 

Korhogo : Confinamento ...
Jun 18, 2020
  

Tutte le nostre attività erano ben avviate come in ogni altro luogo, quando la notizia di questa epidemia ci è giunta attraverso i media. Come possiamo non interrogarci, non preoccuparci quando i nostri paesi d'origine, le nostre sorelle, le nostre famiglie, i nostri conoscenti sono colpiti da questo strano virus che riporta alla mente il ricordo di altri virus che avevano fatto tante vittime nel loro tempo?

Le prime misure adottate dallo Stato ivoriano a metà marzo hanno riportato la realtà della nostra Regione del Poro, nel nord della Costa d'Avorio, con la chiusura delle scuole e il rinvio di tutti gli studenti confinati in casa per evitare il diffondersi dell'epidemia.

Nella nostra comunità di Sainte Elisabeth, si è posta una domanda: cosa fare delle nostre strutture? Il Centro Giubileo, accoglienza dei malati mentali, deve continuare la sua missione, il sollievo dei malati e delle loro famiglie non può attendere un'ipotetica data di fine confinamento. Per il Centro degli Handicappati Don Orione, è certo che i bambini in riabilitazione funzionale e in educazione speciale rimarranno a casa o saranno curati al CHR di Korhogo perché ci sarebbe un rischio troppo grande di contaminazione. Gli unici servizi che rimarranno aperti, con l'accordo delle due persone che vi lavorano, sono l'officina ortopedica per la manutenzione dei vari apparecchi e delle scarpe e l'accoglienza sociale che è sempre piena. Le autorità locali o le personalità che si preoccupano della sopravvivenza delle persone, malate o meno, che vengono da noi, ci hanno dato derrate alimentari di base perché potessimo distribuirle alle famiglie bisognose. Una gran parte della popolazione che svolge un lavoro informale, cioè mangia quello che ha guadagnato nella giornata, ha perso il proprio sostentamento con le misure adottate dal governo e la gente non ha più niente da mangiare e niente da dare ai propri figli!

Per questo, come comunità, abbiamo optato per una flessibilità nel confinamento e per una certa prudenza e per l'uso di mezzi protettivi: lavaggio delle mani e maschere lavabili in cotone a doppio strato realizzate da un sarto. Il confinamento parziale ci ha permesso di seguire i lavori della casa, di lavorare al computer, e di dedicare maggior tempo alla preghiera personale e comunitaria. In effetti, da un mese e mezzo non è più possibile partecipare alle celebrazioni eucaristiche in parrocchia e, come tutte le nostre sorelle, siamo state chiamate a intensificare la nostra preghiera perché tutto il mondo esca dalla pandemia e a pregare con i malati e le loro famiglie, con le nostre sorelle che attraversano questa croce e per tutto il personale sanitario e per coloro che si dedicano alla ricerca.

Fortunatamente, una o due volte alla settimana, abbiamo la possibilità di partecipare, nella nostra piccola cappella, alla Messa celebrata da un sacerdote inviato dal nostro parroco. Qualche volta alcuni parrocchiani si uniscono a noi... In questo Giorno della Resurrezione 2020, una donna incontrata dal nostro celebrante alla grotta mentre pregava Maria, è venuta a vivere l'Eucaristia con la nostra comunità. Alla fine della celebrazione, Marie-Lucie si è alzata in piedi, scusandosi, per dire grazie tanto era grande la sua gioia. Per questa cristiana, ex musulmana, questa messa è stata una benedizione. Non sapeva che avrebbe avuto questa bella possibilità e l'unica piccola somma di 5.000 franchi sefa destinata a comprare, nel giorno di Pasqua, qualcosa da condividere con i suoi parenti musulmani, l'aveva data in offerta. Era nel rendimento di grazie: questo momento era una benedizione in tutte le difficoltà che aveva dovuto vivere in quei giorni!

Per la nostra comunità, questa testimonianza rimane come una perla in un momento in cui vediamo l'epidemia aumentare lentamente nel nostro paese... Anche se il futuro è incerto, i nostri progetti e programmi, capovolti, questa parola, resta come una speranza: il Signore è risorto! Passa nella nostra vita quotidiana!

Sœurs Janine, Giovanna, Denise et Emmanuelle

Una famiglia di tre gemelli
Jun 8, 2020
  

Il 26 aprile, sono arrivate da noi due donne che, inviate dal servizio sociale dell’Ospedale di Korhogo, chiedono un aiuto. Infatti, la loro sorella è deceduta una settimana dopo il parto nel quale ha dato alla luce 3 piccoli bambini nati prematuramente. Wandja, Finin e Lazeni, due bambine e un maschietto, avevano visto il giorno e, come dei fiori molto fragili, cominciavano a sbocciare...

Una delle bimbe aveva dalla nascita una gambina spezzata al di sotto del ginocchio. “È stato un incidente”, ha detto l’ostetrica che ha partecipato al parto. Per fortuna, la loro zia si è impegnata a divenire la loro nuova mamma affinché possano crescere... Ma i bimbi, troppo piccoli (circa un kg) erano rimasti all’ospedale presso il servizio neonatale, sperando che potessero aumentare di peso.

Allora, con Alphonse, il nostro collaboratore, abbiamo iniziato a dare il nostro aiuto ai bimbi e alla famiglia: contatto con l’ospedale, acquisto dei biberon, del latte, dei pannolini, dei medicinali, dei vaccini ecc.… del necessario per la protezione contro il Covid19 per il personale sanitario che lavora all’ospedale presso i nostri 3 bimbi. Si trattava di un urgente bisogno perché i bambini, che avevano ricevuta la vita dalla loro mamma, potessero sopravvivere e crescere con l’aiuto di chi si prenderà cura di loro.

Per questo ci siamo recate all’ospedale per conoscere i bimbi, vedere come e quando la piccola Finin potrebbe essere curata alla gamba spezzata e assicurarci che i tre bimbi fossero ben curati. Dopo un primo tempo di dimagrimento, i piccoli, a forza di cure, hanno iniziato a prendere un po’ di peso anche se Lazeni, il maschietto, restava in una situazione abbastanza critica. La gamba di Finin, finalmente è stata immobilizzata in modo da farla soffrire meno. Ci restava il dubbio sulla posizione che avrebbe potuto prendere in seguito il femore!

Dopo circa un mese, i gemellini hanno lasciato l’ospedale. Erano aumentati di ben 400 grammi e davano buoni segni di salute. Allora la nuova mamma è giunta al nostro Centro, accompagnata da altre due donne per mostrarci i bimbi e per ottenere il necessario per nutrirli e prendere cura degli stessi. Erano piccoli ma talmente belli, aprivano a poco a poco i loro occhi al mondo...

La zia è giunta una seconda volta la scorsa settimana dopo essere stata all’ospedale per un controllo. Aveva ricevuto in dono dall’Unicef dei “kangourou” per portarli ai 3 bimbi e per maggiore sicurezza ci ha chiesto di aiutarla sul come utilizzarli. Un’amica italiana vedendo la foto ci ha scritto: “Ma voi siete delle incubatrici umane!”

Ma la vita è fragile... Come un fiore che cerca di aprirsi, un grande colpo di vento lo fa cadere e appassire. Alla vigilia della Pentecoste, Lazeni, con una forte febbre, è passato all’altra riva ed ha raggiunto la sua mamma... C’è un angelo in più nel cielo!

Ma la storia non è finita. Wandja e Finin sono vivi e devono crescere! La loro nuova mamma conta su di noi per un aiuto concreto. Ed è grazie ai doni dei benefattori che noi potremo sostenerli.

Questi fiori hanno raggiunto il mazzo dei numerosi fiori presenti nel nostro giardino. Wandja e Finin hanno raggiunto Alassane, Fousséni, Nonlourou, Eléakim, Korotoum, Espérance e tanti altri...

La vita chiama! Questi due fiori si apriranno, lo speriamo!

Quanto a noi: la carità ci spinge!

 

Suor Giovanna e Suor Emmanuelle

Nell'ambito della pastorale giovanile e vocazionale, la nostra diocesi di Katiola, in Costa d'Avorio, organizza ogni anno incontri annuali per i giovani durante i tempi forti della Chiesa. Per questo motivo, la nostra parrocchia ha invitato i giovani a vivere un pele-giovani in questo tempo di Quaresima per testimoniare la loro scelta per Cristo. I giovani sono venuti dai quattro angoli della parrocchia per incontrarsi in un villaggio (Sourkoudougou) situato a quattro chilometri dalla parrocchia. Per vivere bene questo tempo di pellegrinaggio, abbiamo diviso i giovani in diversi gruppi di trenta persone, per permettere una buona partecipazione alla riflessione sui temi e la Via Crucis proposta dall'equipe incaricata dell'organizzazione. Durante il cammino, c'è stata la Via Crucis e momenti di pausa per permettere ad ogni gruppo di fare un momento di riflessione per rispondere ai questionari presi dal messaggio del Papa per la Quaresima. I giovani sono stati accompagnati dal cappellano dei giovani, padre Armand Touré, dalla consigliera, suor Clémentine Tapsoba con suor Adèle Rouamba. C'erano anche dei volontari (insegnanti delle scuole superiori) che si sono offerti per accompagnarci.

Quando siamo arrivati al luogo di accoglienza, la comunità cristiana e i catechisti ci aspettavano con gioia. Anch’essi erano numerosi per partecipare alla celebrazione eucaristica con noi. Eravamo circa 350 tra giovani e adulti, più alcuni bambini. Dopo un tempo di riposo, abbiamo avuto un incontro sul tema: GIOVANE MISSIONARIO CON CRISTO, tenuto da suor Clémentine. In seguito, abbiamo avuto la celebrazione Eucaristica e la condivisione delle riflessioni guidata da padre Armand, al posto dell'omelia.

Dopo questa bella celebrazione Eucaristica, seguita dalla condivisione del pasto portato da ogni pellegrino, c'è stata un'animazione del coro giovanile con canti di lode prima del ritorno. Abbiamo ripreso il cammino di ritorno con la benedizione di Dio stesso (una buona pioggia!) che ha rinnovato le nostre forze. Quando siamo arrivati in parrocchia, il parroco, padre Alexis e suor Marie ci aspettavano per benedirci e inviarci in missione nei nostri luoghi di vita e nel mondo.

Questo tempo di pellegrinaggio è stato un momento di condivisione, di scambio e di preghiera tra i giovani della parrocchia. Ognuno ha sperimentato interiormente la gioia di poter fare un cammino di fede con Cristo e con gli altri.

 

Corona in Costa d'Avorio
Mar 31, 2020
  

La sera del 17 marzo 2020, le suore della comunità di Abidjan vivono un momento tranquillo di incontro con le suore venute da Khorogo: Emmanuelle e Janine. Fraternamente, condividono i progetti di ciascuna per i giorni che seguiranno: le procedure amministrative per le strutture sanitarie: il Centro Giubileo di Korhogo, la ripresa della scuola: il CELAF-Centro Lassalliano Africano, il ritmo quotidiano della missione: presenza comunitaria, permanenza in Vescovado per il segretariato, … In breve, tutta una lista di attività da svolgere. Ma tutt’a un tratto, dopo avere letto i suoi «sms»[1], Emmanuelle grida: «Ecco! Il governo ivoriano rivolge un comunicato stampa alla popolazione: si tratta della chiusura di tutte le scuole nell'ambito della prevenzione della diffusione del Coronavirus». Ed ecco che un semplice «testo» sconvolge tutta la lista dei nostri "Faremo questo, faremo quello"! Tutte le pratiche erano bloccate. Per fortuna Emmanuelle e Janine hanno trovato la possibilità del trasporto per raggiungere la loro comunità.  

 Abbiamo avuto la grazia di vivere l’Eucaristia fino al 19 marzo, giorno in cui le direttive delle autorità ecclesiastiche in relazione ai provvedimenti statali, annunciano la sospensione di tutte le attività pastorali della Diocesi. Ormai, quindi, sono sospese tutte le riunioni di più di 50 persone: riunioni di Preghiera, le Celebrazioni Eucaristiche con la partecipazione dei fedeli, gli incontri di catechesi e la Via Crucis. Nello stesso senso, i pellegrinaggi diocesani dei giovani e degli adulti, per il periodo della Quaresima previsti per domenica 22 marzo, sono stati annullati. Solo i ragazzi della Parrocchia Notre Dame de l’Espérance (circa 3000) hanno avuto la fortuna di partecipare sabato 14 marzo. Sabato 21, abbiamo osato esprimere un rammarico al Parroco..., se fosse possibile avere la Celebrazione dell'Eucaristia nella nostra Cappella la domenica. Questo ci è stato concesso e il Vicario è venuto a celebrare la Messa alla Comunità. Una suora della Congregazione di Nostra Signora di Evron si è unita a noi.

 Molto presto dopo questi movimenti, la situazione sanitaria all'interno del paese si è evoluta: di 3 casi accertati a metà marzo abbiamo raggiunto gli oltre 80 ad oggi. Per fortuna finora non sono stati segnalati decessi, ma sono stati segnalati 3 casi guariti. Tuttavia, il governo non abbassa la guardia. Al contrario, ha rafforzato le misure per combattere la diffusione di Covid-19:

  •  Istituzione dello stato di emergenza: Coprifuoco: dalle 21.00 alle 5.00,
  • Chiusura delle frontiere terrestri, marittime e aeree del Paese,
  • Chiusura degli Istituti Scolastici,
  • Chiusura dei “maquis” (specie di taverne) e dei ristoranti,
  • Giornata senza sosta per i lavoratori che assicurano la permanenza per stabilire un orario ragionevole per l'uscita dall'ufficio
  • E più recentemente, giovedì 26 marzo, abbiamo appreso che i viaggi all'interno del Paese saranno vietati.

 Per considerare la situazione economica della popolazione, che ha l'obbligo di lavorare, lo Stato ha deciso di mantenere la circolazione dei mezzi di trasporto pubblico come i taxi a pagamento, i “gbaka” (mini-bus utilizzati per trasportare parecchie decine di persone), i “woro-woro” (“covoiturage”). Questi mezzi di trasporto possono quindi circolare a condizione che il numero di passeggeri sia ridotto per rispettare una certa distanza. La cosa migliore è non averne bisogno !!!

Per quanto riguarda il lavaggio delle mani, è altamente raccomandato. In tutti questi sconvolgimenti sembra che cominci a mancarci qualcosa di importante: il sorriso "made in Costa d'Avorio" mimetizzato dalla maschera nasale, anch'essa altamente raccomandata!

Ma in mezzo a questi eventi sconvolgenti, sentiamo l'invito a onorare l'umile ambito della vita quotidiana[2]. Sì, queste realtà dell'ordinario ci sono rivelate e il Vangelo è molto eloquente in questi giorni di difficoltà, quando ci invita a vivere la piccolezza come luogo di vita: "Servo buono e fedele, … sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”, Matteo 25, 21.

 Le piccole cose da vivere in questi giorni in terra ivoriana?

  •  Chiamate telefoniche fra le suore senza un soggetto particolare se non: «Sorelle, come state?», 
  • Sistemazione della strada davanti alla casa per renderla più accessibile: insieme in comunità gli strumenti necessari: reti e secchi per raccogliere sassi, ghiaia, terra per riempire le buche, 
  • Pregare con i volti delle Figlie della Croce di tutto il mondo, i volti dei nostri paesi di missione, 
  • Sgranare il Rosario portando la Casa Madre, La Puye in Preghiera, gli ammalati, le nostre suore e tutto il personale sanitario che opera dappertutto, 
  • Vivere l’Eucaristia diversamente facendo memoria di Santa Giovanna Elisabetta. Privata della Celebrazione Eucaristica, durante i tempi difficili dopo la Rivoluzione francese, ha vissuto la sua vita come Eucaristia: “Dopo la Rivoluzione, nel villaggio di Béthines, Elisabetta riunì in casa sua i contadini, i vicini, gli amici e poi la gente del villaggio per pregare»[3]
  • Comunicare in comunità gli orari della Messa trasmessa per televisione e gli appuntamenti delle diverse Preghiere con il Papa, 
  • Ascoltare insieme le letture del giorno con la Parrocchia attraverso la rete di «WhatsApp» attraverso il quale i Padri trasmettono la Parola e l’Omelia del giorno. 

Dobbiamo accettare di vedere la vita diversamente attraverso la malattia dovuta al Coronavirus.

Dobbiamo ritrovare nell’ «isolamento» la novità e l’attualità del Vangelo. Seguendo l’esempio del figlio prodigo, la Buona notizia ci invita a «rientrare in noi stessi», Lc 15, 17 per ritornare all’essenziale, per restituire alla nostra consacrazione la serietà dell'impegno battesimale.

Sì, accogliamo con riconoscenza le parole di Suor Susana: «Siamo davanti ad un’opportunità privilegiata… per ritornare all’essenziale di ciò che è umano e dell’umanità… per trovare nuovi punti di riferimento e nuovi cammini di felicità… e domandare la grazia e la saggezza di un nuovo inizio».

La grazia delle Spirito Santo possa rivelarci che ciò che noi viviamo come giorno di sofferenza resta invincibilmente “tempo di promessa e di speranza”[4].

Le sorelle della comunità di Abidjan

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[1] Short messaggio servizio o minimessaggio.

[2] Prefazione, d’Anne Pelletier in Baptisés dans le feu, Christus de Dolores ALEIXANDRE.

[3] La Congregazione delle Figlie della Croce, La Fondatrice, Il Carisma, éd. Du Signe, p. 4-5.

[4] Prefazione, di Anne Pelletier in Baptisés dans le feu, Christus de Dolores ALEIXANDRE.

 

Un giorno, alla fine di settembre, il padre di Tiélourgo bussò alla porta del nostro Centro. Dopo aver provato di tutto - medicina tradizionale, massaggi e la preghiera di un pastore - era disperato...

Aveva cercato aiuto per più di tre settimane per far curare sua figlia. In effetti, all’ospedale di Korhogo, dovevano farle una trasfusione di sangue perché era molto anemica e doveva subire un intervento chirurgico di amputazione di una gamba per prevenire, se non era già avvenuta, la diffusione di un tumore che aveva già preso il sopravvento sul ginocchio.

Senza le 240 000 franchi sefa (366 €) con cui doveva pagare l’operazione e le trasfusioni, non avrebbe potuto fare nulla. E il cancro, molto rapidamente o troppo rapidamente, avrebbe portato via la bambina di 10 anni.

Così Suor Giovanna ed io abbiamo deciso di fare qualcosa e di farlo in fretta. Abbiamo richiamato il padre che è tornato la mattina dopo con tutte le cartelle cliniche. Dopo averlo ascoltato di nuovo per qualche istante, lo abbiamo lasciato tornare in ospedale con i soldi dell'operazione. Anche se sapevamo che questa somma ci sarebbe mancata per il funzionamento del nostro Centro, non potevamo ignorare l’urgenza: salvare un bambino, salvare Tiélourgo era prioritario.

Siamo andate a trovarla il giorno dopo l’intervento… Malgrado la spossatezza, la piccola figlia aveva un bel volto e i suoi genitori mostravano  il volto radioso di coloro che avevano lottato ed erano riusciti nella causa per cui avevano penato da settimane o da mesi …

 Alcuni giorni più tardi, Tiélourgo è ritornata di nuovo al Centro con suo papà. Ci hanno ringraziato.

Hanno domandato ancora aiuto per poter proseguire le cure postoperatorie. Noi abbiamo dato loro 50 000 FCFA (€ 76,25) per acquistare i medicinali e il necessario per i bendaggi.

 Abbiamo agito nell’urgenza. Le cure di Tiélourgo erano appena iniziate e noi avevamo già finanziato 290 000 FCFA.

Ringraziamo i benefattori che ci permettono di dare la possibilità di vivere a questi bambini e di dare sollievo alle loro famiglie.

 Tiélourgo, visto che la ferita dell'operazione era ben cicatrizzata, ha ripreso la scuola... Frequenta la seconda classe elementare.

 

 

 

 

Nel cuore della regione del “Poro”, il Centro degli Handicappati Don Orione Antenna di Korhogo, accoglie con la loro famiglia, i bambini e gli adulti in situazione di handicap fisico, mentale o sensoriale, con lo scopo di aiutarli a fare un passo di più verso la loro autonomia fisica e intellettuale in vista di un loro inserimento nella società.

Da 25 anni, la missione del nostro Centro degli Handicappati Don Orione Antenna di Korhogo, continua con richieste che si diversificano e aumentano di anno in anno. Questo Centro è nato nel 1994 per iniziativa dell'unione delle religiose di Korhogo e affidata alla Congregazione delle Figlie della Croce da monsignor Auguste Nobou, vescovo della diocesi di Korhogo.

Negli ultimi anni abbiamo avuto la fortuna di avere l'aiuto di educatori venuti da due direzioni regionali dei ministeri per rafforzare l'équipe di loro competenza per poter accogliere e accompagnare sempre più bambini in educazione specializzata: i disabili intellettuali e i sordomuti.

Se aumenta il numero di bambini accolti e presi in carico, è perché c’è stato un grande lavoro di sensibilizzazione intorno all’handicap, cominciato fin dalle origini del Centro e anche prima. In effetti, molti bambini erano lasciati da parte, nascosti o accompagnati alla morte. Le famiglie si arrangiavano per farli sparire e morire perché, secondo la loro credenza, i bambini nati con un handicap erano considerati figli-serpenti, e facendo in questo modo favorivano il ritorno alla loro natura primitiva.

Allora, quando dopo 3 anni di domanda e di attesa, convinte che bisognava fare un passo in più nell’accoglienza delle persone in situazione di handicap e delle loro famiglie, il 24 ottobre 2019, abbiamo avuto una grande gioia: il Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale, nelle mani del Ministro, ha firmato l'approvazione del nostro Centro: «per realizzare tutte le azioni necessarie per l'educazione dei bambini e degli adolescenti con disabilità».

Questo ci apre alla possibilità di fare convenzioni con diversi ministeri che ci permetteranno di rispondere meglio alle richieste sempre in aumento in tutti i settori, sia nella cura della salute fisica che nell'accompagnamento educativo di chi viene da noi.

Una nonna che era venuta ad affidarci la sua nipotina che, all’età di 4 anni non parlava, alla festa di fine anno ci disse la sua gioia: «Prima mia nipotina non parlava, ma ora parla il dioula, il sénoufo e il francese. Io non ci credevo, ma ora so che può imparare! Ringrazio gli educatori e il Centro!».

Allora in spirito di servizio a queste popolazioni di persone in situazione di handicap e alle loro famiglie così vulnerabili, vediamo che l’avvenire si apre con altre prospettive.

«Bisogna fare molto di più. Molto di più di quanto possiamo fare. Per cercare di fare abbastanza. Bisogna fare di più, ogni giorno, tutti i giorni…

Ogni amore seminato, presto o tardi, fiorirà!» (Raoul Follereau)

 

 A Niellé, ritorno di Suor Janine chiamata «Shientchon»

In occasione di un incontro in città, Suor Fatou Xavière mi chiese se fossi stata libera nel mese di dicembre. Alcune settimane dopo, ricevemmo un invito per festeggiare i suoi 25 anni di vita religiosa a Niellé.

Niellé evoca per me il primo contatto con la Costa d’Avorio profonda, il 16 settembre 1973. Quel giorno arrivammo a Niellé con Suor Mathilde Saint Jean, Assistente Generale e Suor Jeanne Aldalurra e Jeanne Marisco.

È la stessa emozione che mi ha preso il 23 dicembre vedendo le persone che venivano a salutarmi chiamandomi per nome. Io riconoscevo alcuni e scoprivo altri che erano divenuti adulti e ancora altri che ora avevano i capelli bianchi e delle rughe come me. Ciò che mi ha incantato è che tutti avevano un buon ricordo. Forse il tempo cancella ciò che ci può essere stato di non troppo buono. Abbiamo preso il tempo per posare per le foto, uscendo dalla messa. Ecco, ero ormai nelle loro mani.

Brehima con cui avevo lavorato per 25 anni al dispensario ha chiamato l’infermiere per farmi fare una visita al dispensario. Il personale era sorpreso di vedermi in carne ed ossa. Mi vedono tutti i giorni in foto nella sala d’attesa. Infatti, venti anni fa il prefetto di Ferké aveva mandato un fotografo per scattare “una fotografia” e questa foto è sempre rimasta nella sala d’attesa del dispensario, anche se ora i colori sono molto sbiaditi.

La cerimonia che ci aveva condotto a Niellé era molto bella; Suor Fatou aveva scelto di festeggiare i 25 anni di vita religiosa a Niellé, villaggio vicino al suo villaggio natale. Fatou proviene da una famiglia mussulmana e tutta la sua famiglia era là. I giovani di Niellé saranno sicuramente sensibili a questa testimonianza di vita consacrata a Dio.

La gente dà a Molti missionari dei nomi significativi. Quando l’età della pensione è arrivata per me, a 55 a quel tempo, le autorità hanno voluto ringraziarmi donandomi la medaglia al merito. Ci sono stati dei bei discorsi, alcuni pieni di gentilezza: «è il suo ardore nel lavoro che vogliamo onorare oggi!»

Con molta serietà, la gente mi ha dato un Cognome e un Nome: Suor Ouattara Shientchon detta Suor Janine. Ho voluto sapere il significato del mio nome: "quella che ci ha accolto con un buon cuore".

 La bella storia di Issa
Dec 22, 2018
  

L’otto dicembre 2017, un bambino è stato accompagnato dal Signor Yéo Soulemane, imam della moschea del quartiere Premaforo, al Centro Sociale 1 di Korhogo. Il griot, inviato dall’ imam per percorrere le strade di Korhogo, chiedeva alle persone se fossero al corrente della scomparsa di un bambino. Ma nessuno sapeva qualcosa! L’imam ha dichiarato che il 6 dicembre 2017 è stato informato da un fedele della moschea che da tempo vicino al luogo di culto c’era un bambino. Si è avvicinato al piccolo chiedendogli da dove venisse e chi era. Il bambino ha risposto che si chiamava “Tchekoroba” (“il vecchio”). L’imam ha riferito di aver communicato con il bambino difficilmente e inoltre non aveva i mezzi materiali e finanziari per prendersi cura di lui. Si è dunque rivolto ai servizi di competenza per la protezione dei bambini.

Gli impiegati del Centro Sociale si sono messi all’ascolto del bambino il quale ha detto loro di chiamarsi Issa e che è stato soprannominato dal suo papà “ Tchekoroba”. Suo papà si chiama Drissa. Issa non conosce sua mamma perché deceduta, ha riferito all’ equipe del Centro Sociale che suo papà l’avrebbe affidato ad uno zio, un marabùtto (un santone musulmano) che vive nello stesso villaggio (il cui nome non ricorda). Questo zio ha portato Issa al tramonto del sole davanti alla moschea intimandogli di restare sul luogo fino quando egli sarebbe ritornato.

Dopo diversi giorni d’attesa, lo zio non è venuto. E’ per questa ragione che Issa si trovava sempre davanti alla moschea. Questo bambino abbandonato, lasciato al suo destino era in pericolo, incapace di vivere da solo.

Il giudice della tutela dei bambini è stato informato dal Centro Sociale della situazione e ha ordinato che il bambino fosse affidato ad una famiglia. E’ stato fatto appello a diverse famiglie perchè potessero accoglierlo ma venendo a conscenza che il bambino era malato, tutte hanno rifiutato. Il Centro Sociale, conoscendo Alphonse e sua moglie Edith, ha chiesto loro se potevano accogliere Issa. La loro risposta è stata positiva.

Il giorno dopo, Alphonse ha accompagnato Issa da un pediatra dell’ospedale di Korhogo per una visita medica. Questa ha rivelato che il bambino soffre di una tumefazione e una deformazione della colonna vertebrale. Il pediatra ha pure stabilito un certificato dell’età fisiologica e dopo aver consultato il servizio di chirurgia hanno loro attribuito l’età di 6 anni ! La consultazione in questo servizio ha pure rivelato il sospetto di un Morbo di Pott, una forma di tubercolosi.

Attraverso analisi approfondite il ragazzino soffre vermaente di questo morbo ed inoltre la presenza di una massa liquida nello stomaco ed un’anemia importante. Per cui segue una terapia adeguata.

Issa va a scuola e sta riprendendo il primo anno della scuola elementare in quanto ha iniziato con ritardo lo scorso anno scolastico.

Malgado tutto Issa ha ritrovato il sorriso e vive serenamente nella famiglia che lo ha accolto e che lo ama come uno dei propri figli.

 

 

 

C’è una fine per tutto! Il tempo è venuto di dire «arrivederci» alla mia diocesi di Katiola.

Arrivata in Ottobre 1966, ora lascio questa diocesi (la mia seconda famiglia e grande famiglia) il 21 Novembre 2017.

Inviata a Korhogo, alla Scuola Ste Elisabeth, all’arrivo di Monsignor Nobou, lascio questa missione nel 1973 per fondare a Niellé con Suor Jeanine Sein e Suor Jeanne Aldalurra.

Nel 1989, in seguito alla richiesta delle mie responsabili, lascio Niellé per andare a Boniéré, con una nuova équipe per aprire una comunità di formazione per le prime giovani africane che desiderano diventare Figlie della Croce.

Le Suore Catechiste di Menton avevano lasciato questa parrocchia da una decina d’anni.

Sono rimasta e ho lavorato in questa parrocchia con i Djiminis, per più di 27 anni.

Mi è stata posta una domanda: «Qual è stata la sua missione preferita?» Quando si tratta di portare agli uomini «la gioia del Vangelo», non si possono fare paragoni. Ho cercato di adattarmi ad ogni situazione, ad ogni mentalità per annunciare Gesù Cristo, per portare un po’ di gioia e di conforto, soprattutto ai più poveri, agli handicappati. Una missione più amata è la catechesi ai bambini scolarizzati e ai giovani, potevo annunciare loro la tenerezza di Dio per ciascuno, dire loro che Dio si interessava a ciascuno di loro.

Ho voluto semplicemente vivere il nostro carisma che si riassume in due parole: «insegnare e guarire». Nello stesso tempo, sull’esempio della nostra Fondatrice Santa Giovanna Elisabetta, ho voluto avere un’attenzione particolare per la Chiesa e i suoi pastori, i nostri Preti.

Ciò che ho potuto fare di bene là dove sono passata, è con la grazia di Dio che non ci manca mai e con l’aiuto e il sostegno delle mie Sorelle. È la comunità che evangelizza. Da qui l’importanza di vivere una vita fraterna, una vita di preghiera nella semplicità, l’umiltà e la gioia condivisa. Non si dice che « l’unione fa la forza » !

Se durante questi cinquant’anni, ho potuto apportare qualcosa alla diocesi di Katiola, posso dire sinceramente che ho ricevuto molto dalla popolazione, dalla fraternità delle Religiose, dai nostri Preti e dal nostro Vescovo Monsignor Bessi che ci ha sempre dato fiducia.

Un grande, grande grazie a voi tutti! Scusate se non ho sempre risposto alle vostre attese.

Ritorno al Paese Basco, ma non da sola, con tutti voi nel mio cuore e nella mia preghiera. Non è che un arrivederci, fratelli miei, non è che un arrivederci! Sì, noi ci rivedremo un giorno!

Francia

Vita e Missione aux Mureaux
Dec 4, 2020
  

Una nuova comunità in Alleanza che inizia con virus, mascherina, coprifuoco, confinamento, è piuttosto originale...e inatteso...

«Che cosa facciamo?» o piuttosto «Che cosa viviamo?»

Come per ogni Suora: La risposta a una chiamata, senza sapere veramente dove questa chiamata ci porta se non alla presenza del Signore e a coloro che possiamo incontrare fisicamente o per telefono, in questo ambiente multiculturale.

Ci sono i vicini nel condominio: la custodia di un bambino in assenza dei genitori, una famiglia che ci porta un piatto africano, la presenza presso una madre di un bambino scomparso (e ritrovato), incontri sulle scale, aiuto a migranti conosciuti e in difficoltà, messa in contatto, permanenza alla Caritas, accoglienza di una persona sola, comunione portata a una persona handicappata, incontri nei giardini delle famiglie e... barbabietole ricevute, aiuto a un bambino in difficoltà scolastica, mensa della caritas.

C'è anche la condivisione tra noi di queste realtà, momenti di preghiera con tutte le persone che ci circondano e con i nostri fondatori e Maria, momenti per conoscerci e per riflettere insieme a partire dal Vangelo e da altri testi ogni settimana, il tempo di due Eucaristie, il mercoledì e la domenica nella comunità, il tempo anche del "raggio di un chilometro" quotidiano.

E naturalmente anche le chiamate al telefono con le altre comunità delle Figlie della Croce o delle Serve di Maria. Una riflessione di una Serva di Maria "Prego per voi 2 e per il vostro quartiere".

 

Un pellegrinaggio a La Puye
Nov 10, 2020
  

«Si passa a La Puye come si passa vicino a una sorgente ...»

 Tra due momenti di restrizioni, ma infine, l'abbiamo vissuto! Dopo tante esitazioni, incertezze, riadattamenti dei nostri piani, eccoci qui, a La Puye. Portiamo nei nostri cuori, le sorelle che pensavano di venire e quelle che non potevano nemmeno pensarci.

Una guida eccezionale, nativa di lingua spagnola, ci spiega le ragioni del fango e dei lavori della cour Marotte. È Susana; ha fatto emergere da questi cumuli di terra e da questi sentieri in pietra, un avvenire già presente, che sarà al servizio di chi passerà in futuro desideroso di "capire" La Puye.

Grazie Susana per le spiegazioni di questi lavori e per il senso della sistemazione del cortile del chiostro. Non vediamo l'ora di tornarvi tra qualche tempo.

Ma prima di tutto, facciamo il pellegrinaggio.

È ricca di luoghi fondatori che abbiamo calpestato ancora una volta: i Marsyllis (e il suo vento gelido), la scala del povero, la grotta della cancerosa (visitata da due o tre coraggiosi uomini che hanno raccolto i rami caduti per la potatura), Molante.

Infine, il cammino! Per quel giorno, l'angelo del Signore aveva spinto le nubi.

Partite da St Phèle, otto chilometri (sei più due), abbiamo camminato sul ciglio della strada. La consegna della prudenza ci ha aiutate a camminare, no! a «spostarci», in silenzio, in preghiera e riflessione… fino alla Croce dell’Incontro.

Là, ci ritroviamo le camminatrici dei due chilometri e le pellegrine in macchina.

Suor Laurette fa memoria dell’evento e ci conforta nei nostri personali spostamenti di oggi.

La messa della domenica, nella chiesa di La Puye: un altro dono ancora per noi suore e per i parrocchiani.

Per continuare a spostarci, portiamo nel nostro piccolo sacco le perle che abbiamo raccolto. La gioia di esserci incontrate in queste piccole condivisioni, così semplici e così vere, non è una delle perle più belle?
ma anche durante i pasti e le veglie,
e nella partecipazione all'animazione di ogni tappa?

La Puye, una sorgente in fondo ai suoi pozzi.

Grazie alle suore del Consiglio regionale che ci hanno invitate e hanno organizzato questo pellegrinaggio.

Il 29 Ottobre 2020, La Francia è stata ferita da un attacco terroristico nella Basilica di Notre-Dame de l’Assomption di Nizza. Questa volta, questo attacco era rivolto ai "cattolici"...

Tre giorni dopo, celebravamo la festa di Tutti i Santi!

All’uscita della messa, questo 1° Novembre, la comunità parrocchiale di Les Mureaux ha avuto la grande sorpresa di essere accolta sul sagrato, da un gruppo di musulmani e dai loro imam, in rappresentanza delle 4 moschee della città!!!

A loro si è aggiunto un vicesindaco... Avevano allestito tavoli con dolci per accogliere i parrocchiani...

Gli amici musulmani ci hanno detto, - di essere sconvolti e feriti dagli eventi di questi giorni: 

« Vogliamo condannare questi atti abominevoli, e opporci a queste persone che seminano odio...
Vogliamo che l'amicizia sia più forte e prevalga sull'odio.
Il nostro unico rifugio è Dio. Vogliamo rifugiarci sotto la sua protezione».

 Il sacerdote cattolico ha insistito sulla parola "instancabilmente".

« Il nostro Dio ci ama instancabilmente. Siamo instancabili nell'amore».

E l’Imam della Moschea «Essalam» ha ripreso:

 «Lavoriamo instancabilmente per la pace»

Discorsi dei Responsabili dei culti Cristiani e Musulmani. (Cliccare qui)

 Il dialogo fraterno Cristiani e Musulmani è una realtà molto forte a Les Mureaux, città della promiscuità sociale.

Il Vangelo del giorno è molto eloquente, rileggiamolo: "BEATI GLI OPERATORI DI PACE"

"Acclamiamo la Parola di Dio".

Questa domenica 20 settembre 2020, l’Eucaristia ci ha riuniti come ogni domenica per celebrare il Signore e rendere grazie. «Rendere grazie» è il senso stesso della parola «Eucaristia». La comunità cristiana di Soustons con le Figlie della Croce, molte delle quali provenienti dalla Regione Sud-Ovest, hanno ringraziato per i 175 anni di presenza della Congregazione a Soustons.

Nella Chiesa: il gruppo di Figlie della Croce Le Suore partono a causa dell'età e della salute. Ma andarsene non significa che tutto si ferma! Le Suore hanno seminato e arriva il momento del raccolto. Ciò che Suor Bernardette, Suor Renée e Suor Marie Claire, le ultime Suore rimaste a Soustons, hanno apportato come "accompagnamento, conforto, annuncio della fede, visite ai malati o alle persone isolate, preghiera", i laici lo porteranno avanti e lo trasmetteranno a loro volta.

"Glorificare Dio, farlo glorificare impegnandoci al suo servizio e al servizio dei piccoli e dei poveri attraverso ogni genere di opere buone e insegnare e guarire come ha fatto Gesù è il cuore della nostra vita e della nostra missione di Figlie della Croce". Nel corso dei decenni la missione delle Suore di Soustons ha assunto volti diversi, ma sempre nello stesso spirito.

Le Suore sono arrivate nel 1845 accompagnate da Suor Saint Roger, terza Superiora Generale della Congregazione. Una nota interessante perché questa Superiora Generale ha conosciuto nella sua vita i nostri fondatori Santa Giovanna Elisabetta e Sant’Andrea Uberto.  Fa parte del gruppo che si iscrive nel movimento fondatore della Congregazione fondata all'indomani della Rivoluzione Francese. Si iniziò soprattutto con l'insegnamento gratuito e in una scuola comunale e in seguito in una scuola privata. Più tardi fu creato un centro di cure.  Inoltre fu anche una svolta quando le nostre suore lasciarono le opere per una semplice presenza attraverso il lavoro professionale, la vita comunitaria e la pastorale.  Vivere vicino alla gente, impegnarsi nelle attività parrocchiali, aiutarsi a vicenda, preti, laici, religiose per avanzare su un cammino di vita, di fede e di evangelizzazione.

Abbiamo affidato alla preghiera della comunità cristiana la nostra Congregazione che cerca di rispondere agli appelli: "Vi affidiamo la preghiera per le vocazioni, tutte le vocazioni".

Abbiamo anche assicurato loro il nostro sostegno e la nostra preghiera per ringraziarli della calorosa accoglienza offerta a tutte le nostre sorelle e per chiedere che la vita e la missione continuino in questa parrocchia di Soustons.

Dopo la Messa, è stato offerto il bicchiere dell'amicizia e il Sindaco ha ringraziato le Suore offrendo a ciascuna un libretto e il foulard delle feste di Soustons. Poi ci fu il pasto offerto dalla parrocchia, al quale parteciparono il consiglio parrocchiale e le Figlie della Croce.

Una bella giornata che ci aiuterà a vivere in serenità i nostri diversi spostamenti dopo questo incontro con una parrocchia serena, attiva e riconoscente".

Vivere PASQUA e l’ottava in modalità di «isolamento» a Mantes la Jolie!

12 Aprile, è con un gioioso ALLELUIA che entriamo in questa domenica un po’ particolare …

Sì, CRISTO è RISORTO!!!

E, sarà una settimana piena di sorprese.               

Sì, quale sorpresa vedere, a fine mattinata, il nostro parroco P. Matthieu entrare, seguito dal diacono Gaël, portando sulle sue spalle il cero pasquale destinato alla chiesa del quartiere, in questo momento chiusa. Così la nostra Eucaristia pasquale, vissuta nella sala da pranzo, comincia con la benedizione di questo cero che resterà nella nostra cappella prima di poterlo portare nella chiesa. Ogni giorno accompagna la nostra preghiera e ci invita a raggiungere tutte le nostre Sorelle, tutti i cristiani del quartiere, ma anche i nostri fratelli mussulmani che si preparano a vivere un Ramadan veramente particolare…

 Arriva anche la visita sorpresa del Signore, una sera dopo le ore 20, nella persona di Martine, molto fragile psicologicamente. Portata all'ospedale dai vigili del fuoco, esce con alcune medicine... Non ha il coraggio di tornare a casa a piedi - dove non ha più niente da mangiare... per cui, si ferma a casa delle suore sempre in isolamento! Che fare??? Se non aprire… accogliere… ascoltare… ...mettere un po' di cibo nella sua borsa... ...e accompagnarla a casa?...

Non sei tu Signore che, una volta ancora, bussi alla nostra porta?  GRAZIE Signore!

Poi, è Monique, un'amica, che è preoccupata per noi e che viene a consegnare con discrezione 5 mascherine che ha confezionato lei stessa: 1 per ognuna e un piccolo supplemento... nel caso in cui...

Meravigliosa attenzione, delicatezza... GRAZIE Signore!

Sorpresa ancora in questo sabato che conclude l’ottava di Pasqua: è sempre il Padre Matthieu che viene a celebrare, ma oggi è accompagnato ... Che sorpresa! Ma come fare dal momento che siamo ancora nel bel mezzo del periodo di confinamento? Non c'è problema... ci sono tutte le autorizzazioni per uscite…  e per noi, è l’occasione di far conoscere, un po’, la Congregazione…

Infine, la nostra settimana si conclude con una celebrazione piena di gioia, di semplicità...

Cristo è qui!  Con le nostre fragilità, con i nostri interrogativi... ci dice ancora una volta: «Andate in tutto il mondo. (Il mondo è qui, intorno a noi) Proclamate il Vangelo ad ogni creatura». Mc. 16/15

Srs Marie, Marie Clotilde, Nadège, Marie Paul

Mantes la Jolie, 18 aprile 2020

 

 

  1. Coda davanti al supermercato con altre persone e tempo di aerazione.
  2. S. Marie Paul
  3. Messa alla televisione
  4. Preparazione di gel idroalcolico
  5. Per il 25 marzo
  6. Domenica delle Palme
  7. Creatività / Apprendimento del lavoro all’uncinetto
  8. Ringraziamenti e incoraggiamento al personale sanitario ogni sera alle ore 20.00.
4a settimana di isolamento!
Apr 14, 2020
  

Da apostoliche, diventiamo "monastiche". Le nostre giornate sono così ben organizzate che procedono per il meglio!

La KTO, la stazione radio cristiana, ci permette di seguire le varie celebrazioni. La parrocchia, ricca di proposte, ci lega, ci collega ai parrocchiani e più ampiamente ancora.

Riceviamo anche, da Suor Susana, le proposte per vivere questa Settimana Santa in comunione con le comunità della congregazione.

Niente riunioni religiose, ma che catena di solidarietà, di attenzioni... Le telefonate degli uni agli altri non fanno che rafforzare i legami.

Anche se molto vicini nella strada, non ci vediamo, non parliamo tra di noi, applichiamo il "restate a casa".

Tuttavia, alle 20, con i vicini, ci ritroviamo alle finestre, ai balconi, per applaudire gli operatori sanitari, le persone che si occupano dei malati, così come tutti i volontari.

Anche Juliette, 3 anni, vive quel tempo con noi. A seconda delle condizioni atmosferiche il contatto si prolunga. . ..

Parlavo di giornate ben organizzate: spiritualmente, materialmente con le occupazioni quotidiane …

Questo periodo particolare di vicinanza ci permette di conoscerci, di condividere i nostri talenti, di sostenerci a vicenda, di aiutarci, di formarci a vicenda. Tutto questo tenendo conto della nostra età, della nostra salute, del nostro temperamento….

Riconosciamo di essere delle persone privilegiate. Intorno alla casa ci sono fioriture, il quartiere è calmo e piacevole.   

Allora, dappertutto, continuiamo a vivere la nostra missione di lode, di intercessione e di servizio!

 Anne-Marie, Jeanne et Jeanine

«Portiamo il nome di Figlie della Croce.
Questo nome dice il nostro radicamento nel mistero di Cristo.» (# 6)

« Nel servizio che ci è richiesto, nell’inattività o nella malattia,
dobbiamo scoprire, giorno dopo giorno, la nostra missione personale di annuncio della Buona Novella .» (# 69) ( Regola di vita)

Giorno dopo giorno

♥ Nell'arrivederci alla nostra Suor Geneviève, 96 anni.

La sua bellezza, il suo coraggio, la sua apertura al mondo, il suo dinamismo fino alla fine restano nella nostra memoria e nel nostro cuore!

Tre suore l’hanno accompagnata nel momento della sua sepoltura…

Nella sua tomba, i messaggi scritti da ogni suora della comunità, dei tulipani…

Tante famiglie vivono senza poter dire un ultimo arrivederci ai propri cari!

 

Nella prossimità a l’Ephad colpita nella persona degli operatori sanitari e dei residenti.

Sul parcheggio, veglia la statua di Giovanna Elisabetta, che ci invita a guardare Colui che ci introduce nella sua Pasqua.  Con le sue due mani posate sui bambini, ci parla di prossimità, di gesti di tenerezza.

Parcheggio riempito dalle macchine delle persone che continuano il loro servizio.

Nell’isolamento come dire loro la nostra solidarietà?

Sul parabrezza, lasciamo semplicemente un messaggio:

«Grazie per ciò che voi siete, per quello che fate.
Grazie per la vostra presenza, il vostro coraggio, la vostra dedizione.
Giovanna Elisabetta veglia su di voi!
Noi preghiamo per voi. Dite ai residenti che preghiamo per loro. 
                Le suore Figlie della Croce

 Quando capita un grave evento, partecipiamo con un piccolo gesto per le persone delle pompe funebri e una preghiera per chi ci lascia, per la famiglia!

 

♥  In preghiera con i catecumeni e la loro famiglia

«Prendo sul serio l’impegno del mio battesimo, diceva Giovanna Elisabetta»

Il 7 Marzo, i giovani catecumeni erano affidati alla preghiera della Comunità delle Figlie della Croce.

La loro foto, i loro nomi nella cappella ci ricordano i loro volti, i volti dei loro accompagnatori… la diocesi.

Li affidiamo a Santa Giovanna Elisabetta e a Sant’Andrea-Uberto.

Per posta esprimeremo loro la nostra prossimità e la nostra preghiera... Fino al giorno in cui riceveranno questo battesimo tanto desiderato!

 

♥  In una comunione universale

Universalità espressa, vissuta semplicemente, poveramente, nella comunità internazionale.

I volti della Costa d’Avorio, del Brasile, dell’Argentina danno corpo alla sofferenza di tutti i popoli esposti al dolore, alla precarietà, alla paura per la loro salute, per il futuro.

La nostra preghiera si nutre delle notizie che ci giungono attraverso le comunità ecclesiali, le situazioni sociali...

Si nutre dell'Eucaristia vissuta in comunione con la Chiesa di Aparecida in Brasile, la Chiesa della Costa d'Avorio, accogliendo insieme l'omelia dei sacerdoti di una parrocchia di Abidjan dove si trovano le Figlie della Croce. Comunione di preghiera e di speranza con le famiglie, con il cuore ferito da tante situazioni crocifisse vicine o lontane. Comunione nella fede e nella speranza!

Completati finalmente i lavori, la comunità internazionale chiamata per vivere l'accoglienza e la vita del polo spirituale era ansiosa di iniziare la sua missione.

La vivrà diversamente entrando con il mondo nel silenzio del Sabato Santo.  

Con tutte le Figlie della Croce lasciamo che gli avvenimenti stessi parlino in questo anno in cui celebriamo il bicentenario dell'arrivo delle prime suore a La Puye nella gioia e nello spogliamento!

Il tema che ci accompagna quest’anno: lo spostamento!

Fecondità della Pasqua!

 

♥  Continuiamo a vivere i legami con i giovani e gli amici di ogni appartenenza attraverso momenti di comunione fraterna. Ogni mercoledì ci diamo appuntamento per un momento di preghiera insieme che gli strumenti di comunicazione permettono.

« Annunciare così la Salvezza che viene dalla Croce,
 testimoniando la Presenza di Dio Trinità in mezzo agli uomini.»

(# 66) ( Regola di vita)

 

Possa lo Spirito del Risorto mantenerci vigilanti, Egli continui ad ispirare in ciascuno il gesto fraterno, la parola che consola, il silenzio che comunica.

 Comunità internazionale

Eccoci già nel 2020 con la prospettiva di celebrare un bicentenario!!! Allo stesso tempo, siamo nell’attitudine di ringraziamento per tutto ciò che abbiamo vissuto a Mantes nel 2019: un bicentenario ugualmente!

Sì, celebrando i 200 anni della nostra presenza in questa piccola città della regione parigina, abbiamo avuto l'opportunità di fare memoria di ciò che le nostre sorelle hanno vissuto qui: "Ogni sorta di opere buone" per "insegnare e guarire" sapendosi adattare alle esigenze e alle situazioni, a volte dolorose, che hanno fatto parte di questi due secoli della nostra storia!

È soprattutto la figura di Santa Giovanna Elisabetta che è stata al centro delle nostre celebrazioni! La nostra Buona Suora fondò qui una Comunità, nel settembre del 1819, per aprire la prima scuola comunale per le ragazze che non frequentavano ancora la scuola. Conosciamo bene il posto dell'Eucaristia nel cuore di Elisabetta. Avrebbe potuto passare a Mantes senza fermarsi alla Collegiata, senza passarvi lunghe ore di preghiera, senza vivervi l'Eucaristia?

P. Matthieu Williamson, nostro parroco, ricordandoci che "Là dove passano i santi, Dio passa con loro..." ha voluto "incidere" questo nella nostra memoria, nella memoria della Comunità cristiana della nostra città, installando nella Collegiata una statua di Giovanna Elisabetta...

Il 15 settembre 2019, una grande folla è stata invitata a camminare sulle orme di Santa Giovanna Elisabetta... per approfondire la sua conoscenza... affinché, seguendo il suo esempio, potessimo prendere "sul serio gli impegni del nostro battesimo".

L'Eucaristia, animata da molti giovani, ci ha aiutato a rendere gloria a Dio per tutto ciò che è stato vissuto qui in fedeltà al dono fatto, tanto tempo fa, ai nostri Fondatori…. Rendere gloria per tutti questi giovani, felici e dinamici, cantando con tutto il cuore Elisabetta! Rendete gloria per tutti i volontari che, con noi, accolgono e aiutano le famiglie e i bambini a crescere in umanità nel cuore della nostra città!

"Elisabetta, tu che ami i piccoli... tu ci invii verso di loro, verso i diseredati... Donaci il tuo grande cuore, donaci il tuo spirito!!!

Marie-Paul, fdlc

 

Giornata del Bicentenario: 16 novembre 2019 (Clicca qui)

Foto delle celebrazioni del bicentenario delle Figlie della Croce di Mantes La Jolie (Clicca qui)

UN TEMPO IN ARGENTINA
Jan 14, 2020
  

«Qual è la tua Buona Notizia?» Essere là… non è niente… ed è tutto!

Ci è stata posta questa domanda durante l'incontro della vita religiosa di fine novembre. Essere là, senza aspettarsi o capire nulla, senza volere o afferrare nulla. Per essere presenti, per stare con! Il Natale è il tempo del silenzio abitato, la presenza del Padre che offre.

In quella giornata, ho fatto l'esperienza di "andare in missione" per le strade a parlare di Dio. Sono rimasta sorpresa dall'attesa delle persone che ci sono venute incontro per chiedere una benedizione, per toccare la statua di Maria o per scrivere un'intenzione di preghiera.

Essere là è: condividere un pezzo di vita con le mie sorelle, le loro missioni o le loro domande. Incrociare il cammino di alcuni argentini in questo tempo di cambiamento politico. Entrare con la Chiesa d’Argentina in un anno mariano per celebrare il 5° centenario della 1a Messa e i 400 anni dall'arrivo dell'immagine della Vergine nella provincia di Catamarca.

"Questo momento presente è sempre pieno di tesori infiniti". J.P. de Caussade

A Boulogne, sono rimasta con Blanca e Karina, praticamente tutti i 2 mesi. Accompagnando Karina nelle sue lezioni, ho incontrato studenti che avevano sete di semplicità e di verità. La testimonianza sulla Thailandia, sulla mia vocazione o la mia vita ha raggiunto le loro stesse sfide. Durante un fine settimana, ho sentito la sete e la sofferenza di tutti questi giovani; le loro forze e le loro ferite. Le suore sono lì, con loro.

Si recano regolarmente a La Plata, per accompagnare l'équipe educativa nei momenti forti (Cresima, incontro con i laici, accompagnamento dei giovani...).

Nel barrio (baraccopoli) di Boulogne, ho capito a poco a poco, il lavoro minuzioso, umile e profondo delle suore. Tre volte alla settimana, Blanca raggiunge questi uomini e donne coinvolti nella droga, nella fragilità della vita familiare e nella violenza. Lì le suore sono amate e rispettate. Dopo 9 anni di presenza, i laici che sono sul posto continueranno il lavoro delle suore. Il 27 novembre, festa della medaglia miracolosa e del nome della piccola cappella del barrio; il Vescovo ha presieduto la messa, celebrata nella strada. 17 laici sono stati inviati a continuare quest'opera, presenza di Chiesa in questo luogo dimenticato dai grandi.

Ho trascorso una settimana nelle due comunità di Zárate. Prima con Carmen e Gaby, dove ho avuto la gioia di dare la mia testimonianza nella nostra scuola. Molte delle nostre sorelle hanno lavorato lì. Gaby continua a fare il collegamento. Trovarmi di fronte a piccoli di 4-6 anni per accogliere la loro canzone! Ho anche potuto parlare dell'Asia di fronte a un centinaio di giovani e a accogliere la testimonianza del loro lavoro dell'anno.

Ciò che mi ha toccato è stato il gruppo di 50 adulti che, dopo il lavoro, studiano per diventare professionisti dell'educazione o della salute. La nostra scuola permette loro di conseguire questo livello senza dover andare nella capitale. La testimonianza della Thailandia e le sfide della vita religiosa oggi li raggiungono nello stesso impegno. Lo scambio è stato molto ricco! Sono rimasta qualche giorno con Ana Ester, Isabel e Delia. Abbiamo avuto un incontro con un gruppo di laici e abbiamo visitato una baraccopoli con Isabel.

 Il progetto internazionale del volontariato in alleanza (VIA)

Lo scopo del mio soggiorno era anche di raggiungere l’équipe di redazione di questo progetto. L’équipe è costituita dalle Suore Cristina e Alicia (Serve di Maria), Rafaëla e Silvina (Nostra Signora della Compassione, che hanno l’esperienza di volontariato da 4 anni) e Karina. Le suore del Salvatore della Santa Vergine non sono presenti in America latina. Le suore hanno lavorato durante un anno. Tempo ricco di conoscenze e arricchimento reciproco. È stato preparato un progetto di una quindicina di pagine. Ecco i punti principali:

Gli obiettivi: Proporre uno spazio di missione per persone che cercano di vivere la solidarietà e costruire una società più giusta. Assicurare un appoggio alle organizzazioni locali, un aiuto sociale per popolazioni più vulnerabili.

Condizioni necessarie e impegni tra volontario e VIA: (di amministrazione, di salute, finanziarie, umane…) con un accordo reciproco

L’attuazione avviene in tre fasi: - Prima del soggiorno (Conoscenza del volontario, preparazione, formazioni per Skype e reali…) - Durante: accompagnamento, proseguimento… - Dopo: Valutazione, rilettura, un seguito con una delle congregazioni dell’alleanza?...

Questo Progetto è stato inviato a metà novembre, ai Consigli Generali dei 4 Istituti, Sr Hélène, Superiora Generale di Nostra Signora della Compassione con Sr Carmen sua assistente, ci hanno dato la loro risposta. Puerto Nero, Zárate A Partire da là, ci siamo ritrovate per 2 fine settimana in dicembre, per trovare degli strumenti di lavoro per il funzionamento del progetto: Pagina web, itinerario di formazione, griglie di valutazione, di accompagnamento, un dossier amministrativo e una tabella di marcia per i passi da compiere, prima di avviare il volontariato.

L'anno prossimo sarà nominata un’équipe di coordinamento che subentrerà all’équipe di redazione.

È stata una bella esperienza, ed ho avuto la gioia di contribuire a questo progetto di volontariato. Progetto che ho a cuore, per l'esperienza della Thailandia. Gioia anche e ancor più grande, per ciò che viviamo in alleanza, che mi invita alla fiducia: vedere oltre, al di là delle nostre realtà, piccole, semplici e povere.

Visite e relax :

Negli ultimi giorni, abbiamo visitato alcuni luoghi importanti della capitale, come la Cattedrale, che era la chiesa del Cardinale Jorge Mario Bergoglio, prima di essere nominato Papa, le strade tipiche del quartiere “Caminito” e anche la Terra Santa, primo parco a tema religioso, unico al mondo!

A La Plata, siamo andate alla Repubblica dei bambini, un villaggio per piccoli e grandi!

I 2 mesi passati con le suore d’Argentina, sono stati un tempo ricco, tempo che mi ha rimandato a quello trascorso in Italia, per conoscere ciascuna delle sorelle, la loro missione e le loro sfide.

Che cosa fanno le suore? Niente e tutto! Nel nostro mondo di oggi, e come al tempo di Santa Giovanna Elisabetta, siamo "una manciata di sorelle", vicine ai piccoli e ai poveri di oggi!

GRAZIE a ciascuna e buon anno 2020, ricco di avvenimenti!

«Dio è lo straordinario nell’ordinario della vita, perché l’ordinario siamo noi… Ciò che è straordinario, è che Dio ci ama così come siamo» Mgr Rouet

Erano 10, 20, 40, 60, 100… venuti gli uni dopo gli altri con i loro amici e i loro genitori per questo anniversario dei 25 anni di esistenza di questa Associazione di quartiere EVEIL’MAT’INS (abbreviazione di Sveglia Materna e inserimento scolastico) che porta bene il suo nome!

"Svegliati al mattino dei tuoi giovani anni, per costruire la tua personalità e diventare un protagonista della società!”

È stato lì che un giovane si è alzato nell'assemblea in festa per dire forte e chiaro a questi bambini e giovani: “Approfittate bene di quello che vi viene insegnato a Eveil’Mat’Ins. Partecipate il più possibile, uscirete da situazioni difficili e degradanti dei nostri quartieri. Seguite i consigli dei vostri genitori e degli educatori. Ho seguito il tuo stesso percorso. Ho iniziato giovanissimo ad imparare a leggere, a vivere con gli altri, a sforzarmi di seguire il giusto cammino in questo quartiere di Val Fourré. Oggi, sono in Bac + 5 (ultimo anno di liceo) grazie a tutti coloro che mi hanno aiutato. Allora, guardate, è possibile per voi!”

Un grido! Un appello! Un invito!

Nella sala, tutti gli occhi sono rivolti verso di lui, ognuno stupito da questa testimonianza! Sì, è possibile! Loro ci sono riusciti!

C'erano i genitori, e gli amici, donne e uomini, attori della festa, alcuni in cucina per piatti ben forniti, sia dolci che salati, altri come musicisti professionisti di Djembé, altri ancora come animatori di spettacoli di circo, danze, canzoni!

25 anni di Eveil’Mat’Ins, creata dalle suore Figlie della Croce in collaborazione con l’Istituto Scolastico Nostra Signora di Mantes la Jolie e gli attori sociali del distretto di Val Fourré.

25 anni di storia e di impegno a servizio dell’educazione in un quartiere giudicato difficile.  

25 anni in cui le nuove generazioni offrono ai loro figli questo luogo di crescita, di socializzazione, di educazione …

Una grande famiglia si costruisce con i veterani che prendono la responsabilità del Centro e che apportano il loro contributo come volontari.

«Eveil’Mat’Ins mi ha permesso di arrivare alla classe Terminale e sto pensando di iscrivermi a Scienze Politiche!  Sono venuto oggi per ringraziare, partecipare, essere con tutti per apportare una pietra!»

 E Tuttavia! Non è Eveil’Mat’Ins che si festeggia oggi!

Ma i 200 anni della prima comunità delle Figlie della Croce a Mantes la Jolie!

Il quartiere, la parrocchia, la gente, formano un legame imprescindibile: «200 anni della presenza delle Figlie della Croce, qui è Eveil’Mat’Ins!.... Allora facciamo festa con le Figlie della Croce!» 

Un 3o anniversario nello stesso tempo apre una Settimana di manifestazioni con le comunità interculturali del quartiere...

L’anniversario dei 50 anni della creazione della parrocchia St Jean Baptiste di Val Fourré!

La Festa continua… La Chiesa riunisce! .... La Vita circola! ....  Dio è presente!!!

 

Giubileo d’oro delle Suore
Nov 19, 2019
  

Le suore che festeggiavano nell’anno in corso il loro giubileo d’oro hanno ricevuto dal Consiglio Generale l’invito a vivere un tempo di riflessione, di preghiera, di scambio e di vita in una comunità a loro scelta.
In questa prospettiva, noi: Suor Anna Maria Pedroni d’Italia, Conchi Asensio di Spagna, Anne-Marie Iroz e Bernadette Chicotte di Francia, abbiamo ricevuto l’invito a vivere questi tempi forti.

Inoltre, Suor Susana e il Consiglio Generale hanno proposto a Suor Anne-Marie Iroz, Bernadette Chicotte e Conchi Asensio di vivere questa settimana in Italia con Anna Maria Pedroni che non poteva spostarsi a causa del suo stato di salute. Noi, Anne-Marie et Bernadette, abbiamo riposto alla proposta che ci era stata fatta, mentre Suor Conchi non aveva potuto liberarsi…
Dopo aver preso i biglietti aerei, eccoci impegnate in una bella avventura che non poteva che darci gioia e vita, nel cuore della comunità di Roma.

Al nostro arrivo a Roma, siamo state accolte da Suor Diana che ci ha accompagnate alla comunità “Accoglienza”. Suor Anna Maria e tutte le suore ci hanno riservato un caloroso “Benvenute”. E così ci siamo sentite subito parte della comunità.
Durante questa settimana abbiamo preso il tempo per la preghiera personale e comunitaria, il tempo per accoglierci reciprocamente tutte e tre attraverso scambi giornalieri.
Abbiamo preparato la formula che avremmo pronunciato durante la celebrazione eucaristica che riuniva le tre comunità di Roma.

Dopo la tavola della Parola e dell’Eucaristia presieduta da un Padre Betharramita, ci siamo ritrovate alla tavola del pasto festivo e fraterno:
Scambio di regali fra i quali una Vergine col Bambino, scolpita in Costa d’Avorio, comune alle quattro suore giubilari, che fu seguito dall’aperitivo e dal pasto finemente preparato su una tavola ben adorna!
In Famiglia Figlie della Croce, gioia, scambi e canti davano tutto il suo splendore di festa.

Durante questo soggiorno, siamo andate in pellegrinaggio, al Santuario della «Madonna del Divino Amore» patrona della città di Roma …
Nei giorni seguenti, siamo state invitate a conoscere la comunità di Ponte di Nona che vive la sua missione in un nuovo quartiere popolare in cui un po’ alla volta la comunità cristiana si organizza e la comunità di Betania che ha una missione totalmente diversa a servizio della scuola Santa Giovanna Elisabetta, della casa regionale e della parrocchia.

Abbiamo vissuto insieme, tutte e tre, questi momenti, con le nostre sorelle di Roma e quale gioia per noi tutte!

È stata una settimana di vita in «famiglia congregazione», un tempo di rendimento di grazie, un momento di vita ricevuta e donata, una immersione nella «comunità congregazione» …

Al nostro rientro, abbiamo avuto la grande gioia di incontrare Sr Conchi, a Irun, la quarta del nostro gruppo: tempo di un breve scambio sui nostri incontri e sulla gioia condivisa con Suor Anna Maria e la sua comunità.

Arricchite da questo vissuto, con ciascuna delle Giubilari e le comunità d’accoglienza, abbiamo preparato le nostre feste giubilari a Roma, in Spagna, a Ustaritz e a Igon.

Rendiamo grazie di cuore per queste celebrazioni, con le suore e le nostre famiglie.

 

 

 Possiamo concludere con queste parole:

Gioia in famiglia congregazione
Gioia con le nostre famiglie e amici
Azione di grazie per il dono della chiamata.

 

 

 

 

Come sono arrivata per una decinabdi giorni in comunità presso le Figliebdella Croce in Costa d’Avorio?
Da dieci anni, le frequento in Francia. Ho conosciuto, conosco come tutti, dei momenti di sofferenza. Mi sento sostenuta. Mi aiutano ad andare verso Cristo, verso la gioia.

Nel nostro “Gruppo Carisma”, Suor Marie de Madgala ci parlava spesso degli altri “Gruppi Carisma”
all’estero. Così mi è venuta l’idea di domandare di andare in Africa presso le Figlie della Croce.

Il mio desiderio era di passare questo tempo con le suore. Una specie di ritiro, un tempo di raccoglimento, un tempo per rifare le mie forze.

Destinazione: Costa d’Avorio. Dopo il mio arrivo ad Abidjan, andai a Korogho e a Bonieré. Là ho trovato sorelle di diverse generazioni francesi o africane. Tutte animate dalla passione di donare, condividere, accompagnare i più poveri alla maniera di Santa Giovanna Elisabetta e Sant’Andrea Uberto. Sono stata toccata dalla grande povertà, la grande miseria, gli handicap di questo paese. Per diversi anni, il lavoro, il raccoglimento, la preghiera delle suore hanno contribuito ad istituire opere importanti per rispondere a tutte queste problematiche con efficacia e sempre in una grande umiltà.

A Boniéré, ho avuto la grande gioia di incontrare il “Gruppo Carisma”. Mi hanno accolta solennemente. Ognuno ha espresso il motivo della sua presenza nel gruppo. La loro storia era commovente perché hanno conosciuto grandi sofferenze. Nel silenzio e nell’umiltà, le suore li hanno sostenuti e hanno portato conforto senza chiedere niente per loro… Essi hanno una riconoscenza incrollabile… Una persona mussulmana si è perfino convertita alla religione cattolica toccata dal loro modo di agire e dalla vita cristiana.

Nel nostro gruppo, diciamo regolarmente che ci sentiamo parte della “Famiglia Figlie della Croce”. Questo sentimento di appartenenza mi è stato rivelato in modo ancora più forte e per tutti grazie alla disponibilità, alla grande semplicità e all’umiltà delle suore. Rendo Grazie a DIO per questo magnifico regalo.

Tailandia

Intervista a Suor Rosalie
May 19, 2021
  

Posso cominciare chiedendoti chi fa parte della tua comunità?  

Ci troviamo in una piccola città chiamata « Udon Thani » situata al Nord-Est del Paese vicino alla frontiera con il Laos, dove si è stabilita la Congregazione di San Domenico, uno dei rami delle Domenicane.

La comunità è costituita da 4 suore : Sr Oliva et Sr Teresa spagnole e Sr Neyda del Venezuela e io.

In che cosa consiste la vostra missione?

Il Centro Nostra Signora del Rosario è la prima delle nostre missioni. Le suore si dedicano alla promozione delle giovani - soprattutto di quelle che corrono dei rischi nella loro vita. Il Centro è un luogo che offre un’educazione, permettendo alle giovani di continuare i loro studi che renderanno migliore la loro vita. Le giovani vengono dalla montagna e dai villaggi in cui vivono situazioni critiche e non hanno la possibilità di andare a scuola. Allora, le suore passano di villaggio in villaggio per trovare queste ragazze e dare loro la possibilità di frequentare la scuola. La zona in cui si trovano è rinomata per la prostituzione, è importante offrire loro la sicurezza del Centro.

Facciamo anche lavoro pastorale nel villaggio; il giovedì, portiamo cibo ai più poveri; in realtà, ci sono villaggi che sono molto critici e hanno bisogno di cibo. Le suore fanno progetti per avere denaro per poter aiutare come possono. Inoltre, il venerdì è il giorno in cui si va in città per portare l'Eucaristia agli infermi e alle persone anziane, che non possono più andare a Messa, e allo stesso tempo si approfitta di questo tempo per visitare i malati.   Partecipiamo anche alle attività della parrocchia, soprattutto la più giovane, che parla un po' il thailandese. Insieme partecipiamo agli incontri della Diocesi per i giovani.

Quante giovani son accolte al Centro e per quanto tempo?

Le giovani restano qui per tutto l'anno con le suore, e spesso i genitori contribuiscono alla scuola del figlio quando ne hanno i mezzi. Quando le famiglie non possono permetterselo, le suore pagano per le giovani. Le ragazze, durante l’anno, hanno appena alcuni giorni di vacanza nella loro famiglia.

Avevamo 24 giovani, ora alcune hanno finito i loro studi per continuare all’università. Quelle che vanno all’università non vengono più al Centro perché la loro mentalità è già cambiata. Allora, dopo la scuola secondaria, se proseguono gli studi all’università, continuiamo ad aiutarle, a seconda delle possibilità delle suore e  a seguirle da vicino, ma non restano più al Centro.

Quest’anno la più giovane aveva 10 anni e la più vecchia ne aveva 15.

 Puoi parlarmi un po’ della visita che fate ai malati?

Spesso, la più giovane suora ed io andiamo nelle case per fare i lavori, perché è triste, ma in Thailandia, la gente della Capitale la gente del nord come Thailandesi. Ci sono molte persone anziane abbandonate, messe da parte per lasciarle morire sole. Questo mi fa veramente male al cuore, talmente è triste da vedere, perché è un calvario quello che vivono, mentre la gente del paese non si dedica a questo. Passiamo i giovedì al villaggio per portare del cibo alla gente, vedere se ricevono le cure e, se necessario, inviarle all’ospedale.

In seguito, c’è il programma di andare a visitare i villaggi delle ragazze che vivono qui. Nello stesso tempo visitano i malati e portano loro da mangiare. Ma bisogna fare attenzione, perché se vedono che le suore si prendono cura dei malati, la gente ha la tendenza a “lavarsene le mani” e a non prendersi più cura di loro o a non più preoccuparsi di loro. Dedichiamo molto tempo all’ascolto, perché questo li libera un po’.

 Aiutate con i sacramenti?

La maggioranza al Centro sono Buddisti, solamente alcuni sono Cattolici. Li accompagniamo nella preparazione ai sacramenti. È molto raro il Battesimo e la Cresima nelle parrocchie e quest’anno ne avevamo molti: un grande avvenimento!  L’anno scorso ci sono stati solo due Battesimi e una Cresima. Quindi, quest’anno è stato veramente eccezionale.  

 Ti rivolgo una domanda personale – come stai tu?

Mi sento bene e sto bene… la sola sfida è la comprensione, perché le suore parlano soprattutto spagnolo, e un po’ di tailandese …

Altrimenti nella missione lavoriamo veramente bene insieme, e sento che fanno attenzione a me per mettermi a mio agio.

Io mi sento molto bene mi piace molto essere con gli ammalati e con le ragazze.

Se tu potessi domandarci qualcosa per aiutarti nella missione, che cosa domanderesti?

Domanderei preghiere perché Dio mi doni salute, pazienza e moltiplichi il mio coraggio.

 Terminando, hai un messaggio per le suore?

«Sì, sì!». Molte grazie per le vostre preghiere perché sento che tutte pregano per me. La preghiera mi aiuta a restare in piedi, e grazie alle vostre preghiere rimango in pace e la vita continua.

Molte grazie, sorella!

I miei saluti a tutte le suore e molte grazie per le vostre preghiere!